Razzismo al giorno d’oggi: la storia di Kashaf Raza, che non è potuto entrare in un locale perché straniero

A molti piace rilassarsi a cena con i propri colleghi ma in un locale di Milano non tutti possono entrare

Oggi parliamo di integrazione e di razzismo e lo facciamo intervistando Kashaf Raza, un ragazzo di Milano che ha voluto raccontarci un episodio di qualche giorno fa che lo ha particolarmente segnato.

Chi sei e da dove vieni?

“Ciao, sono Kashaf Raza, vengo dal Pakistan e sono in Italia da tredici anni”

Cosa fai nella vita?

“Frequento il liceo scientifico a Milano e nel mentre lavoro come magazziniere per Amazon Logistic sempre a Milano. In futuro sono indeciso se frequentare la facoltà di medicina o economia perché mi piacciono tanto”

Ti va di raccontarci ciò che ti è accaduto a Milano qualche sera fa?

“L’altra sera, dopo il lavoro, sono andato fuori a cena con alcuni colleghi, eravamo circa venticinque, e decidiamo di andare in un locale di Milano prenotando per circa venti persone. Ci siamo divisi nelle varie macchine ed alcune persone sono arrivate lì prima di me. Quando sono arrivato sul posto ho visto alcuni miei colleghi aspettare fuori mentre altri erano già all’interno.  Chiedo loro come mai stessero aspettando fuori e mi rispondono che gli era stata data questa indicazione dai responsabili. Dopo una mezzoretta passata al freddo ad osservare le persone entrare, con o senza prenotazione, iniziamo a lamentarci e a chiederci come mai non ci volessero li dentro. I colleghi che erano già all’interno sono usciti dal locale per farci entrare e a comunicare, a chi di competenza, della nostra prenotazione. I buttafuori all’esterno ci dicono che il locale è completamente pieno, nonostante i nostri stessi colleghi ci rassicuravano del contrario. Ad un certo punto, la nostra manager e collega ha iniziato a parlare con i buttafuori attirando l’attenzione di un responsabile che, avvicinatosi a lei, inizia a parlarle animatamente, con arroganza e senza rispetto. A questo punto, un secondo collega si è unito alla conversazione dimostrano quanto il locale fosse bello grande e quanto fosse apprezzato anche da suo figlio, ed è stato in questo preciso momento che dalla bocca del responsabile sono uscite testuali parole: “tu sei italiano? allora tu puoi entrare. Qui possono entrare solo italiani e sudamericani”. Nell’incredulità più totale abbiamo iniziato a lamentarci e abbiamo cercato di fargli capire la gravità delle sue parole, che quelle parole sono un reato, ma nulla. Mi è dispiaciuto non aver fatto un video da diffondere. Alla fine, io e i miei colleghi non italiani o non bianchi siamo andati via.”

Come ti sei sentito?

“La prima cosa che ho provato è stata rabbia, appena ho sentito quella frase volevo solo andare via subito e non vedere mai più quella persona. Ho provato anche una sorta di disgusto per certi comportamenti e ho pensato come queste persone possano essere di un livello culturale molto basso. Mi sono domandato cosa sarebbe potuto accadere se invece di andare con i miei colleghi fossi andato con miei amici italiani, forse sarei stato l’unico a non poter entrare e ad essere escluso.”

Cosa ti ha spinto a raccontare l’accaduto?

“Una cosa che mi ha spinto a raccontare l’accaduto è stato soprattutto l’atteggiamento di sfida del responsabile, alle nostre parole lui ha reagito come se avesse la piena consapevolezza che non avremmo potuto fare niente, sapeva che se lo avessimo denunciato sarebbe stata la sua parola contro la nostra. Non so se otterrò risultati concreti, ma ho sempre creduto nella potenza dei social media, dove sto facendo di tutto per diffondere ciò che è accaduto e tentare di svegliare la coscienza di molti.”

Cosa vorresti dire a chi non ti ha fatto entrare nel locale e a chi leggerà questo articolo?

“Alla persona che non ci ha fatto entrare non ho molto da dire perché c’è poco da discutere con una persona che ragiona così, spero solo non la passi liscia perché se l’ha fatto con me, con noi, lo avrà fatto, e lo farà, anche con altri. Secondo me, quando succede una cosa del genere tu che vedi e senti o magari subisci, se rimani in silenzio sei colpevole tanto quanto la persona che ha questi atteggiamenti. Vorrei rivolgermi a quelle persone che sostenevano questo responsabile, come per esempio i buttafuori, che pur non essendo italiani hanno dato manforte all’uomo, presumibilmente per paura di perdere il posto di lavoro, dicendogli che la dignità non puoi metterla da parte per soldi, non si deve mettere mai da parte se stessi”.

È la prima volta che subisci discriminazioni per il colore della tua pelle?

“Mi è già capitato di essere insultato per il colore della mia pelle, soprattutto quando ero arrivato da poco in Italia, ma non conoscendo ancora bene la lingua italiana non potevo nemmeno rispondere. Crescendo ho ricevuto insulti di questo tipo per lo più alle spalle ed evitavo di darci peso. Però per lo più ho frequentato persone con una mentalità più aperta quindi questi episodi si sono fatti molto rari. Questa è stata la prima volta che ho subito una discriminazione così forte.”

Da cosa credi sino dovuti questi comportamenti: dall’educazione, dall’ignoranza o da un’influenza politica?

“Credo che le cause siano tutte e tre le cose, la mancanza di una buona educazione e l’istruzione limitata limitano l’intelletto. Anche la politica ha influenza, secondo me, e incoraggia questi atteggiamenti. Ho sentito politici proporre cose del tipo il divieto di far salire sui mezzi pubblici o sugli autobus gli immigrati clandestini da un certo orario e questo un po’, non vorrei allargarmi troppo, mi ricorda le leggi razziali, eppure non dovrebbe esiste più, in teoria, il concetto di razza ma ci sono magari etnie diverse. Vorrei chiudere dicendo che tante volte sento dire da politici e persone che gli stranieri che vengono qui devono civilizzarsi, ma mi domando se a doversi civilizzare devono essere gli stranieri o chi dice e pensa queste cose?”

“Vorrei prima di tutto ringraziare voi di “IlSuperuovo” per aver preso in considerazione la mia causa e aver capito comunque la gravità della situazione. Vorrei ringraziare Filippo di “Fatti Sfatti” che è sempre stato disponibile e anche in altre occasioni mi ha sempre aiutato e infatti anche lui ha preso in considerazione subito la situazione e mi ha detto appunto di voi, che siete i più adatti per questo tipo di problematiche. Ringrazio il comico “Isabo.it” che ha raccontato subito l’accaduto nelle sue stories. Ringrazio Alessandro di “Varese news” e i ragazzi di “Wordy.it” che però non hanno potuto fare nulla per mancanza di prove o denunce.”

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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