Il Superuovo

Analizziamo Kafka e Fantozzi per osservare i problemi sociali della modernità

Analizziamo Kafka e Fantozzi per osservare i problemi sociali della modernità

Il primo è un classico  mentre il secondo spesso sottovalutato, ma entrambi posso essere di grande aiuto per un’analisi delle società della prima e piena modernità.

I vari scritti kafkiani ci raccontano di personaggi inglobati e risucchiati da spirali alienanti, assurde, burocratiche, i problemi della nascente modernità di inizio XX secolo. Con Fantozzi invece ci troviamo sparati all’interno del modello fordista, che non manca di analizzare ironicamente.

Kafka e un problema di metodo: la letteratura minore

Kafka è stato interpretato in ogni modo possibile, da ogni possibile punto di vista: psicoanalitico, illuministico, marxista, socialista, anarchico, etc. Quello che qui preme sottolineare è quello di non ridurre il genio kafkiano a dei problemi irrisolti con il padre, sicuramente presenti, ma di cercare di vedere il modo in cui Kafka si situa nella situazione politica, storica e sociale del suo tempo.

Questo è ciò che hanno provato a fare due filosofi francesi dello scorso secolo, Deleuze e Guattari, hanno cioè sottolineato come Kafka secondo loro non sia uno scrittore intimista ma il suo pensiero e la sua scrittura si collochi, a suo modo, in una pratica politica. Riporto la citazione, che a prima vista può lasciare interdetti, dal loro scritto “Kafka, per una letteratura minore“.

Kafka anche in punto di morte è attraversato da un flusso di vita invincibile (…) Una sola cosa addolora e manda in collera Kafka, scatenando in lui l’indignazione: che lo si prenda per uno scrittore intimista (…) Due soli sono i principi per avvicinarsi a Kafka: è un autore che ride, profondamente gioioso (…) [ed] è un autore politico da cima a fondo, indovino del mondo futuro.

Queste parole possono sconcertare per chi ha sempre visto Kafka come un triste scrittore più o meno depresso, ma quello che Kafka fa è invece proprio quello di osservare problemi, perplessità e alienazioni del proprio tempo per esprimerle nei suoi scritti e ancora di più: è anche un indovino del mondo futuro. Per provare a cancellare lo stereotipo di Kafka chiuso nella sua scrittura ricordo che Kafka era laureato in giurisprudenza, conosceva quindi bene la base sulla quale si basava la sua società e inoltre era dipendente delle assicurazioni Generali, importante compagnia del suo tempo, esistente tutt’ora.

Rimane aperta un’ultima questione, che significa una letteratura minore? Definizione presente anche nel titolo del testo di Deleuze e Guattari? Quello che intendono per letteratura minore è una letteratura scritta in una lingua diversa dalla lingua madre, Kafka apparteneva alla comunità ebraica di Praga, non si parlava tedesco ma lui scriveva in tedesco. Questo rendeva ancora più evidente e più forte la carica di alienazione presente nei suoi scritti.

Kafka e i problemi  della prima modernità

Il periodo storico di Kafka é un periodo che storici e sociologi chiamano la prima modernità, dove cioè cominciano ad avvenire e prendere piede in modo stabile quelle grandi trasformazioni che saranno poi la base per lo sviluppo successivo. Cominciano a formarsi e delinearsi gli stati nazionali, le prime burocrazie organizzate, nascono le prime metropoli e il lavoro comincia a delinearsi come sfera di fondamentale importanza per l’individuo e per lo sviluppo sociale e collettivo. Burocrazia e lavoro sono sfere di fondamentale importanza per gli scritti kafkiani, dalla Metamorfosi al Processo la sfera burocratica riveste un ruolo importantissimo. La burocrazia della prima modernità infatti era un pilastro fondamentale che serviva allo sviluppo, ma che rischiava (e rischia tutt’ora) di creare delle situazioni paradossali che risucchiano l’individuo in un vortice che difficilmente riesce a comprendere. Non è un caso che spesso si usa ancora l’aggettivo kafkiano per descrivere situazioni di questo tipo.

Se nel processo questo appare evidente, in quanto K. è sommerso da ogni parte da pratiche burocratiche che non riesce minimamente a comprendere, diversa è l’impostazione della metamorfosi. Il protagonista si sveglia che si è trasformato in uno scarafaggio. Questo potrebbe lasciare pensare che Kafka lo abbia scritto in quanto vittima di qualche complesso di inferiorità, quello che ci dicono Deleuze e Guattari è che invece anche qui ci troviamo in presenza di un’interferenza burocratica. Infatti Gregorio appena sveglio riceve non può presentarsi a lavoro, in quanto è diventato uno scarafaggio, e riceve subito una visita da parte del suo capo di lavoro. Questo lo fa sentire in colpa perchè, scrive, non vale più nemmeno il suo stipendio.

Così che Kafka racconta i problemi sociali del suo tempo e preannuncia i nostri. Se infatti nelle nostre società europee il welfare state, quindi l’assistenza ai bisognosi è abbastanza diffusa, basti pensare il caso limite dei paesi scandinavi, nella società statunitense è molto differente. Un buono stipendio è di fondamentale importanza per accedere alle cure mediche o per avere una buona istruzione superiore.

Un altro problema che enuncia Kafka è connesso all’interiorità degli individui: se infatti il lavoro diventa una parte sempre più importante dell’esistenza individuale, cosa fare per tutti gli individui che sono costretti a svolgere compiti alienanti e che detestano. Che cosa ne è della loro interiorità? Problema che riguardava Kafka molto da vicino, infatti il suo impiego alle assicurazioni Generali lo sentiva come un obbligo che toglieva tempo alla sua attività di scrittura, ma non sapeva come farne a meno.

Fantozzi e i problemi della piena modernità

Fantozzi è un personaggio creato dal genio di Paolo Villaggio, che è diventato un’icona durante gli anni 60 e 70 dello scorso secolo. I film e i libri di Fantozzi sono tutti molto comici, sfiorando la demenzialità, per questo da molti viene preso con leggerezza per farsi quattro risate. Ovviamente il divertimento con i suoi film è assicurato, tuttavia in realtà lascia anche molto spazio alla riflessione.

Se infatti Kafka parlava dell’alienazione che colpiva la prima modernità, cioè pratiche che i soggetti riuscivano a fatica a portare a termine e a comprendere, Paolo Villagio con Fantozzi racconta la piena modernità, ovvero la società fordista. Con società fordista si intende quella società sviluppatasi pienamente nel secondo dopoguerra, che si basa appunto sulla fabbrica di tipo fordista, cioè sulla catena di montaggio. Nella società fordista infatti si è instaurato un circolo virtuoso che ha permesso di sviluppare piena occupazione, che ha permesso più occupazione e con i guadagni delle tasse più infrastrutture per le metropoli che ospitava le fabbrica. Questo indubbiamente è connesso a innumerevoli vantaggi, tuttavia non pochi sono i problemi sociali che la società fordista ha dovuto affrontare.

Il personaggio di Fantozzi li rappresenta molto emblematicamente. Ugo Fantozzi è un impiegato, sposato con una donna che non sa se ama veramente, in ogni caso di giorno fa la corte a una sua collega e  di sera rimane incollato davanti al televisore per aspettare che le ragazze scoprano qualche centimetro di troppo del loro corpo. La sua esistenza è quella di molti impiegati medi del suo tempo, ovviamente rappresentata in maniera caricaturale.

L’ironia di Paolo Villaggio esprime bene quegli individui che magari si sono da poco traferiti in città, e altro non hanno che il loro lavoro, la loro stretta famiglia e qualche collega. Si abituano a fatica a vivere in città, abituati da generazioni a fare i contadini, mestiere che piano piano va svanendo. Così si trovano immersi nel loro lavoro, con colleghi a volte competitivi e una gerarchia fatta di capi e superiori che a volte vengono mistificati. Celebre rimarrà sempre il mito del capo assoluto dell’ufficio che aveva una vasca in cui faceva nuotare i dipendenti e i divani in pelle umana.

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