Il Superuovo

L’edonismo e il culto della forma ai tempi di Salvini

L’edonismo e il culto della forma ai tempi di Salvini

Non si placano le polemiche attorno al Ministro dell’Interno Matteo Salvini. La nuova ondata di sbarchi ha acceso i riflettori sul caso della Diciotti, la nave della Guardia Costiera attraccata nel porto di Catania dopo cinque giorni in rada a largo di Lampedusa. L’imbarcazione non ha ricevuto l’autorizzazione allo sbarco, mentre i 177 migranti a bordo vivono l’incubo di un’ennesima fase di stallo che fa seguito alla spasmodica attesa dei giorni precedenti in cui si aspettava di ricevere l’indicazione di un porto sicuro in cui approdare. Il portavoce della Commissione Europea Alexander Wintersterin ha fatto sapere di essere in continuo contatto con l’italia nel tentativo di trovare una rapida soluzione a un problema che diventa tanto più grande quanto più trascorrono le ore. La portavoce dell’Unhcr Carlotta Sami lancia l’appello affinchè si possa smuovere un conflitto politico che travolge vittime di abusi, torture, tratta e traffico di esseri umani, bisognose di aiuto e assistenza imminente. A questo proposito è intervenuta Save The Children esortando le autorità italiane a concedere lo sbarco per effettuare le prime cure. Stando alle dichiarazioni, a bordo dell’imbarcazione ci sarebbero diversi minorenni di cui 28 non accompagnati, le cui condizioni fisiche richiederebbero un rapido intervento. “Stiamo assistendo all’ennesima situazione di stallo, dove a pagare sono sempre i più vulnerabili, soprattutto i minori, una situazione che è contraria a qualsiasi convenzione sui diritti umani”, ha commentato la portavoce della ong Giovanna Di Benedetto. “Noi siamo molto preoccupati per le condizioni delle persone che sono a bordo della Diciotti ormai da sei giorni, un periodo lunghissimo per chi, come loro, è fortemente provato”. Appelli che non smuovono il pugno di ferro di Matteo Salvini: “Prima di chiedere lo sbarco”, ha detto, “forse sarebbe meglio alzare il telefono e chiedere spiegazioni a Bruxelles e agli altri governi europei”. Il monito del Ministro dell’Interno è riferito al piano di spartizione concordato a seguito dello sbarco a Pozzallo di 450 migranti avvenuto nel luglio scorso. Secondo il Viminale solo la Francia avrebbe mantenuto l’accordo, mentre Paesi tra cui Spagna, Germania e Malta non avrebbero accolto neanche un migrante. Mentre il Ministero della Difesa -da cui dipende direttamente la nave Diciotti- tace, l’opposizione si mostra fortemente contraria alla politica migratoria di Salvini. Tra gli interventi più duri si riscontra quello dell’ex Presidente del Consiglio Gentiloni:  “Di barche di migranti costrette a vagare in mare senza approdo ne abbiamo viste tante, dal sud-est asiatico all’Australia. Ma è la prima mondiale di una nave della Guardia Costiera bandita dai porti del proprio Paese”.

Un’ennesima bufera travolge l’operato di Salvini, al centro delle polemiche nello scorso fine settimana in occasione di un selfie scattato al termine della celebrazione dei funerali di Stato in onore delle vittime del crollo del ponte Morandi a Genova. Il Ministro dell’interno si è mostrato accondiscendente con le richieste di una ragazza, malgrado abbia mantenuto il volto corrucciato da celebrazione solenne. Un episodio che non è passato inosservato, accendendo feroci reazioni dell’opposizione e parte dell’opinione pubblica. La polemica che ha tenuto banco è stata incentrata sulla mancanza di rispetto nei confronti delle vittime, mentre qualcuno sostiene che Salvini si sia girato trovandosi per caso dinanzi a un telefonino e altri rilanciano una carezza a una donna nera che nessuno avrebbe immortalato con altrettanta efficacia. Al netto delle verità dietrologhe, tuttavia, sembra mancare un’analisi globale che possa ricondurre nello stesso insieme i diversi atteggiamenti. Il fenomeno drammatico che l’Italia si trova a vivere è un edonismo massificante e un culto della forma che trova dei segnali evidenti ed efficaci in gesti fugaci come un selfie o la politica sprezzante del ‘no’ rapido e meschino come quella seguita nelle migrazioni. Il paradosso è dettato dall’assenza di una misura a tracciare lo iato che dovrebbe separare un fatto minimo da uno massimo, laddove una tragedia viene risucchiata nell’orbita di uno schermo o nel semplicismo di un rifiuto bambinesco tralasciando un’analisi antropologico-sociale doverosa in occasioni come queste. E qui rientra la sostituzione dei valori in chiave Salvini, abile cavalcatore delle ondate di generale fermento che hanno trovato costantemente un seguito importante (una su tutte il ‘selfie tranquillizzante’ con cui stigmattizzava un complotto fittizio sulla natura di una barca alle spalle o il giuramento sul Vangelo).

Il segretario della Lega, Matteo Salvini, pronuncia un giuramento simbolico sul Vangelo

Ammesso e non concesso che una figura di un certo calibro possa concedersi privilegi da polemichetta social, rimane il dubbio sull’altra faccia della medaglia, ovvero sul motivo che spinge una ragazza in età (presunta) matura a chiedere un selfie durante la celebrazione dei funerali. Con questo non si assolve il comportamento riprorevole e sprezzante di Salvini, ma si allarga un cerchio in cui è doveroso inserire la collettività persa nella bolgia dell’immagine e della forma, assorbita da un modello di vita che si riscontra anche nei signorotti al potere. I modelli caratterizzati da valori e interessi genuini, rispetto, condivisione, umanità, hanno lasciato spazio alla velocità di gesti ed espressioni, come il tweet di Salvini per difendersi da un’accusa pesante che ha sortito anche l’effetto di spostare l’attenzione da un dramma umano insanabile alla scontrosa polemica del giorno cui seguirà una nuova polemica e un’altra ancora nel terreno magmatico del web. È effetto di un edonismo interclassista che impone a vecchi e giovani, istituzioni e cittadini, di sviare l’attenzione dal centro alle periferie e di riflesso allontanare sempre più le periferie e i periferici dal centro, rilasciando solo un mucchio di polvere su cui discutere, mentre intorno si dispiegano stragi e potenziali drammi che necessitano di linee programmatiche serie per essere evitate. Quale altra italia per questi italiani?

Pierfrancesco Albanese

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