Volgiamo lo sguardo al gradino più basso della scala sociale, attraverso gli occhi di Verga e dell’uomo che cadde da un palazzo di 50 piani.

Pur avendo un secolo di distanza il romanzo di Verga ed il film cult di Mathieu Kassovitz sembrano avere lo stesso disincantato sguardo sulla realtà, scopriamo insieme quali sono le ragioni di questo pessimismo comune.
LA LINGUA DEI VINTI: DIALETTO SICULO E VERLAN
Eh già, la scelta dello strumento comunicativo usato non è casuale, entrambi gli autori scelgono infatti di estranearsi il più possibile dalla loro opera, Verga con un delle intuizioni più felici del panorama italiano sceglie di scrivere il suo romanzo usando la tecnica dell’impersonalità , riproducendo alcune caratteristiche del dialetto e adattandosi quanto più possibile al punto di vista dei differenti personaggi, lo vediamo ad esempio dai continui rimandi di padron ntoni ai proverbi siciliani. Molto simile è la scelta fatta da kassovitz, infatti nella pellicola originale della haine i dialoghi tra i personaggi delle banlieu sono in Verlan uno slang parigino che inverte le sillabe di una parola per crearne una nuova, i motivi di questa scelta sono da ricercare nel bisogno estremo di realismo che attanaglia i due autori, entrambi infatti si propongono di raccontare la realtà dal punto di vista degli ultimi, e lasciano da parte i formalismi linguistici in favore di un linguaggio sporco e diretto capace con la sua immediatezza e aggressività uditiva di trasmettere almeno per un attimo lo stesso senso di disagio provato dai protagonisti.
LA “PROVVIDENZA”
Bene la provvidenza è ciò che farà da cornice al nostro prossimo quadro, sembra quindi doveroso spiegare a come questa fantastica parolina si sia evoluta nel corso dei secoli, il termine provvidenza venne infatti già usato nell’antichità ci basti pensare a Platone che nel decimo libro delle leggi cita per la prima volta in occidente la “provvidenza divina” lasciando intendere come questa forza misteriosa sia una diretta volontà degli dei, capace di sfuggire perfino dal perfetto meccanismo brevettato dal fato. La provvidenza diventa così il simbolo della bontà degli dei, o del dio come nel caso dei promessi sposi, che interagiscono col mondo materiale premiando le buone azioni. Ecco tutto ciò viene completamente sovvertito nella poetica di Verga, infatti nei malavoglia “la provvidenza” è il nome della barca di famiglia, che se in un primo momento rappresenterà l’unico vero strumento di sostentamento della famiglia, sarà poi protagonista di più disavventure, come ad esempio il naufragio di Bastianazzo e del carico di lupini, che oltre alla vita del ragazzo si porterà via gran parte degli investimenti della famiglia,lo stesso ignobile destino è riservato al personaggio di Hubert nel film la haine, Hubert infatti è l’unico tra i protagonisti ad avere la reale ambizione di emergere dal substrato sociale in cui si trova, il ragazzo sogna infatti di diventare un pugile professionista, ma i suoi sogni si spengono quando durante le proteste nella banlieu la sua palestra viene irrimediabilmente distrutta. Hubert però non perde mai il suo spirito e cerca per tutta la pellicola di farsi consegnare la pistola precedentemente trovata dal suo amico Vinz e soprattutto di distorglielo dall’idea di usarla contro un poliziotto, Hubert riesce nel suo intento solo nella scena finale del film, ma proprio quando si stava allontanando Vinz viene avvicinato da una volante di poliziotti in borghese, e finisce a seguito di una discussione per essere involontariamente sparato da uno dei poliziotti, Hubert quindi sentendo lo sparo torna indietro e in preda alla rabbia punta la pistola contro il poliziotto che reagisce allo stesso modo, e vi lascio immaginare la fine..

LA DENUNCIA SOCIALE
Entrambe le opere fanno ormai parte dell’immaginario comune ed ho perciò evitato di fossilizarmi sulla spiegazione della trama, il successo è da ricercare nella forza espressiva che accomuna le due opere caratterizzata proprio dalla ricercatezza di una condizione sociale disagiata, ma mai romanzata ed edulcorata nel corso della sua descrizione, i personaggi delle opere sembrano a tratti vuoti e senza troppe pretese, ma è proprio in questo elemento che nascondono la propria forza affascinano il pubblico proprio perché versano in condizioni di disagio dove possono liberamente liberare i propri tratti distintivi, dai vizi alle virtù, non tralasciando quello sguardo disincantato volto verso quelle classi sociali che stentano a comprenderli e troppo spesso finiscono per etichettarli, dimenticando come ci ricorda Hubert, che “non siamo mica a Thoiry”.