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“American Beauty”: la visione estetica rende straordinaria una realtà che è ordinaria

“American Beauty”: la visione estetica rende straordinaria una realtà che è ordinaria

La realtà può avere molte facce, ma è il nostro sguardo a cambiarle ed ad aggiungerci colore.

Abbiamo un corpo che è sempre sensibile al mondo esterno, tuttavia la maggior parte delle cose scivola via. Accade però che qualcosa spicca, attira la nostra attenzione e richiede di essere guardato. Dallo sfondo monotono un elemento prende improvvisamente luce ed un sapore particolare. Quando ciò accade abbiamo a che fare con una visione estetica. Ciò, che cambia la realtà, talvolta può cambiare anche la vita, nel bene e nel male. È quello che accade nel film “American Beauty”. Attraverso di esso, scopriamo come l’ordinario possa diventare straordinario. 

La realtà ordinaria di “American beauty”

Un uomo di mezza età, Lester Burnham, ostina con la sua famiglia una perfezione vuota. È ora di cena e la tavola è apparecchiata perfettamente, con tanto di candelabri e musica di sottofondo. Ma è una perfezione costruita per celare le tensioni che sotto si nascondono tra lui, la figlia adolescente e la moglie. Ogni minimo errore può far venire meno la costruzione, e trasforma l’idilliaca cena in un violento litigio. Nessuno è felice nel ruolo che deve interpretare, men che meno Lester nel ruolo di buon marito fedele. La sua vita si svolge grigia, tra il monotono e i problemi al lavoro. Non trova interesse in niente e tutto gli appare ugualmente piatto e privo di senso. Nulla spicca nel suo triste paesaggio. Ecco le premesse di “American beauty”, film uscito nel 2000 che ora vediamo. 

Irrompe lo straordinario

Tutto cambia quando un elemento irrompe a distruggere questa monotonia. I genitori si recano a una esibizione scolastica dove, per la prima volta, compare la giovane e bella Angela Hayes, amica della figlia. Lester si infatua subito della giovane disinibita, che da quel momento diventa la sua ossessione. Non succede nulla di effettivo tra lui e la ragazza, ma la sua realtà a questo punto cambia completamente. Ciò che prima era grigio ora acquista un colore e trova bello ciò che prima era insignificante. La trasformazione è iniziata e ad una ad una iniziano a cadere tutte le forzature che prima tenevano insieme la finta perfezione di quella famiglia. 

Cambia Lester e cambia il suo mondo 

Accade che Lester si licenzia e si separa dalla moglie, mentre la moglie a sua volta si trova un amante. Tutto improvvisamente ha un altro significato davanti agli occhi di Lester. Anche le cose più insignificanti acquistano ora una bellezza. Il fatto è che prima e dopo il mondo oggettivamente è esattamente lo stesso, a cambiare è solo la visione di Lester, che ora è più soggetto alle visioni estetiche. Non percepisce più cose, ma oggetti estetici. Il bello è entrato nelle cose attraverso la sua visione come un qualcosa che si aggiunge a ciò che prima c’era già. 

Tutto grazie alla visione estetica 

Che cos’è una visione estetica? Immaginate di star leggendo qualcosa, siete concentrati sulle righe. Ad un certo punto sentite però un suono piacevole sullo sfondo, e la vostra attenzione si sposta allora su quel suono. Questo è un esempio di visione estetica, un qualcosa che spicca tra l’ordinario. Può essere ogni cosa, anche la più semplice, e può durare un attimo, ma trasforma la realtà. L’oggetto si presenta come un ospite che chiede di essere accolto, e ci regala una sensazione di gratuità. Nel caso di Leister, è come se la visione dall’amica della figlia gli avesse aperto gli occhi, che ora scoprono, in un mondo prima ordinario, tutto ciò di meraviglioso. 

Un grande potere che dura un attimo 

Tale è il potere delle visioni estetiche, possono colpire all’improvviso ma lasciano il segno. Uniscono in un unico atto la dimensione del senso e dell’intelligenza, nel segno del piacere. Le visioni estetiche sono istantanee ma rendono ogni realtà, per quanto ordinaria, straordinaria. 

Per approfondire: Fabrizio Desideri, Forme dell’estetica, dall’esperienza del bello al problema dell’arte. 

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