Amore che vieni, amore che vai: Fabrizio De Andrè omaggia Catullo e i poeti stilnovisti

‘Amore che vieni, amore che vai’: la canzone di De Andrè che accomuna tutte le storie d’amore, è da considerarsi poesia.

fonte: MTV.it

L’amore è controverso, sconvolgente e universale, motivo per cui è fra i temi più utilizzati da registi, scrittori, pittori e cantatanti. A divedere queste figure vi è un confine quasi inesistente: pensiamo all’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, del 2016, episodio che ha dimostrato che alcuni cantautori possano essere considerati letterati al pari dei poeti. A confermare ciò, svariati riferimenti letterari nelle più belle canzoni di Fabrizio De Andrè.

L’amore cantato da De Andrè non è eterno e non è univoco

Amore che vieni, amore che vai‘, comparsa per la prima volta lato nel lato B del 45 giri del singolo Geordie (1966), parla di un sentimento travolgente, spinto da una passione molto forte ma che alla fine si rivela inappagabile: i baci non bastano mai come non è mai sufficiente il tempo trascorso assieme. Questa canzone non tratta di un amore in particolare, non tratta delle vicende personali del suo autore, eppure attinge all’ esperienza di quest’ultimo, attinge agli sguardi delle donne che egli incontra, alle vite che colleziona. Come si evince dallo stesso titolo, l’amore viene e va. Ed è proprio il suo essere così fugace, come il soffio del vento, che l’amore sa essere tanto impetuoso: in fondo, il brano è un inno alla caducità del sentimento. Le parole di De Andrè sono precise, misurate e ci ricordano che noi siamo tanto ciò che amiamo quanto quello che odiamo. La canzone affronta e sviluppa due concetti intrecciati, molto simili ma ben distinti: da un lato viene descritto il sentimento universale dell’amore, sempre uguale nei secoli e in ogni parte del mondo, dall’altro gli amori intesi come relazioni concrete, vissute nella complicità di due persone.

fonte: altervista.org

I mille baci di Catullo

La prima grande citazione letteraria la si può trovare immediatamente nella prima strofa del brano:
Quei giorni perduti a rincorrere il vento,
a chiederci un bacio e a volerne altri cento […].
Queste parole infatti riprendono alcuni versi del carme 5 del Liber scritto da Gaio Valerio Catullo nel primo secolo a.C.:
[…] dammi mille baci e poi altri cento e poi ancora mille e poi ancora cento [...].
I versi in questione costituiscono il corpo centrale del testo, in cui l’autore tende quindi a contare ed ad ordinare, come in una sorta di elenco, il numero di baci scambiati con Lesbia. Il tutto si risolve, negli ultimi versi, nella ‘beffa‘ nei confronti di chi augura il peggio ai due amanti felici: Catullo e Lesbia, in conclusione, gettano all’aria le somme dei baci, per non far sapere a nessuno quanti essi siano davvero.
All’interno dell’opera catulliana, il carme 5 è il primo componimento che celebra la forza delle passioni in maniera gioiosa e spensierata. La poesia si costruisce su due punti essenziali: la celebrazione del rapporto vita-passione e la consapevolezza della fugacità dell’esistenza: se quest’ultima è breve come la durata di una giornata, allora conviene non perdere nemmeno un istante di possibile felicità.
Busto di Catullo

Il Dolce Stil Novo: la via verso l’amore si cela negli occhi

[…] E tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d’amore […]

Con queste parole De Andrè vuole sottolineare la natura universale dell’amore: esso si esprime con la stessa forza, la stella passione, in periodi storici diversi e luoghi lontani da quelli in cui il cantautore scrive la canzone in questione. A proposito del connubio tra occhi e amore è fondata un’intera tradizione poetica: quella stilnovistica, che faceva capo a poeti quali Guinizzelli, Cavalcanti e, all’inizio della sua produzione, Dante. Questi credevano che negli occhi si celasse la via privilegiata verso l’amore: è attraverso lo sguardo che il sentimento crea nell’anima turbamenti, emozioni contrastanti e cambiamenti nella psiche di chi lo prova. L’importanza degli occhi deriva specialmente dal fatto che, nelle poesie appartenenti allo Stil Novo, la donna non viene descritta fisicamente, ma si limita a rivolgere uno sguardo: esso esprime ciò che ella conserva nella sua anima e che fa, appunto, innamorare il poeta. In conclusione, si può sostenere che ‘Amore che vieni, amore che vai‘ è da considerarsi poesia perchè evoca e sintentizza, tra originalità e opportune citazioni, le qualità del sentimento che muove la felicità degli uomini, anche se esso viene e va.

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