Alpinista disperso salvato da un drone: era dato per morto

Rick Allen è un alpinista britannico che nei scorsi giorni ha tentato la scalata del Broad Peak, la dodicesima montagna più alta del mondo situata vicino al K2, soprannominata per questo K3.

Nei giorni scorsi era stato dato per dispero in seguito ad una caduta, che gli aveva causato la perdita del dispositivo GPS, necessario per il rintracciamento. Quando è stato ritrovato anche lo scaldino per sciogliere il ghiaccio (tramite il quale procurarsi acqua potabile), si è temuto il peggio. Difficilmente, infatti, si riesce a sopravvivere più di 48 ore in condizioni estreme a più di 6000 metri sul livello del mare, specialmente senza cibo e acqua.

Il “miracoloso” ritrovamento è avvenuto grazie al polacco Bartek Bargiel, che si era recato nella zona per riprendere con il proprio drone le imprese sulla montagna del fratello. Il drone, dopo essere partito dal campo base del K2, ha raggiunto un’altitudine di circa 8400 metri di altezza. Riguardo le riprese, Bartek ha notato la presenza dell’alpinista, avvisando e coordinando la squadra di salvataggio che si è recata nel punto dell’avvistamento.

In poche ore Rick Allen è stato portato in salvo, presenta leggere lesioni e un principio di congelamento. Ora è ricoverato ma non è in pericolo di vita.

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Video di Bartek Bargiel, girato col drone che ha permesso di ritrovare Rick Allen. K2, catena dell’Himalaya.

La tecnologia che salva la vita

Il volo del drone che ha salvato la vita al britannico, un DJI Mavic Pro, può essere considerato una sfida tecnologica. Volare sopra gli 8000 metri, anche con un drone molto avanzato come quello di Bargiel, è estremamente difficile a causa della rarefazione dell’aria, che rende le manovre di volo molto difficoltose. L’altitudine massima per cui era progettato il drone, infatti, era di 5000 metri, molto al di sotto degli 8000 raggiunti dal pilota polacco.

Prodezza tecnologica a parte, è importante notare quanto la tecnologia, se ben usata, sia in grado di aiutare l’uomo e, in certi casi, di salvargli la vita. Questa notizia è solo l’ultima in ordine cronologico per quanto riguarda casi di vite salvate con l’ausilio di strumenti di nuova generazione.

Un esempio concreto viene da una delle pagine di cronaca più seguite degli ultimi anni: il caso dei giovani calciatori thailandesi intrappolati in una grotta con il loro allenatore. Anche in quel caso gli studenti furono inizialmente dati per spacciati ma, dopo numerose ricerche, sono stati estratti vivi grazie a subacquei e speleologi.

Salvataggio bambini thailandesi
Salvataggio bambini thailandesi, fonte: TPI.it

Il salvataggio non sarebbe però stato possibile senza l’aiuto di ingegneri, informatici, e tecnici che hanno mappato la grotta e monitorato qualità dell’aria e parametri vitali. Un altro esempio viene invece dagli Stati Uniti, dove uno studente è stato salvato da un arresto cardiaco grazie al suo Apple Watch che, rilevando un’anomalia nel numero di battiti al minuto del cuore, ha dato l’allarme.

La tecnologia, dunque, si sta rivelando sempre più importante nelle operazioni di salvataggio in casi estremi o di monitoraggio dei parametri vitali e, in futuro, vedremo nel nostri ospedali sempre più strumenti chirurgici e diagnostici che sfruttano robotica e intelligenza artificiale per salvare numerose vite.