Il Superuovo

Arriva il viaggio che spinge gli uomini a salpare: lo ricordano Apollonio e De Gregori

Arriva il viaggio che spinge gli uomini a salpare: lo ricordano Apollonio e De Gregori

Il saluto alla patria, la fiducia nella meta, l’amore: ecco il fil rouge che unisce Le Argonautiche e Titanic. 

Tessitrice di inganni, furente e infanticida: questa la caratterizzazione media di Medea.
Eppure, c’è stato un tempo in cui questa donna non era niente di tutto ciò.

Nelle Argonautiche il destino ci viene a chiamare

Eppure, c’è stato un tempo in cui questa donna altro non era che una figlia devota, una sorella affettuosa e una giovane che ancora  nemmeno conosceva l’amore di un uomo, anzi, nemmeno sapeva cosa volesse dire… questo, almeno, fino all’arrivo di Giasone, che le è destinato.
Al cuore di Medea è, in effetti, destinato Giasone, quanto a Giasone è destinato, invece, il viaggiare e, a raccontarci tutto questo, nei quattro libri delle Argonautiche, è Apollonio Rodio, il quale, inequivocabilmente, scrive che, prima o poi, «arriva, irrimandabile, il viaggio che spinge gli uomini a salpare.»
E, quando arriva per Giasone, eroe della mitologia greca figlio di Esone re di Iolco e di Alcimede (o Anfinome o Polimela), questi è ancora un giovinetto, «inesperto del mare e della vita».
All’Aurora dagli occhi lucenti, la nave degli Argonauti, la prima costruita al mondo da mano umana, parte da Pagase; gli eroi siedono ai remi e, in mezzo, stanno Anceo ed il fortissimo Eracle.
In particolare, nel momento in cui la nave salpa e si versano sul mare libagioni di vino, Giasone, staccando gli occhi dalla sua terra natia, piange di commozione per il passato dal dolce sapore di miele della patria conosciuta che si lascia alle spalle e di fremito per il futuro dal sapore salato del mare sconosciuto che gli si proietta, invece, dinanzi.

In Titanic il destino ci invita a rispondere

Impossibile, agli orecchi di noi lettori contemporanei delle Argonautiche in cui l’impresa di Giasone è narrata, non sentire riecheggiare la voce di De Gregori che canta, in Titanic, «saluteremo la Gran Bretagna col bicchiere tra le mani,
e con il ghiaccio dentro al bicchiere
faremo un brindisi tintinnante
a questo viaggio davvero mondiale, a questa luna gigante».
Perché mondiale era il viaggio che si profilava a Giasone e al suo seguito di cinquantatré giovani ardimentosi e mondiale era il viaggio per il giovane viaggiatore di terza classe che, nell’America, vedeva la meta, la speranza e l’amore.

Medea è la donna di prima classe

Ecco, l’amore è l’altro grande elemento in comune tra Le Argonautiche e Titanic: uguale, infatti, è il colpo di fulmine e uguale è anche l’esitazione della donna, di fronte al sorgere di un sentimento nuovo, che fa tingere le guance colore di melograno.
Apollonio scrive, per la precisione, che «uscirono dalla stanza e fra tutto splendeva il figlio di Esone per bellezza e grazia e addosso a lui la fanciulla fissava lo sguardo obliquo, scostando lo splendido velo e struggendosi il cuore di pena.»
Nel suo cuore, alla sola vista di quello splendido eroe, già si agitano tutti gli impulsi d’amore e, al ripensare al loro incontro, davanti ai suoi occhi, si formano «ancora le immagini di ogni cosa: l’aspetto di Giasone e l’abito che indossava e come parlava e come sedeva e come si mosse ad uscire.»

E la donna di prima classe è Medea

Allo stesso modo, la ragazza cantata da De Gregori, quando «la sera vide ballare [n.d.a. il suo Giasone] lo trovò subito molto bello,
forse per via di quegli occhi di ghiaccio
così difficili da evitare,
pensò: magari con un po’ di coraggio, prima dell’arrivo mi farò baciare.» e così Medea ché, sul serio, per entrambe e per ciascuno di noi, «arriva, irrimandabile, il viaggio che spinge a salpare» che sia verso la Colchide, l’Ellade, l’America o…l’amore.

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