In molti dei paesi odierni, il passato imperiale ha intrapreso diversi sviluppi nella sensibilità e nelle menti dei cittadini. Stesso in Italia rimpiangiamo la caduta dell’Impero Romano, quando Cesare dominava i barbari transalpini e l’Italia era il centro del mondo conosciuto. Mentre in Inghilterra il passato imperialista viene oscurato, vista la brutalità della colonizzazione e la divisione del Medio Oriente che ha portato a molti dei conflitti di oggi, compresa la faida israelo-palestinese. E poi vi è l’Austria, che non solo è affranta per la caduta del proprio impero asburgico, ma punta il dito contro la cattiveria nazionalista italiana del XIX secolo, quando il Bel Paese perpetuò una ‘guerra di aggressione’ contro Vienna.
Questo è almeno quello che viene incluso nei nuovi libri di scuola media all’inizio del nuovo anno scolastico. Ricordiamo che il presidente, Sebastian Kurz, ha già offerto ai cittadini altoatesini la possibilità di divenire cittadini austriaci ed è da poco tornato a far parlare di sé riguardo l’estensione della sfera d’influenza austriaca in Sud Tirolo. Oltre ad altri precedenti non molto amichevoli, come la minaccia di stazionare l’esercito al Brennero per racimolare qualche voto in più. La manipolazione della storia da insegnare nelle scuole è solo un ulteriore passo di un atteggiamento tanto aggressivo quanto infantile da parte di Vienna.

Una vera e propria manipolazione della storia
Senza girarci troppo attorno: nei nuovi libri è estremamente visibile il loro rancore di anni e anni di sconfitte subite dallo Stivale. Dalla metà dell’800 in poi l’unico modo che hanno avuto di non essere travolti sul campo di battaglia è stato l’allearsi con l’Italia fascista (anche se sotto il diretto dominio di una Berlino nazionalsocialista). Anche se comunque – come la storia insegna – non ne è uscita vittoriosa. Che siano state le guerre d’indipendenza o la grande guerra, Vienna si è sempre vista in difficoltà sul fronte Sud.
In un articolo de La Stampa troviamo tre esempi. Netzwerk Geschicht non riporta alcun dato dei moti di resistenza contro lo sfruttamento austriaco delle terre dominate in Italia. Vengono evidenziate solo le date più tarde come la proclamazione dell’unità, la breccia di Porta Pia o, persino, i Patti Lateranensi. Il tutto coronato da una domanda non poco provocatoria: “Austria, Francia e Gran Bretagna possono vantare una lunga storia. Da quando esiste lo Stato italiano?”. In Geschichte live è invece riportato come il ‘virtuoso’ Kaiser Francesco Giuseppe e il suo generale, Radetzky, erano odiati in Nord Italia solo perché avevano fatto fallire le aspirazioni di unità degli stati italiani. Ovviamente non perché Radetzky assediò Venezia per un anno e ne lasciò morire la popolazione in preda alla fame, al colera e alle cannonate.
Ancora, in VG3 Neu troviamo scritto che il vero obiettivo dei leader del Risorgimento non solo era di natura individuale ed economica, ma anche quello di dividere l’impero asburgico. Le altre potenze, poi, isolarono la povera Austria, appoggiando il Piemonte e battendo il suo esercito male organizzato a Magenta e Solferino. Non fa nulla che in realtà a Magenta e Solferino si combatté per l’ultimatum di demilitarizzazione imposto al Piemonte e che gli austriaci persero solo grazie alla superiorità tattica francese. I poveri Austriaci erano vittime di una cospirazione contro il loro idilliaco impero, tollerante e lontano da qualsiasi sfruttamento e oppressione in Ungheria o nei Balcani.

Ma tutto ciò si fa ancora più inquietante in Baustenie. Il libro di testo è infatti targato Öbv, la casa editrice di stato. Non si cerca neanche di nascondere il sentimento filomonarchico. Stando alle parole del libro, il congresso di Vienna riportò l’ordine e il potere ai principi regnanti che avevano diritti ereditari a governare sui popoli che, a detta loro, erano solidali con i propri governanti. Poi, però, il nazionalismo rovinò tutto.
Messa così, l’idea che in uno stato potessero coabitare solo persone che condividono lo stesso corredo culturale e passato storico fece degli austriaci dominatori una minoranza etnica vittima dell’estremismo nazionalista italiano. Cosa non esistente nel magnifico e multiculturale impero asburgico, tollerante verso tutte le minoranze, ovviamente. Tutto ciò seguito dalla foto di una manifestazione di estrema destra in Germania in cui si legge su uno striscione: “Nazionalismo al posto della globalizzazione”. La comparazione è chiara: il Kaiser è buon globalista e gli italiani dei fascisti nell’anima, anche prima che Mussolini si montasse la testa.
Non solo politica, purtroppo
Quasi un colpo basso, dato che l’Italia si schierò contro le sanzioni economiche all’Austria di Jörg Haider nel 2000. Ma al contempo, in piena linea con le politiche dell’Österreichische Volkspartei (ÖVP), tradizionalmente in coalizione con il partito populista e conservatore Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ), il cui leader era il controverso Jörg Haider stesso. A distanza di 18 anni la politica estera austriaca sta ancora dimostrando di essere estremamente nazionalista (nonostante le accuse di nazionalismo sono nei nostri confronti). Oltre alla politica, lo squallidume di questa mossa risiede nell’influenza che queste nozioni avranno sui ragazzi, specialmente in un’età come quella delle scuole medie.
Su una nota più personale, essendo stato stesso io uno studente in scambio all’estero, posso solo immaginare quanto alta potrà risultare la barriera del pregiudizio. Specialmente in un contesto internazionale dove gli studenti e lavoratori austriaci troveranno le loro controparti italiane. Purtroppo su ciò si possono fare solo delle congetture, ma di sicuro non si vede un futuro cooperativo all’orizzonte.
Marco Rossi