Perché siamo attratti dalla sofferenza altrui? Cerchiamo una risposta tra manicomi e programmi tv

Se vi dicessi che una volta era possibile pagare il biglietto per vedere le persone stare male nei manicomi? Eppure è quello che è possibile fare accendendo la tv.

Oggi è possibile trovare reality show di tutti i tipi, per ogni gusto e passione. Tra questi sono presenti anche programmi televisivi che ci fanno vedere le difficili condizioni di vita di alcune persone, perché li guardiamo?

I manicomi

I manicomi devono in parte la loro nascita alla graduale scomparsa della lebbra e, di conseguenza, degli ospedali dedicati alla cura e al ricovero dei pazienti con questa malattia. Molti di questi, infatti, iniziarono a rimanere inutilizzati e l’attenzione si spostò verso coloro i quali soffrivano di disturbi mentali. I lebbrosari si trasformarono così in manicomi e ne è un esempio il convento di Saint Mary of Bethlehem, divenuto famoso per le condizioni deplorevoli in cui vivevano i suoi ospiti. Venivano, infatti, utilizzati trattamenti spesso brutali e dolorosi. Basti pensare che colui il quale oggi viene considerato il padre della psichiatria, al tempo era convinto che le malattie mentali fossero dovute ad un eccesso di sangue nel cervello e cercare di curare i pazienti prelevando e grandi quantità. Inoltre, si riteneva che un’altra utile cura fosse lo spavento. Ai medici veniva chiesto di spaventare le persone ricoverate facendo loro credere che stavano per morire.

Spettacolarizzazione del dolore ieri

Un altro aspetto impressionante di questi posti era l’interesse che suscitava nel pubblico, se così lo possiamo definire. Il convento sopracitato divenne, infatti, una delle attrazioni più importanti di Londra, tanto da battere per popolarità l’Abbazia di Westminster. Le persone pagavano il biglietto per assistere agli eccessi furiosi delle persone ricoverate, come se fossero un qualsiasi spettacolo. Stessa cosa accadeva nella Torre dei Pazzi a Vienna, costruita nel 1784. Qui le persone venivano confinate nello spazio tra le stanze interne e le pareti esterne dell’edificio, in modo che chi passava potesse godersi lo show. Macabro, vero? Eppure è quello che può accadere banalmente accendendo la televisione.

Spettacolarizzazione del dolore oggi

E’ tanto diverso recarsi in un manicomio per vedere i pazienti in crisi e vedere programmi come “Vite al limite” o “Vite sommerse“? Il primo è un programma televisivo che racconta la storia di persone in forte sovrappeso che tentano una via di miglioramento, il secondo mostra la vita di persone con disturbo da accumulo. Entrambe le condizioni descritte sono disturbi che impattano molto sulla qualità di vita delle persone sia dal punto di vista della salute fisica, che psicologica.

Perché siamo attratti dal dolore degli altri? Una risposta potrebbe trovarsi nel processo catartico. Immedesimandoci nelle esperienze dolorose che vediamo è possibile allontanare dalla mente sofferenze e sentimenti negativi per lasciare posto a quelli positivi. Un’altra potrebbe essere che vedendo rappresentata la sofferenza ci possiamo sentire meno soli. Una delle conseguenze negative è che spesso, anche se non per tutti è così, questi programmi non fanno altro che suscitare l’ilarità di chi li guarda. Ciò contribuisce poi alla stigmatizzazione di questi disturbi, da cui può derivare, ad esempio, l’esclusione sociale. In questo caso no, non è poi così diverso dal pagare il biglietto per vedere le persone soffrire in un manicomio. Pensiamoci la prossima volta che dobbiamo decidere cosa guardare alla tv.

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