Australia: il requiem delle generazioni rubate raccontato da Nicole Kidman e Hugh Jackman

In pochi conoscono le vicende che riguardarono le Stolen Generations (le “generazioni rubate”), uno dei capitoli più bui della storia dell’Australia. Ma questi bambini, per sempre rubati alle loro vite, sono stati ricordati da Baz Luhrmann in un film capolavoro.

Nullah (Brandon Walters), un bambino delle generazioni rubate, in una scena del film

“Vuoi sentire una storia? C’è una ragazza e c’è una specie di… un uomo magico. Questa storia si svolge in una… in una terra lontana.” – Lady Sarah Ashley (Nicole Kidman) a Nullah (Brandon Walters) in una scena del film

Con il termine generazioni rubate vengono indicate le storie di quei bambini aborigeni australiani che, per oltre un secolo, vennero forzatamente allontanati dalle proprie famiglie, a causa di alcuni provvedimenti stabiliti dai governi federali. L’apparente intento politico di questi sequestri, a cui collaborarono anche diverse missioni religiose, era quello di rieducare i ragazzi autoctoni dello stretto di Torres, reinserendoli e manipolandoli affinché assorbissero a pieno la cultura “dei bianchi”. Queste brutalità, di cui pochi sono a conoscenza, sono al centro della denuncia sociale attuata dal penultimo film del regista Baz Luhrmann: Australia.

Australia: una terra sconosciuta

Australia racconta la storia di Lady Sarah Ashley (Nicole Kidman), una nobildonna inglese che, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, giunge nell’omonimo Stato per vendere una proprietà terriera in rovina, appartenente al marito. In poco tempo Sarah viene a conoscenza di alcuni traffici illeciti di un suo dipendente, Neil Fletcher, che avevano minato i profitti della loro proprietà, facendola fallire. Decide allora di porvi rimedio, aiutata dal mandriano Drover (Hugh Jackman), di cui si innamorerà, e da Nullah, un bambino aborigeno mezzosangue. Con l’arrivo della guerra, tuttavia, quest’ultimo viene allontanato, insieme ad altri bambini, da una missione religiosa, poiché figlio di un uomo bianco e di una donna autoctona. Sarah e Drover lotteranno contro tutto e tutti pur di ritrovarlo.

Sarah, Drover e Nullah in una scena del film

Nullah, un bambino delle generazioni rubate

Sicuramente il film Australia racconta una storia d’amore, profonda e passionale. Ma, accanto alle vicende che interessano Lady Sarah Ashley e Drover, la pellicola denuncia una capitolo del passato dell’Australia che in pochi conoscono: quello delle generazioni rubate, di cui fa parte anche Nullah. Durante la narrazione, infatti, veniamo progressivamente a conoscenza dell’Australia del ventesimo secolo, una terra colonizzata profondamente razzista, che rinnegava gli abitanti aborigeni autoctoni. Questi ultimi furono vittime di molteplici tipi di violenze, volte a sminuirli e rinnegarli, che si concretizzarono infine con il tentativo di prevenire qualsiasi tipo di mescolanza. Dal 1869 iniziarono poi gli allontanamenti forzati dei bambini con sangue misto, che durarono per oltre un secolo. Questi, dopo essere stati strappati alle loro famiglie, venivano “rieducati” secondo la cultura colonizzatrice, che tentava di privarli della loro identità tradizionale. Una brutalità che toccò a milioni di bambini, separati per sempre dalla loro casa e dai loro valori.

I bambini allontanati per sempre dalle loro vite

Le generazioni rubate: generazioni che sono state dimenticate

Ma come mai una tale violenza è capitata a bambini e popolazioni del tutto innocenti? Purtroppo ancora oggi, nonostante gli allontanamenti siano andati avanti in alcune regioni fino al 1970, non sappiamo con esattezza cosa abbia spinto il governo australiano a distruggere milioni di famiglie, strappando i figli dai propri genitori. Ma pare che, sfortunatamente, ancora una volta, vi sia alla base un caso di xenofobia e odio razziale, da parte dei coloni bianchi che si appropriarono dei territori nativi. Questi infatti, intimoriti dalle crescenti unioni tra uomini non aborigeni e donne locali (spesso tramite atti di violenza sessuale), imputarono ai bambini con sangue misto colpe che non avevano, istituendo nuovamente l’aberrante ideale di una razza pura. L’intento era dunque quello di “rieducare” i bambini, inserendoli nella nuova cultura locale e allontanandoli così dalle proprie origini, con il pretesto di garantirgli, come scusante, una vita migliore e più agiata. Una vita che, in realtà, privandoli della propria libertà e della propria famiglia, era solamente dolorosa e inumana. Un orrore che è andato avanti per più di cento anni ma che oggi, ancora, in pochi conoscono. Ma a cui, Australia, vuole rendere omaggio.

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