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Arte e denaro: un legame spiegato dal film “La migliore offerta” e dal “Salvator Mundi”

Il film “La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore ed il presunto ritrovamento del vero “Salvator Mundi” di Leonardo, ci spiegano l’interesse economico che si nasconde dietro le grandi opere d’arte.

Scena del film in cui Virgil mostra la sua collezione a Claire

Il ritratto leonardesco del Salvator Mundi finora conosciuto potrebbe non essere opera del maestro fiorentino, duro sarebbe indubbiamente il colpo per coloro che lo acquistarono all’asta da Christie’s nel 2017 per la non indifferente cifra di 450 milioni di dollari, rendendolo il quadro più pagato di tutti i tempi nella storia delle aste.

Quanto può valere davvero un dipinto?

Non è un mistero il fatto che se si vuole fare il colpaccio si trafuga un famoso dipinto, del resto i quadri sono facili da smontare, leggeri da trasportare (senza cornice ovviamente, e dentro un tubo portadisegni), tristemente facili da rivendere, e cosa migliore: valgono una quantità di denaro generosissima (e talvolta esagerata).

Visto il tema leonardesco, prendiamo come esempio la nostra (si fa per dire) Gioconda, questo dipinto, considerato il “simbolo stesso dell’arte”, non ha un prezzo fissato, ma se proprio dovessimo stimarne uno, secondo gli esperti, esso si aggirerebbe nell’ordine dei miliardi, e non uno o due, ma svariati, e come dar quindi torto (si fa per dire eh) a quel Vincenzo Peruggia che nel 1911 la fece sparire per un paio d’anni.

L’arte quindi è un buon business, le opere d’arte vengono vendute, rivendute, smerciate ecc., e questo sarà il caso del Salvator Mundi, venduto e rivenduto qua e là per cifre a volte irrisorie, anche se tuttavia l’ultima transazione nota per questo dipinto, ha come protagonista una cifra che si aggira intorno ai 450 milioni di dollari.

L’acquisto arriva da parte di un principe saudita nel novembre 2017 per conto del Dipartimento Cultura e Turismo di Abu Dhabi.

Asta da Christie’s per la vendita del “Salvator Mundi”

L’attribuzione del Salvator Mundi

L’attribuzione dei dipinti è sempre stata una bella gatta da pelare, senza fonti e notizie dell’epoca ci si basa sulla logica e sull’indagine storica e filologica, ma se esse ancora non bastano, ci si basa sull’occhio degli esperti e dei critici, un dato quindi per una buona percentuale soggettivo, considerando che anche l’occhio dei maggiori esperti d’arte può “fare cilecca”, soprattutto perché ognuno ha una sua opinione ed un suo metodo.

Ma tornando al Salvator Mundi: la studiosa d’arte del centro per l’Unesco di Firenze Annalisa di Maria, ci rende partecipi della (recentissima) scoperta di un ritratto eseguito a sanguigna che potrebbe essere il vero Salvator Mundi dipinto da Leonardo, ipotesi che si fonda su due fattori fondamentali:

  1. La posa del ritrovamento lecchese si presenta di 3/4, non frontale come il Salvator Mundi da 450 mln: in questo caso ci si basa sulla tecnica ritrattistica tipica di Leonardo, nei ritratti conosciuti del Genio fiorentino infatti, non ci sono mai figure ritratte con staticità e con lo sguardo frontale, abbiamo quindi un’incongruenza di stile.
  2. Il ritratto ritrovato somiglia molto al celeberrimo Autoritratto di Leonardo a sanguigna conservato alla Biblioteca Reale di Torino, anche se ci si dibatte ancora sull’effettivo soggetto di questo ritratto, che potrebbe tra le altre cose non raffigurare Leonardo, ciò porta pure dubbi sulla paternità dell’opera, poiché all’epoca in cui risale, il Maestro di Vinci non era così vecchio, aveva circa 40 anni, pare quindi strano che li portasse così male.
Paragone tra il ritrovamento del disegno a sanguigna di Lecco e del “Salvator Mundi” venduto all’asta per quasi mezzo miliardo di dollari.

“La migliore offerta”

Questo film, diretto da Giuseppe Tornatore, racconta la storia d’amore fuori dagli schemi tra Virgil Oldman, di professione battitore in una famosa e rinomata casa d’aste, e di Claire, una cliente agorafobica che vuole vendere un’enorme mole di antiquariato ed opere d’arte di sua proprietà, usufruendo dei servigi di Oldman.

Virgil Oldman è un uomo piuttosto anziano, tremendamente solo e totalmente dedito al suo lavoro, non ha mai avuto gran fortuna con le donne, e ciò si evince forse dalla quantità elefantiaca di ritratti femminili che colleziona comprandoli direttamente durante le sue aste, servendosi di un “prestanome”, il suo caro (ed unico) amico Billy, che rilancia sulle offerte al suo posto.

Tra Oldman e Claire si instaura la classica relazione amorosa da film sentimentale, salvo poi il colpo di scena, le uniche persone vicine a Oldman: Claire, Billy e Robert, sono coloro che lo tradiscono nel modo più miserabile, rubando l’inestimabile collezione dei ritratti acquistati da Oldman, rendendolo praticamente catatonico, poichè privato di ciò a cui teneva di più al mondo dopo Claire, che dopo la scoperta della di lei complicità nel furto, semplicemente sparisce.

Il legame tra il film e il Salvator Mundi

Il ritratto a sanguigna ritrovato nel lecchese potrebbe davvero essere un originale leonardesco, gli elementi che possediamo ci danno probabilmente ragione, ma quello che si è sempre creduto essere il Salvator Mundi, a questo punto, chi lo avrebbe dipinto?

A giudicare la mano potrebbe anche essere Leonardo, ma lo stile non è il suo, ci sono troppe incongruenze, c’è chi dice un allievo, poiché i suoi allievi erano soliti imitare i dipinti del loro maestro (ad esempio la Gioconda di Salai).

Il film offre una citazione piuttosto poco consolatoria, sia nel caso del raggirato Virgil Oldman, protagonista del film, sia nel caso di chi ha sborsato 450 milioni di dollari per quello che pare a tutti gli effetti una copia, o addirittura un falso:

“In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico”

Sì è vero, forse nei film, si spera solo che il Dipartimento Cultura e Turismo di Abu Dhabi abbia conservato lo scontrino e la garanzia.

 

 

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