Alien Covenant, tra terrore metafisico e il mistero della creazione umana

Le origini dell’umanità restano in buona parte, anche alla luce delle ricerche più recenti, un mistero. Misterioso resta il Grande Balzo in Avanti, ossia  il processo che avrebbe in qualche millennio portato l’Homo Sapiens a divenire uomo moderno. All’improvviso l’umanità avrebbe sviluppato tutti quei caratteri che definiamo culturali, ossia la cura per i morti, la produzione artistica e di oggetti ornamentali. A questo periodo risale la nascita del linguaggio e dell’intelligenza in senso stretto. Piena di incongruenze temporali è anche la diaspora umana, che di fronte alle più recenti scoperte archeologiche, non riesce più a reggersi su una datazione attendibile, che non renderebbe giustificazione, ad esempio, alla colonizzazione umana delle americhe. Dall’affascinante mistero delle origini dell’uomo, prendono spunto i prequel della celebre saga Alien, ossia Prometheus e Alien Covenant, che immergendo il quesito nel loro caratteristico universo horror-fantascientifico, offrono grandi spunti di riflessione filosofica.

Alien Covenant e la creazione umana
L’Ingegnere, entità aliena creatrice dell’umanità nel film Prometheus, nell’atto di sacrificarsi per creare la vita su un nuovo pianeta.

Una risposta fantascientifica ad una domanda scientifica

Come si sia originata la vita sulla Terra e come l’uomo sia diventato ciò che è, sono interrogativi a cui ancora si cerca una risposta definitiva. La spiegazione fornitaci da Prometheus e Alien Covenant, è ovviamente pura finzione, ma non manca di presupposti sensati, perlomeno nell’ambito del simbolismo religioso. Secondo i film di Ridley Scott, alla base della nascita della vita sulla Terra ed in particolare dell’umanità, ci sarebbe l’attività di una popolazione aliena chiamata gli Ingegneri. Essi avrebbero sviluppato un patogeno in grado di intervenire in maniera rapida e drammatica sugli organismi viventi, mutandone il genoma. La sostanza infettiva, detta Black Goo, sarebbe forse un’arma biologica, ma in uno dei primi fotogrammi del film se ne vede un uso differente. Secondo uno dei tipici mitemi delle religioni umane, uno degli Ingegneri avrebbe fatto ricorso alla sostanza per  lasciare che il proprio corpo, alterato e trasformato in polvere, divenisse fertilizzante per un nuovo mondo, forse la Terra. Come innumerevoli divinità umane, da Dioniso ad Adone a Gesù, il creatore dell’umanità, in questo caso un alieno, avrebbe fatto ricorso al sacrificio di se stesso per portare la vita all’uomo.

Alien Covenant e la creazione dell'umanità

Secondo il celebre storico delle religioni James Frazer e poi anche per i Ritualisti di Cambridge, vi sarebbe un mito originario dal quale discenderebbero tutti i miti delle varie popolazioni umane. Tale mito sarebbe collegato alla morte del Dio, il cui significato è da ricercare dei cicli naturali. Il fenomeno della morte e della rinascita della divinità, da cui conseguirebbe la nascita della vita o l’espiazione del peccato che ha causato la morte, è una trasposizione metafisica del ciclo delle stagioni. All’inverno, che corrisponde alla morte del Dio, segue la rinascita della vita vegetale. In quest’ottica, sempre secondo Frazer e i Ritualisti, tutte le divinità legate al fenomeno della resurrezione (tra cui Osiride, Mitra, Krishna, Dioniso, Adone, Gesù, Ercole e molti ancora), sono da interpretarsi come delle personificazioni della natura.

La capacità di creare come senso dell’esistenza

Uno dei personaggi più riusciti di Alien Covenant è senza dubbio l’androide David, interpretato da Michael Fassbender. L’automa, fin da subito, si mostra affascinato ed irresistibilmente attratto dal mistero della creazione. Egli è in grado di riprodurre con precisione millimetrica melodie, opere e sculture, ma resta incapace di creare, o almeno questo è il parere degli umani che l’hanno progettato. Fin da Prometheus, David si incuriosisce del Black Goo e dei suoi effetti sui viventi e in Alien Covenant lo scopriamo autore di terribili esperimenti volti alla creazione di un nuovo essere vivente, ossia  quello che diventerà poi il ben noto xenomorfo della saga Alien. Esattamente come gli umani hanno creato lui e gli Ingegneri hanno creato l’umanità, così l’androide cerca di darsi un senso divenendo creatore, a discapito di chi ha creato lui.

La capacità di creare e dare la vita diviene ciò che emancipa l’essere razionale dalla sua natura di creatura, debitrice verso chi l’ha progettata, o di risultato casuale della biologia, passivo nei confronti della natura. Nel momento in cui si diventa in grado di creare, ci si erge al rango di Dei, si diviene pari alle forze che ci hanno originato. La creatività fine a se stessa è l’elemento che di fatto distingue l’essere umano dagli altri abitanti della Terra ed è essa stessa, che come visto ad inizio articolo, resta importante quesito per la paleoantropologia. Qualunque sia la causa del misterioso salto evolutivo fatto dagli uomini centinaia di migliaia di anni fa, una cosa è certa: rinunciare ad esprimere la nostra forza creativa è rinunciare a ciò che di più prezioso ci è stato donato.

Alessandro Porto

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