Il Superuovo

Arte, sessualità, indignazione e provocazione: 7 opere d’arte che scandalizzano critica ed opinione pubblica

Arte, sessualità, indignazione e provocazione: 7 opere d’arte che scandalizzano critica ed opinione pubblica

Ci sono limiti che gli artisti non possono superare?

Piero Manzoni, “La Merda d’artista”

“Adesso gò da dì na roba che farà incaszare qualcuno”, così inizia di solito alcuni suoi discorsi il governatore del Veneto Luca Zaia nelle sue improbabili e satirizzabilissime dirette Facebook; ma questa frase, sebbene bassa e dialettalmente inopportuna visto il contesto istituzionale, può riassumere il tema proposto da questa lista: ci sono limiti che gli artisti non devono/possono superare?

1. L.O.V.E.

Vagabondando per Milano si finirà prima o poi innanzi a Palazzo Mezzanotte, la sede della borsa di Milano: Piazza Affari, lì possiamo ammirare una grossissima scultura rappresentante un “dito medio”, il gesto internazionale per “vaffa”, e no, non lo scolpì Beppe Grillo, ma Maurizio Cattelan, noto scultore un po’ Bohemienne e provocatore, fatto sta che scolpì un saluto romano con le dita mozzate tranne il terzo davanti ad un edificio risalente al Ventennio Fascista, per denunciare le malefatte della classe dirigente e speculatrice racchiusa nell’alta finanza.

“L.O.V.E.” Maurizio Cattelan

2. Il Giudizio Universale, Michelangelo

Come tutti sappiamo, una parete della cappella Sistina è occupata dall’affresco del Giudizio Universale, non allego la foto perché già se la fecero i Ferragnez davanti all’opera, quindi ora, tutti, quasi per miracolo, conoscono questo affresco, in cui Michelangelo dipinse un Cristo imberbe (e già ciò suscita scandalo, poiché l’iconografia cristiana tradizionale impone il Cristo barbuto) in atto di giudizio verso le anime, le quali perlopiù vennero rappresentate dal maestro fiorentino con le “grazie” al vento, cosa che destò grandissimo scandalo verso le autorità religiose, così tanti nudi in un affresco nella sala del Conclave era inconcepibile, ed infatti, Pietro Aretino, noto intellettuale e critico dell’epoca disse:

…È possibile che voi, che per essere divino non degnate il consortio degli huomini, haviate ciò fatto nel maggior tempio di Dio? sopra il primo altare di Giesù? ne la più gran capella del mondo, dove i gran Cardini de la Chiesa, dove i Sacerdoti reverendi, dove il Vicario di Christo con cerimonie catholiche, con ordini sacri e con orationi divine confessano, contemplano et adorano il suo corpo, il suo sangue e la sua carne?…

Parole ingenerose per uno dei più grandi tesori artistici che l’umanità possa vedere ed apprezzare, ah sì, le alte cariche vaticane assunsero un artista di bassissima caratura per coprire con dei veli i genitali dei personaggi della scena, Daniele da Volterra detto “il Braghettone”.

3. L’Origine du monde, Gustave Courbet

Il realismo di Courbet fu scandaloso a prescindere, poiché egli, abituato a rappresentare le cose così come sono, con realismo quasi fotografico; Courbet non fu amante dell’idealizzazione, e così egli dipinse l’Origine du Monde, un dipinto che suscitò, ed ancora suscita indignazione, la rappresentazione quasi brutale in primo piano di un organo genitale femminile: inutile dire che il dipinto da subito fu considerato scandaloso, non solo per il realismo ma anche per il soggetto in sé, financo il collocare il dipinto fisicamente in secondissimo piano rispetto alle altre opere appartenenti della collezione del Musée d’Orsay.

4. La Morte della Vergine, Caravaggio

Caravaggio dipingeva fotografie, si perché il realismo raggiunto nelle sue opere sfiorava la perfezione assoluta, quella perfezione che alla sua epoca pochi apprezzavano, poiché nelle sue magistrali opere mancava totalmente l’idealizzazione tanto amata dai critici classicisti della fine del ‘500 e dell’inizio del ‘600: non c’è l’abbellimento, abbiamo la realtà nuda e cruda ed in particolare nella Morte della Vergine, l’inerme protagonista appare in forme totalmente umane, nessun tratto di divinizzazione, e per di più la modella usata per rappresentare la Vergine, era una prostituta morta annegata nel Tevere, cosa di più scandaloso? L’opera fu rifiutata dagli stessi committenti, che ebbero l’intenzione di collocarla nella Chiesa di Santa Maria della Scala a Roma; fu acquistata dal Duca di Mantova su segnalazione di Rubens.

“La Morte della Vergine”, Caravaggio, particolare

5. The Nona Ora

Cattelan è piuttosto famoso per le sue rappresentazioni al limite dello scandalo, realizzò ad esempio dei manichini di bambini appesi per il collo ad un albero, in segno di provocazione, cosa che valse ad un passante indignato una capatina all’ospedale nel tentativo di rimuoverli arrampicandosi sull’albero e cadendo da esso.

Ma l’opera in questione qui è un’altra: the Nona Ora, una scultura iperrealistica che raffigura Giovanni Paolo II colpito da un meteorite: cosa che destò grandissimo scandalo, immagine che fu giudicata blasfema all’eccesso; probabilmente inutilmente, poiché essa potrebbe avere un’altra chiave di lettura: Wojtyla fu un Papa caparbio, gli spararono e perdonò l’attentatore, si ammalò di Parkinson e non fermò i suoi viaggi apostolici, nemmeno l’essere colpito da un meteorite lo avrebbe potuto fermare insomma, ma a colpo d’occhio parte della comunità Cristiana si indignò, forse senza troppe ragioni.

“The Nona Ora”, Cattelan

6. Egon Schiele

Sì lo so, è il nome di un artista e non di un’opera in particolare, Egon Schiele era solito a rappresentazioni sessuali molto spinte: nonostante gli anni in cui operò fossero di maggiore apertura mentale rispetto al secolo precedente, le sue rappresentazioni di nudo e sessualità così forti fecero imbestialire critici e personalità in voga del panorama artistico, ma a quanto pare facevano impazzire il pubblico, poiché solo la di lui morte prematura lo fermò.

Nelle opere di Schiele, non ci si limitava al nudo spinto, ma a veri e propri atti sessuali e di masturbazione; i disegni erotici di Schiele gli valsero accuse e dicerie, compresa quella (rivelatasi infondata) che sequestrò e sedusse una sua modella minorenne, cosa che gli valse nel 1912 anche  un breve arresto.

“Nudo femminile”, Egon Schiele, 1914

7. La Merda d’artista

Nel 1961, due anni prima della sua morte, Piero Manzoni produsse 90 scatolette di quelle che si usano per la carne in scatola, con l’etichetta che riportava il titolo dell’opera in 4 lingue, italiano, inglese, francese e tedesco: la Merda d’artista, ogni barattolo è da 30 grammi, ed il prezzo fissato per ogni barattolo equivale al costo di 30 grammi d’oro massiccio, opera simbolica e vista come rivoluzionaria e significativa, poiché proprio dietro l’opera si nascondono molti significati, tra cui quello che nel mercato dell’arte degli anni ’60, iniziava a non diventare più importante l’opera in sé, ma l’artista, e soprattutto l’autenticità e l’originalità dell’opera, una denuncia quella di Manzoni che fece infuriare la critica; non si sa se all’interno ci siano davvero le feci di Manzoni, come lui disse apertamente, poiché l’aprire uno di questi barattoli abbatterebbe il loro inestimabile valore economico.

 

 

 

 

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