Il Superuovo

Beppe grillo e il reddito di nascita: utopia o prossimo futuro?

Beppe grillo e il reddito di nascita: utopia o prossimo futuro?

Dopo il reddito di cittadinanza si passa a parlare del reddito di nascita. Non si tratta di una proposta politica a breve termine, bensì di una predizione, non eventuale, ma manifesta. Il mondo del lavoro così come lo conosciamo oggi verrà stravolto da una tecnologia factotum e da una smisurata crescita demografica, molte mansioni scompariranno e l’uomo dovrà reinventarsi per ricercare il proprio posto nel mondo.

Interregno gramsciano

“Il vecchio muore, ma il nuovo non può nascere.” Un’ inconsapevole fase di transizione, un semplice ed inesorabile passaggio di stato, un’ evoluzione verso una più intima realizzazione personale . L’interregno gramsciano, nato all’interno di quattro claustrofobiche mura, che altro non permettevano se non un’ idealizzata analisi della realtà, testimonia lo sgretolarsi e la lenta ricostruzione. Gramsci si accorse della necessità di rinnovare, ma nonostante le modalità siano diverse, il grido di allarme rimane sempre più percepibile, un eco che dalle prigioni di Turi si divincola fino alla società post-moderna.

Il vortice dell’economia:

Cosa possiamo osservare oggi? Più cibo di quello che possiamo mangiare, più sedie rispetto a quanti posteriori si possano realmente appoggiare e più anelli di quante siano le rispettive dita. Un affannoso bisogno di produrre, un costante tentativo di giustificare la propria esistenza, offrendo il proprio lavoro ad anonimi acquirenti di sudore altrui, collezionisti di testimonianze di alienazione. Nasciamo per alimentare il grande vortice dell’economia, organizziamo noi stessi in base ai doveri e di noi non rimane nemmeno il nostro prodotto, perché consumato e sostituito da quello di qualcun altro. Questa ossessione produttivistica si concretizza nel guadagno del capitalista, che non investe però sull’uomo, ma sui mezzi produttivi. Diventiamo così semplici strumenti per la transizione verso la sostituzione della forza lavoro attiva e pensante, con quella passiva e meccanica.

La transizione:

Storicamente la rivoluzione industriale travolse la società in cui si imbattè, reinventò il tessuto sociale, creando nuove categorie, quali il proletariato. La politica si adattò alle necessità, si svilupparono le ideologie, si cercò di regolamentare il nuovo mercato, il conservatorismo si contrappose al liberismo, e poco dopo si delinearono i primi tentativi di soverchiare l’ordine costituito, con i socialisti. Oggi le modalità politiche sembrano essere ancora radicate in quel periodo storico. Il lavoro rimane la parola d’ordine, ma è ancora quell’affannoso e ingombrante lavoro, sacralizzato e costantemente al centro di esistenze sempre più simili. Tutto ruota intorno al bisogno di creare nuovi impieghi per combattere la disoccupazione, per non lasciare l’uomo vittima dell’ozio, per dargli un senso, un obbiettivo. Una illusoria scala gerarchica, con lavori di serie A e serie B, con i salari ad alimentare l’ego dei residenti nei gradini più alti e una presunta inferiorità per le più umili mansioni. Queste modalità hanno portato ad un progressivo distaccamento dalle ideologie tradizionali, testimoniato dall’astensionismo in continua crescita, a causa di un’ondata di materialismo che non affianca consapevolezza, passione e interesse al vortice economico.

La proposta:

Ciò che sembra prefigurarsi per Beppe Grillo è un nuovo umanesimo del lavoro. Un’eguaglianza che non risiede nell’ugual obbligo di produrre, a beneficio di uno stato avaro e ingeneroso, ma nel disporre di un reddito in quanto persona, che attraverso la riscoperta della meritocrazia può sviluppare se stesso grazie a ciò che sceglie di fare, senza costrizioni sociali. Aspira ad una società in cui il lavoro detenga una sfera marginale, non totalizzante, una sfera che non ingloba, non plasma e non asservisce, ma accompagna e stimola. Una scalata sociale possibile attraverso lo sviluppo dell’io, non grazie a ciò che si produce. Utopia o no non è l’unico a profetizzare la scomparsa di numerosi impieghi tra i più tradizionali. Theresa May e Angela Merkel prevedono un’evoluzione del lavoro, che non permetterà all’uomo di detenere il ruolo a cui è relegato oggi, e la possibilità di reinventarsi passa da queste riforme, che passo dopo passo dovranno trovare all’uomo nuovo il posto che gli spetta, superando questa società transitoria.
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