Riflettiamo sulla gestione e sulla privatizzazione dell’acqua con il documentario “Watermark- il bene più prezioso”

L’acqua è il bene più prezioso, tanto che viene definito “oro blu”. Perchè, allora, non tutti vi hanno accesso?

Quali sono le caratteristiche dell'acqua e perché è così importante?

Tra cattiva gestione, privatizzazione e spreco, non tutti hanno accesso ad acqua potabile. Cerchiamo di analizzare la situazione da diversi punti di vista, facendo anche riferimento a un documentario sulla materia, “Watermark- L’acqua è il bene più prezioso”.

H2O ce n’è per tutti o, forse, no?

Non si può vivere senza acqua, eppure si stima che quasi un miliardo di persone non abbia accesso ad acqua potabile (1 persona su 8) e che , ogni anno, otto milioni di persone muoiano per tale motivo.

La siccità è sicuramente un problema diffuso che -anche a causa del surriscaldamento globale- aumenta sempre più, in maniera preoccupante,  ma a peggiorare la situazione è la pessima gestione della risorsa idrica: l’acqua c’è, ce n’è per tutti, soltanto che ad “alcuni” conviene che una parte del mondo non abbia accesso a quel bene. Perché?

Vi è, in teoria, un’abbondante disponibilità di riserve idriche nel mondo (basti pensare che il 70% della superficie terrestre è ricoperta d’acqua e di questa il 3% è acqua dolce); e, difatti, è la distribuzione e la gestione dell’acqua a rappresentare la difficoltà.

Molte sono le disuguaglianze che contribuiscono ad aumentare il gap economico-sociale tra i Paesi del Nord del mondo e i Paesi del Sud del mondo:

  • La maggior parte dell’acqua dolce (potabile) si trova nelle Americhe, nell’Oceania e nella parte centrale dell’Asia;
  • I giganti idrici europei sono l’Islanda, l’Irlanda, i Paesi Scandinavi e anche l’Italia settentrionale, grazie alla presenza delle Alpi;
  • I continenti meno dotati di acqua sono l’Africa nord-orientale e meridionale (qui l’80% della popolazione vive costantemente il cosiddetto stress idrico a causa della mancanza di acqua potabile).

Infatti, i Paesi nord-americani e latino-americani hanno a disposizione fino a 40 ooo litri di acqua a persona all’anno, mentre nei Paesi africani si arriva al massimo a 3 000 litri ad personam.

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Acqua bene pubblico o privato?

Abbiamo detto che tale divario tra i cosiddetti Paesi del Nord del mondo e quelli del Sud dipende esclusivamente dalla cattiva (ed egoistica) gestione delle risorse idriche e non dalla “quantità” di acqua disponibile; solo per interessi economici e geopolitici fa comodo non cambiare la situazione.

Inoltre, vi è il monopolio del patrimonio idrico: l’acqua che dovrebbe essere un bene di tutti viene, praticamente, privatizzato.

Infatti, in realtà le macro-aziende (non statali) controllano l’acqua -anche quella destinata al consumo umano, oltre a quella disposta per l’agricoltura, l’allevamento e l’industria.

Ad esempio, la Nestlé S.A. (azienda multinazionale vastamente impegnata nel settore alimentare) da sola detiene l’80% delle risorse idriche mondiali.

Pare, addirittura, che Peter Brabeck-Letmathe, ex presidente e CEO della Nestlè, abbia affermato in un’intervista che “l’acqua non è un diritto pubblico ed è giusto pagare per averla. Tale parte dell’intervista viene diffusa in rete e la risposta di Nestlé non tarda ad arrivare:

La dichiarazione viene infatti ripresa un’intervista di Peter Brabeck estrapolata da un documentario che, presa fuori contesto, porta ad un fraintendimento del suo punto di vista. Brabeck ha più volte ribadito che tutte le persone hanno diritto all’accesso all’acqua potabile per soddisfare le loro esigenze di idratazione e di igiene. Secondo quanto indicato dall’ OMS ogni persona utilizza da 50 a 100 litri d’acqua al giorno. Brabeck stesso ha anche dichiarato il suo forte sostegno per la risoluzione 64/292 delle Nazioni Unite sul diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari” (vd. il sito ufficiale di Nestlé, nella sezione “Nestlé risponde”).

Vera o falsa la dichiarazione di Brabeck, la Nestlè non è l’unica azienda coinvolta in questa privatizzazione dell’acqua, lo sono anche Dadone e Coca-Cola. Si sta andando sempre di più incontro a una politica unilaterale e monopolistica della gestione dell’acqua da parte dei grandi colossi aziendali.

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La guerra del futuro sarà per l’acqua

Il film-documentario “Watermark – L’acqua è il bene più prezioso”, proposto nelle sale italiane nell’ottobre 2021 e dedicato alla funzione essenziale che l’acqua incarna, oltre a ripercorrere la storia del rapporto tra l’uomo e l’oro blu, si sofferma sul concetto di “guerra per accaparramento di acqua”.

La grave problematica legata alla disponibilità e all’accessibilità dell’acqua contribuisce allo scoppio delle “Water Wars” (=guerre d’acqua): questi conflitti hanno origine dal conflitto di interessi tra i consumatori di acqua ed enti pubblici o privati che “gestiscono” la risorsa idrica.

Ciò a cui i Paesi ambiscono è il libero accesso all’acqua. Esempi di Paesi in cui vi sono state guerriglie per l’accaparramento di acqua sono l’America Latina, il Congo, Israele (vd. posizione dei pozzi lungo la striscia di Gaza).

Nel trailer del documentario si legge “per il controllo dell’acqua combatteremo la guerra del futuro”, una previsione, destinata purtroppo ad avverarsi.

 

Per far fronte al problema della gestione, della tutela e della privatizzazione del patrimonio idrico, anche l’Agenda 20-30 (=il programma d’azione sottoscritto da più di 190 Paesi del mondo) propone delle soluzioni sostenibili a lungo termine al fine di una distribuzione di acqua più equa per limitare quel gap tra i Paesi in cui non vi è acqua e i Paesi che, invece, ne hanno troppa (vd. spreco dell’acqua). Lo scopo ultimo è quello di garantire un accesso più equilibrato alle risorse idriche.

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