Il Superuovo

Amici immaginari: un fantasioso supporto

Amici immaginari: un fantasioso supporto

Amici immaginari, amici invisibili, chiamateci come vi pare.

Forse credete a noi o forse no. Non è questo l’importante.

Come molte persone che fanno davvero grandi cose non esistiamo perché si parli di noi o per essere elogiati; esistiamo solo per rispondere alle necessità di chi ha bisogno di noi.

Forse non esistiamo affatto, siamo solo parte della fantasia di alcune persone ed è pura coincidenza che dei bambini di due anni, che quasi non sanno parlare, decidano di farsi degli amici che gli adulti non riescono a vedere.

Forse tutti quei dottori e psicoterapeuti hanno ragione a dire che stanno soltanto sviluppando la loro immaginazione. Datemi retta: è possibile che ci sia un’altra spiegazione che non avete preso in considerazione per tutta la mia storia? È la possibilità che noi esistiamo davvero.

Che siamo qui per aiutare e assistere coloro che hanno bisogno di noi, che sono capaci di credere e pertanto riescono a vederci.

-cit Cecelia Ahern

Nella prima infanzia sono tantissimi i bambini che si inventano un amico immaginario con cui giocare e parlare.Esso è un fenomeno completamente normale che interessa il 60% dei bambini tra i 3 e gli 8 anni. Lo svilupparsi di questo fenomeno è più probabile in un primogenito, in alcuni casi esso non va comunque preso alla leggera poiché esso potrebbe essere sintomo di una serie di problemi psicologici e sociali che potrebbero degenerare e portare il soggetto ad avere difficoltà a relazionarsi, realmente, con altre persone.

In genere gli psicologi dividono la vasta categoria degli amici immaginari in due gruppi: amici invisibili e oggetti personificati:  Il primo gruppo riguarda quello degli amici visibili alla persona che li ha inventati ma invisibili al resto delle persone, mentre il secondo gruppo riguarda gli amici immaginari che sono oggetti personificati, come ad esempio un orsacchiotto. Riguardo il fenomeno degli amici immaginari sono stati svolti numerosi studi la cui funzione era quella di fare chiarezza su un fenomeno interessante e ignoto allo stesso tempo.

Prima degli anni ’90, la maggior parte degli psicologi considerava gli amici immaginari come segni di problemi significativi. “Pensavano che questi bambini fossero strani”, afferma la dottoressa Marjorie Taylor, capo dell’Immagination Research Lab presso l’Università dell’ Oregon. I bambini soggetti venivano reputati intelligenti, ma socialmente disturbati, timidi e introversi anche se studi successivi smentirono categoricamente ciò, poichè molti bambini che sostenevano di avere un amico immaginario risultavano molto socievoli e non mostravano alcuna difficoltà a relazionarsi con altri bambini.

(Gli amici immaginari di casa Foster) Fonte: Google Images

Coma mai un individuo (bambino o adulto) ha la necessità di creare nella sua mente un amico immaginario?

Per rispondere a questa domanda si sono svolti numerosi studi e le risposte sono state molteplici. La risposta più gettonata risulta essere quella che sostiene che l’amico immaginario non sia altro che un supporto mentale per il bambino/adulto, ovvero una figura in grado di consolare, comunicare, ascoltare tutta una serie di problemi che il bambino/adulto non riesce a trasmettere nel mondo reale.

Quali sono le caratteristiche di un amico immaginario?

In primis è importante dire che nella maggior parte dei casi il bambino ha la consapevolezza della non esistenza fisica del suo amico immaginario, nonostante ciò il bambino che lo crea lo tratta come se fosse una persona reale, con il suo carattere, i suoi atteggiamenti ecc.. che spesso si differenziano notevolmente dai tratti caratteristici del suo creatore.

Ci possono essere più di un singolo amico immaginario?

Si, esso è un caso molto più raro e preoccupante, può infatti capitare che due amici immaginari con caratteri opposti vadano in contrapposizione creando al soggetto dei disturbi di identità o personalità

Quali funzioni ha un amico immaginario?

Le funzioni che un amico immaginario può avere sono molteplici, ma Jean Piaget (psicologo svizzero) attribui al compagno immaginario delle funzioni importanti per una crescita socio cognitiva, le funzioni sono le seguenti:

  • La funzione di stimolo e rassicurante, si rifà agli aspetti positivi che determina la presenza del Compagno Immaginario, in termini di sviluppo delle capacità di socializzazione nel bambino.
  • La funzione compensatoria, in questo caso si tratta della possibilità che i bambini hanno di vivere con il proprio Compagno Immaginario momenti magici, nel senso di poter compiere azioni impossibili o proibite al bambino.
  • La funzione consolatoria, espressa in precedenza, di ascoltatore benevolo, in cui il bambino confida i propri interessi e problemi al Compagno Immaginario, e questo svolge un ruolo di ascoltatore-consolatore.
  • La funzione moralizzatrice, riguarda l’autorità morale che sta a rappresentare il Compagno Immaginario, infatti questo oltre ad essere disponibile nei confronti del bambino, però al tempo stesso è critico verso le sue azioni, spronandolo a migliorarsi.

Jacopo Schintu

 

 

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