La manovra “Spazzacorrotti” promossa dal M5S è disegno di legge. Presentato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il provvedimento anti-corruzione prevede l’inasprimento delle pene per i corruttori e agevolazioni per chi confessa. Assente alla riunione il vice premier Salvini, scettico sulla proposta targata 5 Stelle.

Ddl “Spazzacorrotti”

Il provvedimento Bonafede riguardante le “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione” è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. “E’ un provvedimento che si inquadra nell’ambito delle riforme strutturali che servono al Paese” afferma il premier Giuseppe Conte.

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Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. (Fonte: sito web La Repubblica)

Cosa prevede il provvedimento

Le misure anti-corruzione presentate nel ddl Bonafede mirano a disincentivare la corruzione interna alla pubblica amministrazione. Agiranno sia su chi corrompe sia su chi viene corrotto.

Daspo

Per quanto riguarda i primi, nasce il “Daspo anticorrotti”: l’innovativa misura che prevede l’interdizione dai pubblici uffici dai 5 ai 7 anni per tutti coloro che hanno ricevuto una condanna per corruzione (condanna in via definitiva: sono stati inoltre aggiunti 8 reati per corruzione) fino a due anni. Lo stop all’esercizio di funzioni pubbliche diventa “a vita” nel caso in cui la pena sia superiore ai due anni. L’allontanamento dalla funzione pubblica è valido anche in caso di patteggiamento o sospensione della pena: il condannato non potrà stipulare contratti con la PA fino a che non trascorrono 12 anni dalla riabilitazione.

Agenti “undercover”

Un altro punto importante del ddl Bonafede riguarda l’instaurazione di veri e propri agenti “sotto copertura” nei pubblici uffici. Durante le indagini per anti-corruzione ci sarà la possibilità di ricorrere ad agenti “infiltrati” che hanno l’autorità di proporre mazzette all’indagato per poi incastrarlo nel caso in cui quest’ultimo accetti la somma.
La creazione di agenti infiltrati nella criminalità organizzata è già prevista dalla convenzione ONU del 2003. Lo scopo è quello di creare delle esche per smascherare le attività illegali, traffico di droga, attività terroristiche o, come in questo caso, corruzione, proprio come Leonardo di Caprio nel famoso film di Scorsese: The Departed.

Impunibilità per chi denuncia in tempo

Innovativo punto nel ddl anti-corruzione riguarda l’impunibilità di chi denuncia. In passato, infatti, si verificava che colui che veniva corrotto non denunciava l’accaduto poiché sarebbe potuto essere anch’egli perseguito per corruzione. Con il nuovo provvedimento invece si sancisce l’impunibilità per chi denuncia per tempo la corruzione. Nasce così la figura del “pentito per corruzione” che dovrà comunque denunciare il fatto entro 6 mesi dall’accaduto e riguardo fatti che non sono già sotto indagine. Inoltre la denuncia del pubblico ufficiale corrotto dovrà contenere “informazioni davvero utili” (così si legge nel provvedimento) e dovrà provvedere alla restituzione della “mazzetta”.

Inasprimento delle pene

Incluso nel disegno di legge, un duro aumento delle pene per corrotti e corruttori: dai 3 agli 8 anni di reclusione. Vengono inoltre inseriti diversi reati e aggravanti per corruzione che condurrebbero al Daspo dei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

La critica delle opposizioni

Deputati di Forza Italia, tra cui il capogruppo della Commissione di giustizia, Enrico Costa, sostengono l’incostituzionalità del provvedimento anti-corruzione e sottolineano come questo si basi solo su delle pene più severe.
Anche Valter Verini, del Partito Democratico, si dichiara preoccupato per la dubbia efficacia del provvedimento che rischia di essere un mero strumento di propaganda politica.

L’iter legislativo

Ad ogni modo, il disegno di legge approvato dal Cdm sarà ora oggetto di discussione alla Camera prima (in cui il provvedimento sarà esaminato dalla Commissione e discusso in Assemblea) e al Senato successivamente.

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Iter legislativo. (Fonte: legislature.camera.it)

Solo se entrambi gli organi voteranno a favore del provvedimento, questo passerà all’esame del Presidente della Repubblica. Quest’ultimo potrà decidere se rinviarlo alla Camera a causa dell’incostituzionalità dello stesso, oppure accettarlo e attestarne l’approvazione in Legge.

Gian Marco Renzetti