1991, Cagliari. Il dottore Ferdinando Aiuti stava partecipando ad un congresso in occasione di una fiera in città.
Poco tempo prima era veicolata su diverse testate giornalistiche la teoria che l’AIDS potesse essere trasmessa anche attraverso un semplice bacio. E così, in occasione di quel congresso del 1991, Ferdinando baciò la propria paziente sieropositiva Rosaria Iardino.
Quello fu un gesto esemplare contro l’ignoranza, contro l’incapacità innanzitutto dei giornalisti di riuscire a scoprire e divulgare la verità senza creare allarmismi generali soprattutto in un periodo storico come gli anni ’90 quando non si era ancora del tutto certi delle cause e delle modalità di trasmissione della malattia.

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Il simbolico bacio tra il medico Ferdinando Aiuti e la paziente Rosaria Iardino, 1991.

Inutile dire che l’immagine fece il giro del mondo: in alcune nazioni il gesto di Aiuti sconvolse l’opinione pubblica ancora legata ai precetti per cui uno scambio di saliva potesse causare l’AIDS. In altre zone, come l’America, l’immagine simbolo stimolò i vari gruppi di ricercatori i quali, dinanzi a tale atto di coraggio, iniziarono a comprendere che le modalità di trasmissione dovessero essere ben altre.

Struttura del virus HIV

Nel 1983 diversi team di ricerca riuscirono ad isolare il virus responsabile dell’insorgenza dell’AIDS. Tra le persone celebri coinvolte in tale scoperta troviamo due premi Nobel per la medicina, Françoise Barré-Sinoussi e Luc Montaigner.
Il virus dell’immunodeficienza umana è di forma sferica e caratterizzato da due membrane esterne di cui si riconosce un capside a forma di cono ed un pericapside (nella zona più esterna) dove sono presenti le glicoproteine virali. In particolare gp120 permette il riconoscimento delle cellule umane capaci di replicare il virus mentre gp41 permette il processo di fusione delle membrane garantendo il rilascio del materiale genetico nell’ospite.
L’HIV è un retrovirus. Di conseguenza l’acido nucleico sarà RNA il quale viene poi convertito in cDNA (complementar DNA) da parte dell’enzima trascrittasi inversa. Alcune particolari proteine tradotte da tale materiale genetico quali le integrasi o le proteasi permettono l’inserimento del cDNA virale nel DNA della cellula infettata e la formazione di sostanze proteiche utili per la produzione di nuove copie del virus.

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Sezione del virus HIV.

AIDS: contagio e incubazione dell’ospite

L’AIDS, detta comunemente sindrome da immunodeficienza acquisita, è una grave malattia causata dal virus HIV precedentemente descritto. Il sistema immunitario dell’ospite infetto inizia a subire un processo di indebolimento che comporta l’insorgenza di malattie secondarie opportunistiche che riescono ad avere la meglio sul nostro organismo.
Nel 2007 si è stimato che le persone affette da tale malattie fossero circa 33 milioni di cui 2.5 milioni erano bambini sotto i 15 anni.
Il contagio avviene prevalentemente attraverso sacche di trasfusione contaminate, trapianti di organi da donatori infetti, ferite con strumenti quali aghi per tatuaggio, siringhe non sterilizzate ed utilizzate da molteplici persone. Al giorno d’oggi la maggior parte delle nuove infezioni del virus dell’HIV avviene attraverso rapporti sessuali non protetti. Le secrezioni prodotte dagli organi sessuali durante il processo copulativo possono potenzialmente avere una carica virale elevata che dunque può causare il contagio. Altri casi possono essere l’infezione del feto a livello del sangue trasmesso attraverso il cordone ombelicale o attraverso l’allattamento da parte della madre sieropositiva.

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Il primo dicembre di ogni anno viene indetta a livello globale la giornata contro l’AIDS. Il fiocco distintivo è di colore rosso ed è un’iniziativa mirata a diffondere la conoscenza riguardo ai temi associati all’HIV e alle forme di contagio.

Il primo stadio del contagio da HIV è detto infezione acuta: il virus non trova alcun ostacolo per la replicazione ed il quantitativo di RNA presente nelle cellule cresce vertiginosamente. Nel caso della trasmissione per via sessuale il virus inizialmente si stanzia nei tessuti vaginali o rettali per poi spostarsi ai rispettivi linfonodi quando la carica virale è divenuta sufficientemente elevata. Questa fase è latente e subdola da un punto di vista sintomatico siccome spesso si presenta con le stesse caratteristiche di una comune sindrome influenzale: febbre, rash cutanei e linfonodi ingrossati.
La seconda fase, detta di latenza clinica, è dovuta ad una reazione del nostro sistema immunitario il quale produce anticorpi anti-HIV e linfociti citotossici per ridurre al minimo la carica virale. La presenza di anticorpi anti-HIV viene rilevata attraverso il test ELISA che permette dunque di definire la sieropositività o meno del soggetto ospedalizzato.
L’ultima fase, quella dell’AIDS conclamato, vede la ricrescita della carica virale con un continuo indebolimento della produzione di linfociti. Al di sotto di una soglia minima il nostro organismo non riesce più a proteggersi neanche dagli agenti patogeni più innocui causando molte complicazioni cliniche che spesso conducono il soggetto alla morte.

Roberto Parisi

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