Il Superuovo

Analizziamo con Bourdieu gli stereotipi maschili presenti in “Gomorra” e “Romanzo Criminale”

Analizziamo con Bourdieu gli stereotipi maschili presenti in “Gomorra” e “Romanzo Criminale”

Le serie TV che parlano di malavita e crimine stanno facendo molto colpo ultimamente, guardiamo da vicino come raccontano gli stereotipi sulla figura maschile. 

Sopprimere ogni emozione, essere aggressivo e pronto alla lotta, virile, sicuro di sé e sempre tendente al dominio e alla sopraffazione. Pierre Bourdieu avrebbe tanto da dire su questo stereotipo della figura maschile.

“Il dominio maschile”

Siamo sul finire degli anni ’60. In California esplodono le proteste che pian piano iniziano a espandersi a macchia d’olio anche sul vecchio continente, specialmente in Francia e in Italia. Guerra in Vietnam, governi conservatori e autoritari, rigidità famigliare, questi tra i tanti delle proteste. Così che le scienze sociali iniziano a interrogarsi su tanti nuovi temi: il potere, il corpo, il sesso, il genere. Proprio il tema del genere ha un enorme successo, quello che sostiene è semplice quanto rivoluzionario: il genere è una caratteristica che non dipende dal sesso biologico, ed è costruito socialmente.

Il “Dominio maschile” è un libro di Pierre Bourdieu pubblicato nel 1998, frutto di una lunga serie di studi e di riflessioni. Bourdieu afferma con forza che il genere è un prodotto culturale, che rischia di apparire naturale e scontato. Il rischio non è poco, perché rischia di naturalizzare anche tutti i rapporti di forza e di potere che esistono all’interno degli stereotipi sul genere. Le donne infatti, considerate inferiori, sono le prime vittime di questo dominio, che rischia di essere forte e violento quanto invisibile.

Tuttavia secondo Bourdieu gli uomini non sono solo carnefici, ma anche vittime loro stessi del loro dominio. Così che commenta il romanzo di Virginia Woolf “Gita al faro” in cui vede come il padre descritto in tutto il libro come autoritario, forte e violento, in realtà altro non sia che un semplice bambino spaventato che gioca a fare il duro, il forte, per cercare di acquistare un minimo di finta sicurezza.

Criminalità, virtù e virilità

Bourdieu nel testo poi analizza il concetto di virilità, che è etimologicamente affine e dipendente al concetto di virtù. La virilità rappresenta quindi la virtù, ma come si costruisce la virilità? Ebbene secondo il sociologo la virilità corrisponde alla negazione del femminile e delle caratteristiche femminile che sono dentro gli uomini: l’affettività, l’emotività, la natura. In molte culture gli uomini sono portati via e separati dalla loro parte femminile, per entrare nel mondo duro degli uomini, del calcolo, dell’esattezza, della virilità, dell’aggressività.

Prendiamo ad esempio due classici delle serie TV che parlano di crimine, Gomorra e Romanzo Criminale. Gennaro nei primi episodi tutto vuole tranne che seguire la strada di famiglia, fatta di crimine, violenza e malavita. Eppure deve, eppure è costretto a diventare uomo, a crescere, a sopprimere ogni residuo di umanità dentro di lui al fine di poter diventare un vero boss. Per gioco o per paradosso sarà proprio la madre, la femminilità, a mandarlo in Sud America per farlo diventare uomo.

Nelle case popolari invece sono i bambini che fanno di tutto per scappare dalle madri, terrorizzate, per cercare di avere un loro posto all’interno di quel mondo, per diventare uomini. Su romanzo criminale gli stereotipi sono molto affini, da Dandi al Libano, da Freddo al Nero, tutti fanno sfoggio della loro aggressività, della loro dominanza e della loro violenza. Mostrare sentimenti o compassione viene subito scambiato per un atto di debolezza.

Connell e la “crisi della mascolinità”

Il movimento femminista ha avuto un enorme popolarità, sia dentro le accademie che nella società, stessa sorte non è toccato a quello maschile. Per non generare fraintendimenti chiariamo subito che i cosidetti Men Studie’s non difendono affatto posizioni maschiliste, anzi criticano le conseguenze che queste hanno sugli stessi uomini. Per parlare ancora una volta della posizione di Bourdieu ne cito un passo del “Dominio maschile”:

Il privilegio maschile è anche una trappola ed ha la sua contropartita nella tensione e nello scontro permanenti, spinti a volte fino all’assurdo, che ogni uomo si vede imporre dal dovere di affermare in qualsiasi circostanza la sua virilità.

Dietro quella maschera di virilità e aggressività altro non c’è che una paura del femminile, della vita, della natura. Si parla di crisi della mascolinità perché gli uomini iniziano a riflettere su loro stessi e si trovano costretti a vedere dietro quella forza tanto ostentata un enorme debolezza.

Connell, un sociologo, parla di quattro diversi tipi di mascolinità:

  1. Quella egemonica: ovvero sia quegli uomini che più o meno apertamente difendono il modello classico di mascolinità, oppure quando semplicemente ne sfruttano i vantaggi.
  2. Quella marginale: ovvero quegli uomini che non si riconoscono negli stereotipi maschili e evitano di comportarsi in modo tale da riprodurre quegli stereotipi.
  3. Quella subordinata: per eccellenza gli omosessuali, o i travestiti. Coloro i quali non rispecchiano la tipa immagina di uomo e ne subiscono le conseguenze negative.
  4. Quella di protesta: coloro che consapevoli del dominio maschile e dei suoi stereotipi, combattono e protestano attivamente al fine di cambiarli.

Così che questo articolo non può che concludersi con l’incoraggiare gli uomini a riflettere su loro stessi e sui loro comportamenti, e di non aver paura di porsi anche delle domande scomode.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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