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Backpacking: come vivere al meglio lo spazio intorno a noi in quarantena, grazie al Romanticismo

Backpacking: come vivere al meglio lo spazio intorno a noi in quarantena, grazie al Romanticismo

Tempi strani quelli del Coronavirus. La pandemia ci porta, attraverso l’isolamento, ad una riflessione sul nostro modo di intendere e di vivere lo spazio.

 

 

Un planisfero che raffigura lo spazio nel quale ci muoviamo.

 

 

 

Il lockdown attuato dai vari Paesi nel mondo ha ovviamente comportato una limitazione agli spostamenti e, soprattutto, al nostro spazio quotidiano, oggi ridotto alle quattro mura domestiche. L’esperienza diretta di questa necessaria costrizione, genera in noi dei sentimenti e delle considerazioni sul nostro rapporto con lo spazio. Di seguito le mie.

Una nuova situazione di vivere lo spazio:

L’uomo, durante il corso della storia, si è progressivamente appropriato del territorio conferendogli un valore economico. Gli effetti collaterali di questo processo sano molti (fin dall’antichità, disuguaglianze; solo recentemente i cambiamenti climatici, ecc..).

Il progresso ha portato quindi ad un’estensione dello spazio accessibile ad ognuno di noi, ma anche ad una sua commercializzazione sotto tutti gli aspetti, dallo sfruttamento delle sue risorse alla classica vacanza turistica.

Si può dire che la libertà di movimento sia un aspetto caratterizzante la nostra società: mezzo aeroplano possiamo raggiungere, in sole 12 ore, l’altro capo del mondo. In un certo senso, dunque, lo spazio non è più misurato in chilometri o in miglia, ma in denaro. E’ infatti in base al costo del biglietto che una destinazione ci risulta (o meno) raggiungibile. A porsi come ostacoli non sono più le distanze, bensì le nostre “tasche”.

La situazione attuale inoltre ci porta a fare ulteriori osservazioni legate allo spazio, questa volta a proposito di natura ed ambiente.

Hanno ormai fatto il giro del mondo le immagini diffuse da NASA ed ESA nelle quali vengono messe a confronto varie aree geografiche del globo, dall’India alla Pianura Padana, evidenziando il netto decremento di inquinamento dell’aria seguito alle misure restrittive adottate dai vari governi.

I problemi qui esposti suggeriscono che, nel corso degli anni, la volontà dell’uomo sia stata quella di distaccarsi dalla natura, piuttosto che di cercare una connessione più profonda ed armonica con essa. Che cosa può insegnarci la filosofia a riguardo? 

 

 

La ricerca di un rapporto migliore tra uomo, spazio e natura, è iniziata più di duecento anni fa con il Romanticismo:

Da sempre l’uomo è parte integrante della natura (nonostante abbia costantemente tentato di elevarsi al di sopra di essa) e nel corso della storia varie scuole filosofiche hanno cercato di interpretare questo legame. In questo nostro breve articolo ci focalizzeremo su una corrente filosofica facilmente riconducibile ai nostri tempi.

Nato in Germania ed Inghilterra alla fine del XVIII secolo durante un periodo segnato, come quello attuale, da cambiamenti e rivoluzioni mosse dalla grande fiducia riposta nella tecnologia, il Romanticismo si sviluppa nell’ambito artistico e filosofico all’inizio del secolo successivo. Questa corrente ha un atteggiamento differente da quello dell’Illuminismo, il quale ha portato alla realizzazione delle due grandi rivoluzioni dell’epoca (quella Industriale e quella Francese). I Romantici infatti sostituiscono il sentimento alla ragione (fulcro del pensiero illuminista), che non era riuscita a dare una spiegazione efficace a quanto stava accadendo all’epoca. Si passa perciò dall’oggettivismo della ragione al soggettivismo dell’irrazionalità, esprimendo così il disagio dell’intellettuale (che oggi potremmo dire di tutti gli uomini) che si trova costantemente a confronto con la quotidiana esperienza della distanza, tra l’amore per la perfezione visto come un obbiettivo perenne, ed un presente problematico ed imperfetto dal quale non è possibile evadere. Questa esperienza porta alla produzione del famoso stato d’animo di origine tedesca chiamato “Sehnsucht”. Da un punto di vista prettamente filosofico si assiste ad una ripresa dei modelli meccanicistici di Spinoza e finalistici organici di Leibniz. L’immagine della natura romantica è quindi una sintesi di questi due modelli: un infinito a stampo Spinoziano e un finalismo con le vedute di Leibniz. Essa viene raffigurata come infinita ma unitaria, guidata da una forza polare in continuo movimento. E’ questa forza ad indicarci il pensiero e la volontà dell’uomo (non a caso Nietzsche ha inserito il suo Zarathustra nel mezzo della natura) di perfetta armonia con l’universo. Espressione di Dio, la natura è vista come fonte di verità e l’uomo vi si identifica e vi si immerge alla ricerca della pace.

Nonostante la grande sensibilità che dimorava negli animi degli intellettuali dell’epoca, l’umanità ha poi proseguito per una strada ben differente: quella dell’estraniazione dalla natura in favore di un’elevazione dell’uomo. Chiudo l’argomento Romanticismo riassumendo che è solo nell’osservazione della natura e nella ricerca del sentimento che essa può offrire attraverso i suoi panorami, che possiamo realmente capire il nostro ruolo, crescere a livello individuale e giungere infine ad una verità pratica che fornisce quella comprensione che tutti noi cerchiamo. 

 

Due backpackers nel parco naturale del Gran Canyon negli Stati Uniti.

 

 

Romanticismo 2.0, il Backpacking:

Come ci insegnano gli studiosi, la nostra epoca è stata contraddistinta dall’inquinamento e dalla distruzione degli habitat naturali. Significa questo forse che il sentimento del “romantico” non esiste più? Oppure è sopravvissuto sotto altre forme? Come spesso accade non esiste un’unica risposta. Una plausibile però è sicuramente individuabile nel backpacking.

Molto diffuso nel nord Europa e, negli ultimi tempi, anche in Italia, il backpacking è una manifestazione trasformatasi in fenomeno, un modo di viaggiare, zaino in spalla e via verso la scoperta dell’ignoto. Prevalentemente diffuso tra i giovani, riguarda chiunque senta il bisogno di fermarsi per qualche tempo ed uscire dall’alienazione che la nostra società occidentale ci porta a sperimentare attraverso le sue corse e le sue dinamiche. Una maniera completamente differente di intendere il viaggio rispetto alla comune vacanza moderna, un vecchio modo di conoscere gli spazi ed i luoghi del nostro mondo torna oggi ad essere attuale. L’impulso che porta a tale cambiamento di rotta è dato dalla curiosità e dallo spirito di avventura. È un modo di viaggiare a budget volutamente limitato così da abbattere le barriere invisibili create dal denaro, favorendo la genuinità e la naturalezza dell’esperienza. 

Il backpacking è una risposta attraverso il viaggio, un modo per ripristinare un collegamento con la natura attraverso la sua conoscenza per esperienza diretta e l’esplorazione di quello che potremmo definire “l’infinito-finito”. La ricerca di una crescita personale per poi tornare al mondo che si era abbandonato, ma vivendolo con nuovi occhi e consapevolezza.

E’ proprio in un momento come questo che stiamo vivendo, che sarà per molti versi un nuovo punto di partenza, che si rende opportuno parlare di ciò, in maniera tale che nel prossimo futuro, quando saremo pronti a ripartire, potremo prendere in considerazione anche questa strada come scuola per nuove esperienze. Per quanto attinente al viaggio, il backpacking può diventare – come fu per il Romanticismo – anche una chiave di lettura per l’interpretazione del mondo. Il viaggio fa parte della vita stessa, è una maniera di esprimersi e di vivere allontanandosi dal superfluo del consumo. I ritmi rallentano, in quanto è indispensabile abbandonarsi al fluire del tempo che il luogo visitato richiede. Questo tipo di viaggio non è finalizzato ad una conquista dello spazio visitato, al “io sono stato qui”, bensì ad un’intesa profonda tra il viaggiatore venuto da lontano ed il luogo di visita. L’aspetto più importante del backpacking è la connessione con la natura autoctona del posto, che si trasforma però in una natura assoluta, in quanto dalla conoscenza dell’esterno si può conoscere meglio l’interno di se stessi. L’uomo attraverso questa esperienza accresce se stesso, perché proprio come nel Romanticismo si perde per ritrovarsi, capendo di essere effettivamente parte del mondo, un suo abitante e di rappresentarne una piccola ma importantissima parte per poter creare quell’armonia indispensabile alla continua esistenza di entrambi.

In conclusione, il dramma che stiamo noi tutti vivendo ci può portare a fare considerazioni riguardo al nostro modo di intendere lo spazio e la natura, dato che negli ultimi due mesi ne siamo stati interdetti e confinati esclusivamente alla rispettiva abitazione. Oggi più che mai, abbiamo voglia di uscire e (ri)scoprire il nostro meraviglioso mondo.

Poi, ammettiamolo, prendere ed andare alla scoperta del mondo ha sempre un che di romantico. 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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