Il Superuovo

Analizziamo la storia della socievolezza con Simmel: dai salotti berlinesi di inizio secolo all’odierno lockdown

Analizziamo la storia della socievolezza con Simmel: dai salotti berlinesi di inizio secolo all’odierno lockdown

All’inizio del secolo Georg Simmel guardava ai salotti berlinesi e al clima leggero che ci si respirava, creando un varco che squarcia il caos della metropoli.

Simmel così ha riflettuto con il suo genio e il suo acume sociologico su un evento quotidiano. Sottolineando l’importanza che possono avere quelle chiacchere libere e leggere con altre persone.

La socievolezza di Simmel

Simmel scrive all’inizio del XIX secolo. Il progresso è ovunque, la razionalità tecnica e scientifica sembra essere il cavallo di battaglia dell’uomo moderno. I cavalli veri cominciano a scomparire, trasformandosi nell’acciaio di macchine e locomotive. L’aria che si respira è ottimista, ma anche pesante. I tempi sono scanditi, l’orologio e la borsa non si fermano, la metropoli rischia di risucchiare l’individuo nel suo eterno macinare.

Eppure la sera, nei salotti di intellettuali, esteti e artisti, si trova un clima diverso. Le dame si fanno belle, pronte per farsi vedere e corteggiare da esteti e intellettuali, i quali dal canto loro cercano di ben vestirsi e di impressionarle con bei discorsi. Ma anche le ragazze, che cominciano a sviluppare le prime insofferenze verso la loro subordinazione, vogliono dimostrare di padroneggiare quei discorsi.

Questo clima spezza la routine metropolitana, e Simmel guarda alla socievolezza in questo modo, come una forma ludica di associazione; la più ludica e flessibile. Nella socievolezza infatti si deve cercare di tenere fuori gli aspetti più personali e pesanti della propria vita, in nome di una forma pura.

La socievolezza oggi, l’altro lato della medaglia

Gabriella Turnaturi, nella sua introduzione alla socievolezza di Simmel, nota come ci siano differenze con la nostra epoca. Simmel guardava alla socievolezza come a un momento di svago e di riposo, uno staccare la spina al caos metropolitano, mentre oggi la situazione è diversa. Individui hanno identità sempre più frammentate, così che le occasioni di socialità si rivelano piene di ansia, al fine di ricostruire la propria vita e identità.

Tuttavia anche oggi la socievolezza continua ad avere un ruolo di alleggerimento nelle nostre vite. Questo, forse si spera ultimo, lockdown, ci ha nuovamente mandato in crisi. La didattica si traferisce a distanza, amici e fidanzati non potremmo vederli per un mesetto, la nostra socialità potrà manifestarsi solo con vicini e conviventi.

Ci sentiamo, e in parte lo siamo, alienati dal nostro essere sociale. Cerchiamo come si può di riversarci su nuove forme online di socializzazione, che da un bel po’ sono ormai nella nostra vita. I social network e le piattaforme per la messaggistica sono parte integrante delle nostre vite, facendoci scoprire nuovi modi di comunicare. Che nonostante non sostituiscono totalmente quelli tradizionali possono metterci una pezza in periodi di crisi.

L’insocievole socievolezza

Sentiamo tutti il bisogno di poter tornare, nelle serate o nei fine settimana, a ritrovarci davanti una birra o un caffè a parlare di niente. Nella speranza certo che quella sia una pausa e un momento di leggerezza da una nostra vita densa, piuttosto che il momento in cui noi cerchiamo di formare la nostra identità.

Lavoro flessibile, insicurezza e precarietà esistenziale hanno messo in crisi le istituzioni della passata modernità. Gli individui spesso si sentono privi di passione e interesse per le cose più disparate, non coltivano hobby e non sentono la voglia di impegnarsi in qualcosa. In queste situazioni, come ricordavamo prima con Turnaturi, la socievolezza viene vissuta in modo ansiogeno perché forma l’individualità del singolo e il senso della propria esistenza.

Simmel parla infatti anche di insocievole socievolezza. Ovvero della doppia tendenza degli individui a stare per conto proprio e ad aggregarsi. Una sana dose di solitudine è infatti indispensabile per dedicarsi alle proprie attività, riflessioni e pensieri. A volte è naturale sentire l’esigenza di non dover necessariamente socializzare. La vita ha i suoi momenti, le sue oscillazioni e tutte le sue fasi sono indispensabili per mantenere una vita equilibrata.

 

 

 

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