Battersi per il bene dell’umanità: i supereroi moderni rinnovano il mito di Prometeo

Uno dei miti più belli e più antichi della cultura occidentale trova molti riscontri e somiglianze con gli eroi dotati di superpoteri dei nostri giorni. 

Spesso è confortante immaginare che ci sia qualcuno che possa salvarci dai più grandi pericoli che corriamo. E dato che la nostra fantasia non ha limiti e punta sempre in alto, immaginiamo che questo qualcuno abbia poteri straordinari e sappia come usarli per combattere il male, le ingiustizie, le catastrofi. Per questo sono nati i supereroi, per proteggerci e per farci sentire al sicuro, sapendo che qualcuno è sempre pronto a intervenire per noi. Ma forse anche i nostri antenati, quegli Ellenici da cui discendiamo in tutto e per tutto, avevano bisogno di supereroi, magari di semidei dalle doti sovrumane che potessero combattere per loro e difenderli se necessario. E rileggendo la mitologia è facile notare quanto la figura di Prometeo, forse seconda solo a Eracle/Ercole, sia stata per i Greci un protettore, un benefattore, un simbolo di libertà, un supereroe.

Un Qualcosa in più

I nostri supereroi non sono mai uomini o donne normali. O meglio, fingono di esserlo, cercano di mascherare i loro poteri e di confondersi in mezzo alla gente come meglio possono, ma rimangono dotati di quel qualcosa in più. Una dote che nessun altro ha, che gli permette di fare gesti fuori dal comune, al limite del soprannaturale. C’è chi la ottiene per vie casuali, come il morso di un ragno per Spiderman; c’è chi invece la ottiene per suo ingegno e bravura, come Ironman; c’è anche qualcuno che ottiene la dote per via ereditaria, come Superman o Thor, con quest’ultimo che si serve anche di un oggetto carico di poteri speciali. In realtà ci sono anche eroi ed eroine che non hanno particolari poteri soprannaturali, ma che sono assimilabili ugualmente agli altri in virtù della legge fondamentale del supereroe: non conta quali e quanto grandi poteri si abbiano, ma quale uso se ne fa. Avere delle qualità, innate o autoprocuratesi, che possono fornire grandi poteri, richiede anche la saggezza e la responsabilità di usarli per un buon fine, per un buono scopo, per il bene di tutti. E non è raro che prevalga l’egoismo, per cui certe capacità fuori dal comune vengano utilizzate egoisticamente non al servizio del bene comune ma esclusivamente per se stessi. Si tratta della maggioranza dei casi dei nemici che i supereroi si trovano ad affrontare, ovvero individui della stessa natura dei beniamini (o dalle caratteristiche equiparabili) ma che tramano contro l’umanità e il suo benessere per il loro guadagno personale. Sono nemici che nessun uomo potrebbe affrontare e sperare di sconfiggere, ci vuole per forza qualcuno che possa equivalere il loro potere (se non superarlo) e che parteggi per la parte giusta, quella della pace, della libertà e della giustizia. Il supereroe è colui che, pur potendo fare pressoché ciò che vuole grazie alle sue magnifiche doti, si mette al servizio della sicurezza pubblica, protegge le persone, garantisce la sua presenza nel momento del bisogno e fa dormire sonni tranquilli, reprimendo la parte egoista che scalpita dentro di lui. Quella dei supereroi, è un’adesione istintiva alla causa umana, un affetto che non sempre è integro (anche i supereroi sono emotivamente volubili) ma che va sempre oltre la singola persona.

Prometeo mentre l’aquila inviata da Zeus lo punisce divorandogli il fegato

Da che parte stai?

La scelta dello schieramento per cui optare è fondamentale, per tutti. Lo sapeva bene anche Prometeo, uno dei più apprezzati, discussi, riletti e riportati in auge personaggi della cultura classica. Già quando i titani si schierarono contro Zeus e gli altri dei, lui scelse di stare dalla parte di questi ultimi e trascinò con sé anche il fratello Epimeteo, salvandolo così dalla sconfitta e dalla successiva punizione. Dopotutto il suo stesso nome, etimologicamente, fa capire che è molto avveduto: Prometeo, in greco antico, significa “Colui che vede (o pensa) prima“, tutto il contrario di Epimeteo, “Colui che ci arriva dopo“, diciamo così. Sapeva bene che scelte fare e da che parte stare. E in quell’occasione scelse gli dei, ragione per cui ottenne da Zeus di poter accedere all’Olimpo ogni volta che voleva. Ma egli nutriva un affetto molto particolare per gli esseri umani, che aveva plasmato lui stesso dal fango per volere del re degli dei. E quando Zeus volle cancellare con un diluvio la razza umana perché troppo corrotta, Prometeo si recò da suo figlio, Deucalione, per convincerlo a mettersi in salvo suggerendogli di costruire un’ imbarcazione di legno. Deucalione si salvò e insieme alla moglie Pirra e i due diedero inizio alla nuova stirpe umana, secondo un bellissimo mito che qui purtroppo non possiamo raccontare. Fatto sta che, oltre che per il figlio Deucalione, Prometeo provava un grandissimo affetto per il genere umano, anche se non aveva un vero e proprio motivo per sentire così forte quel legame: era un titano, con un posto sull’Olimpo tra gli dei, benvoluto da tutti i condomini della reggia divina. Ma il bene che provava per gli uomini lo spinse a tradire la benevolenza degli dei e, addirittura, a procurarsi una punizione. Perché gli dei, in particolare Zeus, avevano preso in odio gli uomini e continuavano a punirli, ad umiliarli, a renderli deboli. E questo, purtroppo, era in loro potere, un potere che nessun uomo avrebbe potuto pareggiare. Ma il titano Prometeo sì, poteva fronteggiarlo e scelse di farlo, per dare difesa, dignità e una possibilità di sopravvivenza agli esseri umani, anche a costo di subire lui stesso una punizione. Dunque vediamo: nascita e ascendenza sovrumane, poteri sovrumani (è immortale come tutti gli dei, titani e semidei, ed è ospite fisso dell’Olimpo), affetto istintivo per gli esseri umani, strenua lotta contro un nemico degli uomini per il bene di questi ultimi anche a costo di sacrificare se stesso. Se Prometeo non è un supereroe del mondo antico, poco ci manca.

Prometeo raffigurato mentre ruba il fuoco agli dei. Curiosamente in sanscrito antico (una lingua perduta mediorientale) una parola simile a Prometeo, ovvero pràmantha, indica il tipo di legno che permette l’accensione del fuoco con lo sfregamento. L’etimologia del nome, dunque, doveva contenere l’immagine del fuoco probabilmente in un sostrato linguistico più antico

L’intelletto, il bue grasso, il fuoco

Ancora prima che Zeus prendesse in odio il genere umano e decidesse di sommergerlo con piogge torrenziali per nove giorni e nove notti, Prometeo fu incaricato di distribuire agli uomini alcune qualità. Tutti gli altri esseri viventi erano dotati di pelli folte per il freddo e di strumenti di difesa e caccia. Solo l’uomo era nudo, inerme e indifeso, colpa di Epimeteo che aveva elargito troppo agli animali e alle piante senza pensare. Ma in più bisogna dire che gli dei non volevano che il genere umano avesse troppe doti, in quanto non doveva assolutamente avvicinarsi a loro come caratteristiche e capacità. Prometeo però non era d’accordo e, di nascosto, rubò l’Intelligenza e la Memoria, custodite da Atena, e le distribuì agli uomini, azione che fece arrabbiare non poco Zeus. Un fatto come questo è già importante, perché Prometeo, in questo modo, si schierava contro la sua stessa classe di appartenenza (oppressiva e in qualche modo gelosa) che sfruttava i suoi poteri per assoggettare gli esseri umani. Ma il secondo episodio accaduto è forse ancora più significativo. Bisogna sapere che, nonostante fossero creature inferiori, in origine gli uomini erano ammessi ai conviti e alle feste degli dei. E proprio ad uno di questi banchetti, tramite un inganno, Prometeo servì in pasto agli uomini la parte più succulenta del bue macellato, lasciando a Zeus le ossa ricoperte maliziosamente dal grasso dell’animale. Prometeo dunque non solo dimostrò di essere un difensore degli uomini quando gli dei li opprimevano ingiustamente, ma addirittura sembrava preferirli ai superni. Questo era un oltraggio insopportabile. Zeus, irato, lanciò una maledizione sugli uomini e li esiliò sulla terra, indifesi e deboli. Allora Prometeo di nuovo fece il possibile contro questa rinnovata ingiustizia e di notte rubò un oggetto di cui solo gli dei si fregiavano e che volevano tenere solo per sé: il fuoco, fondamentale arma di difesa, caccia, sopravvivenza al freddo, visibilità notturna che essi possedevano. Senza di esso, in pratica, era una condanna a morte certa per il genere umano. Prometeo glielo procurò e si guadagnò l’ira di Zeus, che inviò sulla terra la bellissima Pandora con il suo vaso, contenente i flagelli per l’umanità e nel frattempo punì Prometeo, colpevole di aver supportato e favorito il genere umano. Così Prometeo si ritrovò incatenato ad un altissima rupe, con un’aquila che ogni giorno lo andava a trovare per divorargli il fegato il quale puntualmente si rigenerava per rinnovare, il giorno dopo, i tormenti del titano. Prometeo dunque era arrivato persino a quello pur di combattere le ingiustizie verso i suoi amati uomini. Si è sacrificato per loro, si è battuto contro le ingiustizie perpetrate dai suoi simili contro di loro e, anche se essi sono rimasti comunque sottomessi agli dei, almeno ha ottenuto di renderli sicuri abitanti della terra, più forti delle belve e delle intemperie. Prometeo, un Superman di tremila anni fa, venuto dall’Olimpo e non da Krypton, sceso sulla terra a fare il possibile per garantire la sopravvivenza e la libertà del genere umano. Prometeo è stato, nell’immaginario antico, l’avvocato degli uomini, il sogno proibito di sentirsi un po’ simili agli dei e di sentirsi protetti, come in una sicura intercessione, da una specie di infiltrato, il “Titano buono“. Con la sola differenza che ora lo chiameremmo supereroe e che, invece che lottare contro Thanos per le gemme, lottava quasi inerme contro tutto l’Olimpo.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: