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Alla scoperta dell’oro: valorizzazione e devalorizzazione del metallo tra cultura occidentale ed orientale

L’oro è un materiale impregnato di valore in numerose civiltà, diventato in molte culture arma economica, simbolo di ricchezza e lusso.

Tuttavia, per quanto sia considerato universalmente come materiale pregiato, il suo valore non sempre è stato assoluto. Sono frequenti infatti i contrasti valutativi nei confronti del metallo. Facciamo insieme un excursus dell’oro fino ad arrivare allo studio della considerazione di esso in due culture distanti: dal disprezzo dell’oro di Epicuro e Thomas More in occidente alla valorizzazione di esso in oriente, come ci racconta Tanizaki.

Storia dell’oro

L’oro è un metallo di transizione apprezzato e sfruttato sin dall’antichità. Risulta essere stato addirittura il primo metallo usato dalla specie umana, per creare monete, gioielli e ornamenti per i rituali. Il suo impiego non si limitò alla preistoria, bensì continuò in epoche successive assumendo anche valore simbolico. Gli antichi egizi vivevano in un’abbondanza di oro, che sfruttavano in ogni ambito, specialmente economico. Era inoltre un elemento di divinizzazione del faraone. Nei secoli successivi non mancarono accenni all’oro nell’Antico Testamento, nella cultura ebraica e nel Vangelo secondo Matteo. Nel Buddhismo l’oro è uno dei sette tesori e viene associato alla fede. Per il suo valore elevato, l’oro è stato usato in vari periodi storici da molti stati come base per le valute e fu inoltre incentivo per l’esplorazione europea delle Americhe a partire dal XVesimo secolo.

Antichi gioielli in oro
Antichi gioielli in oro

L’oro come futilità in Epicuro e Thomas More

Tuttavia, come accennato in precedenza, non sempre l’oro mantenne una connotazione positiva nella storia. Sono infatti due i filosofi ad averlo fermamente condannato, non tanto in quanto metallo ma piuttosto per la sua posizione simbolica. Epicuro nella Lettera a Meneceo, propone una dottrina filosofica caratterizzata da quatto punti fondamentali, che compongono il “tetrafarmaco”. Uno di questi punti analizza la distinzione tra i bisogni naturali necessari, i bisogni naturali non necessari ed i bisogni non naturali e non necessari. La ricchezza ed altri vizi, fanno parte di quest’ultima categoria, alla quale associamo indubbiamente anche l’oro.
Nel 1516, ispiratosi senza dubbio alla Repubblica di Platone, Thomas More pubblica Utopia, un romanzo nato dal desiderio di riproporre una città ideale. L’opera fu scritta in un periodo di corruzione e crescente disuguaglianza, che egli decise di contestare. Nella realtà utopica proposta dall’autore, emergono ideali di fratellanza, comunità, aiuto reciproco ed uguaglianza. Ed è proprio in nome di quest’uguaglianza che i cittadini vivono in case tutte uguali e vestono vestiti sobri e simili. Nella comunità utopiana non esiste il futile: ogni oggetto esiste in quanto necessario. È questa la ragione per la quale accessori, gioielli e metalli preziosi non vengono contemplati e addirittura disprezzati. Gli utopiani utilizzavano l’oro per produrre le catene degli schiavi, rendendolo quindi simbolo di infamia e vizio.

Le decorazioni dorate in Giappone

Nel saggio Libro d’ombra, lo scrittore Jun’ichirō Tanizaki sviluppa un vero e proprio elogio dell’ombra nella cultura giapponese, mettendo in evidenza a più riprese il contrasto tra oriente ed occidente in ambito decorativo, architettonico e culturale. Mentre l’occidente elogia la lucentezza, la luminosità e la chiarezza, il Giappone resta nelle sue ombreggiate sfumature tenui che celano tranquillità, riservatezza e mistero. In un passaggio dedicato alla descrizione dell’abitazione giapponese, Tanizaki mette in evidenza quanto nella profondità delle buie stanze nipponiche, l’oro emerga come elemento potente e ricco di valore. L’oro recupera quindi in Giappone un’umile preziosità che l’occidente pare spesso disprezzare.

Valorizzare o devalorizzare l’oro?

“perché tu sei
oro oro oro”

Così cantava Mango alla fine del secolo scorso, accennando ad un valore simbolico dell’oro anche nel “barbaro” occidente. Difatti, la tendenza epicurea e Thomas More non condannano l’oro in sé, ma la posizione da esso assunta nella società. La cultura giapponese ci insegna tuttavia a riscoprire gli oggetti per il loro valore intrinseco, riconoscendone l’umile bellezza e preziosità. Impariamo dunque a ridare il giusto valore agli oggetti senza necessariamente valorizzarli troppo, elevandoli su un piedistallo o devalorizzarli, privandoli ingiustamente della loro bellezza.

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