Bambini selvaggi e “Room”: quando crescere sani diventa un lusso per pochi bambini

Quando le storie di bambini vittime di abusi vengono portate al cinema.

Brie Larson interpreta Joy “Ma” Newsome nel film “Room”.

Diversi sono stati gli studi che si sono concentrati sulla crescita dei bambini in base al loro background sociale. Vediamo come la sociologia affronta questa tematica e come film quali Room” si siano ispirati a queste vicende.

“QUESTA É STANZA”

Nel film, la giovane Joy Newsome viene rapita da un uomo che decide di rinchiuderla all’interno di un capannone situato nel suo giardino. Per sette lunghi anni la ragazza vivrà la sua prigionia senza poter vedere qualcuno al di fuori del suo rapinatore, tantomeno essere assistita da parte di un medico che possa curare le sue condizioni di salute. Verrà creduta morta e così smetteranno di cercarla, ignari del fatto che la donna sia stata rapita e tenuta nascosta. Durante la prigionia lei ed il suo aguzzino concepiscono un figlio che Joy decide di chiamare Jack, che da quel giorno in poi diventerà un coinquilino della donna. Il bambino crescerà all’interno del capannone ignaro del fatto che al di fuori di esso vi sia un mondo tutto da scoprire poichè la madre, pur di non rivelargli la cruda verità di cui sono protagonisti, gli fa credere che fuori da “stanza” vi sia “cosmo” e che la televisione sia l’unico portale con cui si possono vedere altri pianeti. Quando lui e la madre verranno liberati avrà diversi problemi ad ambientarsi, applicando un mutismo selettivo nei confronti degli altri e rifiutandosi di tagliarsi i suoi lunghi capelli. Il film, adattamento cinematografico del libro Stanza, letto, armadio, specchio” è la trasposizione cinematografica di un fatto di cronaca realmente accaduto che scosse l’opinione pubblica: In Austria nel 1984 viene denunciata la scomparsa di Elisabeth Fritlz, anche se fin da subito i genitori parlano di una fuga volontaria poichè secondo loro la ragazza era entrata a far parte di una setta religiosa. Quando nel 2009 all’interno di un pronto soccorso una ragazza verrà ricoverata in gravi condizioni, la macabra storia sulla scomparsa di Elisabeth Fritlz verrà a gallaquella ragazza altro non era che la figlia della donna scomparsa concepita all’interno di una cantina in cui lei, la madre ed altri fratelli erano rinchiusi. Dopo la condanna di Josef Fritzl, padre della ragazza e dei sei figli concepiti durante la prigionia, per loro fu difficile ricominciare una nuova vita. Dopo diverso tempo passato all’interno di una clinica psichiatrica, Elisabeth ed i suoi figli incontreranno diverse difficoltà come il figlio più piccolo Felix, avendo dimostrato maggiori difficolta nell’apprendimento.

A sinistra Elisabeth Fritzl, a destra il padre Josef Fritzl.

BAMBINI SPECIALI

Un quesito che i sociologi si sono posti da sempre è quale potesse essere la differenza fra umani ed animali, e molti sono arrivati al punto che la differenza consiste nell’interazione che gli esseri umani sono in grado di avere con gli altri essere umani. Per sviluppare tutte le caratteristiche umane, le interazioni tra gli uomini devono avvenire sin dalla tenera età. A dimostrarlo sono stati i numerosi casi di bambini vittime di abusi che hanno avuto una difficoltà maggiore ad interagire con gli altri bambini. L’esempio del piccolo Jack ci dimostra come non solo l’interazione con altri bambini sia importante, ma anche quella con l’ambiente circostante, avendo vissuto per 5 anni in un capannone privo di affacci col mondo esterno. Non avendo avuto contatti umani e interazioni nella sua prima infanzia, Jack non fu capace di apprendere appieno il nuovo mondo che lo circondasse. Il sociologo Charles Horton Cooley ha spiegato come i genitori aiutano i figli a sviluppare la capacità di interagire con gli altri, sviluppando il concetto dell’io riflesso o l’idea che gli esseri umani sviluppino un’immagine di sé che riflette come gli altri interagiscono con noi. Le prime interazioni dei bambini sono quelle con i genitori, che sono le più importanti. Si sviluppa un senso del sé in base al mondo in cui interagiamo con gli altri, soprattutto quando si è giovani. Lo studioso Mead ha invece descritto in due fasi la sua teoria su come il sé si sviluppa nel tempo: La prima è la “Fase del gioco”, dove i bambini nascono con la capacità di pensare a sé stessi come individui con un sé, ma quando crescono imparano ad assumere gli atteggiamenti che gli altri hanno verso di loro. Infine vi è la “Fase del gioco di squadra”, dove il bambino comincia ad assumere il ruolo di un gruppo di persone contemporaneamente, piuttosto che i ruoli degli individui separatamente, sviluppando così un sé nel senso pieno del termine.

I MOWGLI DEL XX SECOLO

Abbiamo appurato come per i bambini sia fondamentale crescere in un ambiente sano dove vi sia la possibilità non solo di interagire con i vari membri della famiglia, dal padre alla madre, ma anche di interagire con altri bambini della loro età, bambini con cui condividere la stessa visione del mondo. Se anche uno solo di questi elementi viene a mancare, come l’assenza prolungata dei genitori o la mancanza di coinvolgimento del bambino all’interno di luoghi sociali, le probabilità che il bambino possa sviluppare una forma di chiusura restano molto elevate. Nei casi più gravi come quello di Victor, caso reale di trovatello che visse nei boschi sviluppando comportamenti simili a quelli degli animali poiché erano gli unici con cui potesse interagire, a quello di Jack, storia semi fittizia poiché ispirato dalle vicende reali dei bambini nati dal rapporto incestuoso fra Elisabeth Fritlz ed il padre, che nacque e crebbe in un capannone fino al giorno del suo quinto compleanno. Ma la vera domanda è: questi bambini possono essere un potenziale pericolo o sono solo vittime di adulti che hanno lasciato un segno indelebile nella loro crescita? Che questi piccoli Mowgli abbiano bisogno di assistenza è innegabile, ma che gli adulti che hanno mancato nel ruolo di genitori debbano pagare è sicuramente indiscutibile.

 

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