Betelgeuse si sta affievolendo, è tutta colpa di alcune polveri davanti alla stella

La famosa Betelgeuse ha iniziato a diventare più fioca, soggetta a un calo di luminosità senza precedenti.

Questo insolito comportamento ha dato origine a speculazioni diffuse sulla prossima esplosione in supernova della stella gigante. Secondo gli scienziati il calo di luminosità sarebbe dovuto all’espulsione di polveri dall’atmosfera stellare lungo la nostra linea di osservazione.

Un spegnimento stellare

Osservazioni di Betelgeuse effettuate il 14 Febbraio al Lowell Observatory, Flagstaff, Arizona, hanno permesso agli astronomi Emily Levesque dell’University of Washington e Philip Massey di calcolare la temperatura superficiale media della stella. Secondo lo studio relativo, in via di pubblicazione su Astrophysical Journal, Betelgeuse è significativamente più calda rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare se il recente calo di luminosità fosse dovuto a un raffreddamento della sua superficie. I nuovi calcoli supportano l’ipotesi che Betelgeuse, così come avviene per molte supergiganti rosse, abbia espulso del materiale dai suoi strati esterni. Osserviamo questo processo continuamente nelle supergiganti rosse, ed è una fase normale del loro ciclo di vita, le supergiganti rosse occasionalmente soffiano via materia dalla loro superficie, che si condensa attorno alla stella sotto forma di polvere cosmica. Man mano che si raffreddano e si dissipano, i grani di polvere assorbono parte della luce in viaggio verso di noi e offuscano la nostra visione. Secondo gli astronomi Betelgeuse è destinata a esplodere in supernova nel giro di un centinaio di migliaia di anni, quando il suo nucleo collasserà. Ma il calo di luminosità della stella, iniziato in Ottobre, non è stato considerato dagli scienziati necessariamente un segnale di imminente esplosione. Si riteneva, infatti, che una vasta quantità di polvere di nuova formazione potesse aver assorbito parte della luce stellare. Oppure che enormi celle convettive all’interno di Betelgeuse avessero trascinato materiale caldo fin sulla superficie, dove si è raffreddato prima di ricadere verso l’interno.

Confronto della luminosità di Betelgeuse tra Gennaio 2019 e Dicembre dello stesso anno.

La scoperta

Un modo semplice per verificare queste possibilità è determinare l’effettiva temperatura superficiale di Betelgeuse. Per misurare la temperatura superficiale della stella il team ha analizzato il suo spettro luminoso, con particolare riguardo all’assorbimento di luce da parte di molecole di ossido di titanio. In base ai calcoli derivanti dall’analisi spettrale, la temperatura media superficiale della stella il 14 Febbraio era di circa 3.325 gradi Celsius, appena 50-100 gradi più fredda rispetto alla temperatura calcolata nel 2004. Queste scoperte contrastano con l’ipotesi che la stella si sia affievolita per un raffreddamento dell’atmosfera. Se infatti il calo di luminosità fosse dovuto a massicce celle convettive in risalita sulla superficie, si sarebbe dovuto registrare un decremento di temperatura più sostanziale rispetto a quello osservato. Un confronto con lo spettro del 2004 ha dimostrato immediatamente che la temperatura non deve essere cambiata significativamente. Sappiamo che la risposta deve essere la polvere. Gli astronomi hanno già osservato nubi di polveri attorno ad altre supergiganti rosse e osservazioni aggiuntive potrebbero rivelare addensamenti simili anche attorno a Betelgeuse. Nel corso delle ultime settimane la stella ha iniziato a diventare leggermente più luminosa. Anche se il recente affievolimento non è stato probabilmente un’indicazione di imminente esplosione, occorre continuare ad osservare la stella. Le stelle supergiganti sono stelle molto dinamiche. Più comprendiamo il loro comportamento normale, che comprende fluttuazioni di temperatura, polveri, celle convettive, più possiamo riconoscere se qualcosa di davvero unico, come una supernova, sta per avvenire.

Le supergiganti: Betelgeuse

Betelgeuse è la seconda stella più luminosa della costellazione di Orione, dopo Rigel. Appartiene alla categoria delle supergiganti rosse, ovvero una stella in una fase già piuttosto avanzata della sua evoluzione. La sua distanza dalla Terra sino a pochi anni fa era stata stimata sui 427 anni luce, ma recentissime osservazioni radioastrometriche hanno suggerito un valore maggiore, pari a circa 600-680 anni luce. Sulla base di questo nuovo valore è stato necessario ricalcolare buona parte dei parametri stellari. In particolare il suo raggio misurerebbe circa 690 milioni di chilometri, pari a circa mille volte il raggio del Sole. Si tratta di una delle stelle più grandi finora conosciute. Se si trovasse al posto della nostra stella, i suoi strati esterni oltrepasserebbero l’orbita di Giove! La sua massa è stimata in 15-20 volte quella del Sole, pertanto, molto probabilmente, Betelgeuse concluderà la sua vita esplodendo come supernova. Adesso, i risultati di uno studio durato 15 anni e condotto da astronomi dell’Università di Berkeley, mostrano che questa stella supergigante in questo lasso di tempo ha visto diminuire il proprio diametro di circa il 15 per cento. Viste le sue dimensioni, il restringimento riscontrato corrisponde alla perdita di una lunghezza superiore al raggio dell’orbita di Venere. Osservare questi cambiamenti è stato davvero sorprendente. A dispetto della diminuzione del diametro, infatti, la sua magnitudine, che viene monitorata costantemente, non ha mostrati riduzioni significative.

Immagine di Betelgeuse presa dal sito dell’ALMA.

 

 

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