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Anniversario del primo trapianto al cuore: ripercorriamo la storia della bioetica

Anniversario del primo trapianto al cuore: ripercorriamo la storia della bioetica

Anniversario del primo trapianto al cuore: operazione di Christian Barnard e la sua famiglia. Il primo trapianto avvenne nel 1967, ma il paziente morì 18 giorni dopo a causa di una polmonite.

Questa data rappresenta un punto di svolta cruciale nel campo della bioetica, che rimette in discussione i principi del codice di Ipoocrate, in vista di una maggiore soggettività dell’individuo.

La svolta nella medicina

La bioetica rappresenta un punto di svolta cruciale nella storia della medicina. Agli anizi del 900′ avvenne il primo trapianto di rene su un cane e successivamente iniziò la sperimentazione sugli animali. Il trapiantò iniziò gradualmente a diventare il centro degli interessi della ricerca scientifica, fino alla data cruciale. Proprio gli anni sessanta sono uno spartiacque da prendere in analisi. I chirurghi conseguirono successi spettacolari nella medicina dei trapianti. Nel 1967 l’attenzione si focalizzò sulla notizia del primo trapianto di cuore effettuato da Christiaan Barnard in Sudafrica. Un primo passo in avanti, il primo segno della rivoluzione in ambito medico che avrebbe accompagnato il resto del secolo.

Bioetica

La bioetica nasce negli anni 70′ del 900′ come disciplina accademica, espressione di una nuova morale che attraversa le società democratiche. Il termine fu coniato per la prima volta da un biochimico chiamato Potter, che diede un primo assetto teorico alla disciplina. Potter mette in luce il bisogno di un’etica della terra della vita e del consumo. Più in generale di un’etica che possa coniugare elementi naturali e artificiali, delineando una condotta adeguata. L’esigenza primaria e quella di elaborare una nuova coscienza di fronte ai problemi del presente, con un approccio che tenga conto delle nuove esigenze storiche, inevitabilmente mutate. Così l’intera medicina si trova a fare i conti con una società giunta ad un livello evolutivo differente, in cui utilizzare come etica normativa il codice di Ippocrate sarebbe pure un anacronismo.

Sviluppi successivi

Una volta nata la disciplina e delineato il campo teorico di intervento, sono stati elaborati gli strumenti in grado di affrontare le nuove questioni. Centrali sono quindi l’inizio e la fine della vita. Le pratiche al centro del dibattito, anche pubblico, sono diventate la fecondazione assistita, il suicidio e l’eutanasia. Si arrivò ad una nuova definizione di morte celebrale e di Stato vegetativo preesistente. Tutte le novità hanno un aspetto in comune: collocare al centro il paziente, inteso come soggetto attivo ed artefice del proprio destino. La sua vita può essere solo nelle sue mani. Viene meno il paternalismo ippocratico, in nome di una nuova libertà ed autonomia del soggetto, non più sottoposto al principio utilitarista medico, ma dipendente solamente dal proprio arbitrio.

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