ALLA RICERCA DELL’ETERNA GIOVINEZZA: IL NOSTRO VIAGGIO IN FONDO ALLA CARNE CON “THE SUBSTANCE”

Il film più discusso del momento che vede il ritorno di Demi Moore. Mentre il pubblico ha lasciato la sala durante la proiezione, i critici hanno definito l’ultimo lavoro di Coralie Fargeat un capolavoro.

I glutei rassodati. Un seno prosperoso e il viso senza la benchè minima ruga. È ‘The Substance’ mania, l’horror body specchio di una società malata e che ha fatto sentire male gli spettatori durante la proiezione.

UNA STAR IN DECLINO E UN’ALTRA IN ASCESA

“A 50 anni, è tutto finito” e che al pubblico bisogna offrire “carne fresca”. Esordisce così il personaggio di Harvey – produttore televisivo – mentre licenzia Elisabeth, interpretata da una magistrale Demi Moore. La donna decide allora di provare un farmaco misterioso che promette di attivare la sua versione più giovane e bella. Dopo una prima iniezione, l’ex star dà vita al suo alter ego Sue – interpretata da Qualley – che è tutto quello che Elisabeth non è: giovane. Niente rughe. Niente capelli bianchi. Niente difetti. Sensuale e attativante, un agnello a cui i predatori danno caccia. Un’unica regola va rispettata: le due identità dovranno alternarsi ogni sette giorni, in modo che nessuna prevalga sull’altra. “Sapevo che questo ruolo mi avrebbe spinta fuori dalla mia zona di comfort”, afferma Moore in conferenza stampa, lei che con Proposta Indecente, Striptease o Ghost è stata il volto della vecchia Hollywood e ora, a quasi 62 anni, interpreta Elisabeth. Questo perché Demi Moore è Elisabeth: anche lei è stata più volte rimproverata perché ‘invecchiata’. Lo sguardo della regista francese ci porta a riacquisire la vista.

IL DUALISMO TRA ELISABETH E SUE (OVVERO, TRA ELISABETH ED ELISABETH)

“Indossate le protezioni, perché alla fine c’è un sacco di sangue sullo schermo: sembra che vi entri dentro!”. Così il direttore artistico del festival di Cannes ’77, Thierry Frémaux, aveva presentato ‘The Substance’ di Coralie Fargeat, in concorso per la Francia, e che poi ha vinto il premio per la sceneggiatura. Come dargli torto, visto che la pelle umana è l’indiscussa protagonista: essa si lacera, poi si ricompone. È il più grande nemico di Elisabeth, poiché la sua pelle non è più elastica, è rugosa. Poi il sangue, il vomito. Il film racconta l’incubo di ogni donna: il declino fisico. L’invidia nel vedere i volti e i corpi delle ventenni genera mostri. L’odio divora queste donne in procinto di invecchiare, la paura di essere sostituite le assale. “Cos’ha una ventenne più di me? Gli anni che hai perso!”. Il dialogo interiore che ha una donna con il suo Io e che finisce con l’essere umiliata, derisa. Sue per Elisabeth è il suo odio più grande, ma anche il suo amore più incondizionato.

LE REAZIONI

Il film ha diviso i fan in tutto il mondo. Molti lo considerano troppo disgustoso da sopportare, e infatti tantissimi spettatori hanno abbandonato la sala. Altri avrebbero persino accusato un malore. E anche negli Usa che – rispetto al pubblico europeo – digerisce meglio persino lo splatter, sta capitando la stessa cosa, con buona parte del pubblico che preferisce lasciare la poltrona del cinema poiché non riesce a resistere a tanto sangue. E poi il vomito, persino quello della platea stessa. Elisabeth subisce così una doppia umiliazione: quella del suo pubblico e quella del pubblico pagante. Un film che riesce ad essere lo specchio di una società basata sull’apparire che prevale sull’essere. Chi è giovane e bella diventa una minaccia concreta per chi deve fare i conti con le prime rughe. Ed ecco quindi ‘la sostanza’ che guarisce la pelle ma avvelena il cuore, l’unico tessuto che non può essere ricucito.

Lascia un commento