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Andiamo alla scoperta delle armi bianche più famose con Jon Snow e Massimo Decimo Meridio

Quali materiali e quali tecniche di forgiatura si sono succedute nel corso della storia? Dall’epoca romana di Massimo Decimo Meridio, al Medioevo – fantasy di George R.R.Martin.

In ogni film d’azione ci sono armi particolari, che attirano su di sé l’attenzione dello spettatore per una particolare tecnica di fabbricazione, perché forgiate con materiali unici o, semplicemente, perché vengono impugnate ed utilizzate con grande maestria dal loro padrone, ma vi siete mai chiesti quanto possano essere reali le spade più famose del grande e piccolo schermo?

Il Gladiatore

Uno degli eroi romani più famosi del grande schermo è il valente generale Massimo Decimo Meridio, interpretato da Russell Crowe.
Dopo la morte di Marco Aurelio ed il rifiuto di sottomettersi al nuovo imperatore Commodo, Massimo si trova a dover scappare dai sui aguzzini e ad affrontare la perdita della sua famiglia, ormai stanco e sconfortato, viene venduto ad un lenone e si ritrova ad affrontare i famosi duelli gladiatori, la sua arma? Il gladio romano (gladius in latino), arma d’ordinanza dei legionari dell’esercito romano e caratteristica degli schiavi combattenti, che venivano appunto chiamati gladiatori, fino al III secolo d.C., quando fu sostituito dalla spatha.
Il gladio è una spada corta, con lama larga a foglia, molto appuntita ed affilata da ambo i lati (a doppio taglio), di origine celtica.

Film “Il Gladiatore” (2000)

Gladius hispaniensis

Esistono diverse tipologie, con variazione di forma o di lunghezza, di gladio, quello utilizzato da Massimo, in riferimento al periodo storico che fa da sfondo al film, dovrebbe essere un gladio tp. Pompei che ha la caratteristica, rispetto ai suoi precedenti, di essere stato standardizzato per permetterne una produzione ampia atta a rifornire l’allora vastissimo esercito romano.

Il gladio romano era forgiato in acciaio, una particolare lega ferro – carbonio classificabile in base alla presenza percentuale dei due minerali e con il carbonio in percentuali mai superiori al 2,06%, se tale valore limite fosse superato si otterrebbe una lega detta ghisa, difficilmente lavorabile. Il ferro veniva estratto in grandi quantità da cave poste in siti montuosi. Una tecnica molto utilizzata dai romani era l’estrazione tramite la forza combinata dell’acqua e del fuoco, venivano scavati dei complessi sistemi di pozzi e gallerie, con sistemi di drenaggio ed allontanamento delle acque, tale processo disgregava la roccia metallifera per effetto delle espansioni termiche e della vaporizzazione dell’acqua contenuta nella roccia. L’estrazione del ferro dal minerale metallifero avveniva ad opera di esperti metallurghi in fornaci di materiale ceramico o generalmente refrattario, ad alte temperature, ed in un’atmosfera costantemente riducente che permetteva il bilanciamento ottimale tra le fasi silicatiche e gli ossidi metallici, in modo tale da consentire la formazione di scorie silicatiche metalliche il più possibile bassofondenti. Spesso venivano aggiunti ad alimentare la fornace dei materiali flussanti, come ossa combuste e ceneri per abbassare il punto di fusione delle scorie. Dopo l’estrazione il ferro veniva lavorato a formare la lega chiamata acciaio e, successivamente forgiato a varie, alte, temperature da esperti armaioli. La forgiatura è la prima fase di lavorazione dell’acciaio, all’interno della forgia veniva ravvivato il fuoco tramite dei mantici, successivamente la futura lama era posta ad arroventare sui carboni della forgia in modo da poter essere successivamente modellata su di un incudine, tramite l’utilizzo di un martello, fino ad assumere la forma di una lama, tale processo poteva essere ripetuto più volte, come vedremo, per realizzare lame particolarmente resistenti.

Un esempio di gladio romano fu ritrovato a Chiusi, lungo ben 40 cm, e da vari esami si è riusciti a risalire al processo di forgiatura alle spalle dell’oggetto, che è stato creato a partire da un singolo blumo, ovvero un semi-prodotto metallurgico con bordi arrotondati, a sezione quadrata o rettangolare di almeno 40.000 mm2, sottoposto a temperature fino a 1237°C. Particolare è il contenuto in carbonio che va da 0,05 a 0,08% nella parte centrale, ma arriva anche a 0,4% lungo la lama, probabilmente potrebbe essere stata un’azione di rinforzo con aggiunta successiva di elementi carboniosi che hanno alzato la concentrazione di in quel preciso punto

Film “Risen” (2016)

Ma qual è la struttura di una spada?

Prima di proseguire è fondamentale dare un nome alle varie parti che compongono una spada, in maniera semplificata possiamo suddividerla in 4 settori: lama, elsa, manico e pomolo.
Volendo essere più precisi, la lama si divide in lama, ovvero la parte centrale dell’arma che può essere divisa in tre parti: forte, la più robusta e usata per le parate, media, spesso usata per l’incrocio, e debole utilizzata per ferire di punta, e codolo, la parte terminale che rappresenta l’anima dell’impugnatura alla quale è fissato il pomolo.
Parlando di spade relativamente semplici, senza molte decorazioni o particolari caratteristiche costituenti, potremmo fermarci a questo primo quadro, ma raramente le spade dei nobili erano tanto comuni e, soprattutto, nessuna arma de “Il Trono di Spade” è un’arma semplice, quindi andiamo avanti con un’ultima, piccola suddivisione: l’impugnatura è costituita da elsa, ovvero la sezione di metallo trasversale che divide la lama dall’impugnatura, manico, che è l’impugnatura vera e propria, pomolo, che ha un’importanza particolare.
Il bilanciamento della spada avveniva tramite variazioni di lunghezza della lama o, più spesso, tramite una variazione di peso del pomolo, che oltre ad essere di grande rilevanza ornamentale, come vedremo a breve, era fondamentale per far in modo che il baricentro della spada fosse sempre a circa 4 – 6 dita dall’elsa.

I draghi di Damasco

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Molte sono le armi presenti nella celebre saga “Il Trono di Spade”, per la maggior parte sono spade e solo alcune sono tanto particolari da essere ricordate dai fan.
Martin ambienta temporalmente la sua opera in quello che sembrerebbe essere un Medioevo – fantasy, proprio per questo motivo le armi preponderanti sono da ricondurre a quel dato periodo storico, così come è evidente il parallelismo tra l’acciaio di Valyria e l’acciaio di Damasco, la cui lavorazione e qualità risultano simili sotto molti aspetti.

L’acciaio di Valyria, all’interno della saga, veniva realizzato esclusivamente nel dominio libero di Valyria e forgiato con il fuoco di drago. Le spade in acciaio di Valyria sono definite più forti, più affilate e meglio forgiate delle sorelle di acciaio comune e presentano delle particolari increspature che rimandano in maniera particolarmente diretta all’acciaio di Damasco. Dopo la caduta del dominio libero di Valyria, all’epoca in cui “Il Trono di Spade” è ambientato, spade di questo tipo sono rarissime ed è possibile ottenerne di nuove esclusivamente rifondendo altre spade forgiate con quella precisa lega e solo per mano di fabbri esperti. Proprio per questo sono estremamente rare e costose. In acciaio di Valyria è la possente Ghiaccio della famiglia Stark, che sarà poi rifusa alla morte di Eddard Stark in due lame gemelle della famiglia Lannister: Giuramento, forgiata per Jamie Lannister e poi donata a Brienne di Tarth, e Lamento di Vedova, donata dal nonno a Joffrey Lannister in occasione del suo compleanno. La più famosa in assoluto è sicuramente Lungo Artiglio, la spada in acciaio di Valyria della famiglia Mormont, che Jeor Mormont, Lord Comandante dei Guardiani della Notte, dona a Jon Snow come ringraziamento per avergli salvato la vita, dopo aver sostituito il pomo a forma di testa d’orso con uno a forma di metalupo albino. Sarà quest’arma che Jon userà per combattere i non-morti oltre la barriera. Sono proprio queste ultime battaglie a sottolineare la durezza, la resistenza e la natura a tratti magica di queste lame.

wikipedia.org

L’acciaio di Damasco a cui sembra ispirarsi Martin ha origine dal perfezionamento della tecnica indiana del Wootz, presente fin dal 300 d.C giunta in Medio Oriente solo intorno all’anno 1000 d.C., dove fu migliorata al punto tale da dare origine a lame leggendarie.

La tecnica originale dell’acciaio di Damasco è andata perduta, ma ciò che sappiamo è che furono lame forgiate con questo acciaio quelle che affrontarono i crociati europei e le poche informazioni sulla lavorazione ci derivano da alcuni scritti. Secondo queste fonti dai forni veniva estratto un ammasso di ferro-acciaio pieno di scorie carboniose, che veniva successivamente riscaldato e piegato innumerevoli volte su se stesso, fino ad ottenere una riduzione delle inclusioni nocive ed una diffusione uniforme del carbonio. Tale tecnica di lavorazione portava alla formazione di motivi distintivi e caratteristici, a bande o a chiazze, a volte in un motivo a scala” o a rosa”. Spade forgiate con questa tecnica erano reputate robuste, resistenti alla frantumazione e capaci di essere affilate molto più delle normali spade in acciaio.

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