Alcide De Gasperi è una della massime rappresentazioni di che cosa significa essere laici, uomo profondamente cattolico caratterizzato da una grande fede, ma che ha sempre difeso allo stesso tempo, la laicità dello Stato dalle ingerenze della Chiesa.

Figura rilevate per la storia repubblicana che ha traghettato l’Italia dal disastro del dopoguerra al rilancio economico del boom, è stato l’ultimo presidente del consiglio sotto la monarchia dei Savoia fino ad essere il primo presidente del consiglio della Italia repubblicana.
LA DEMOCRAZIA CRISTIANA E LA CHIESA CATTOLICA
Nel dopoguerra la Democrazia Cristiana era il partito filo-americano che rappresentava il mondo cattolico, unito contro la possibile presa di potere da parte dei comunisti campeggiati dall’Unione Sovietica, per questo molto spesso il Vaticano cercava di influenzare le scelte politiche. Ma quest’ingerenza non poteva essere accettabile per un uomo come Alcide de Gasperi che benché anticomunista, non era disposto a scendere a compromessi. Aveva partecipato al CNL, collaborato anche con coloro che erano di idee opposte come Palmiro Togliatti, Pietro Nenni pur di aiutare un Paese devastato dalle atrocità della guerra. Il caso-evento che mostrò il grande spirito di laicità da parte dello statista italiano avvenne nel 1952 alle elezioni amministrative del comune di Roma, dove Il Vaticano era disposto a far candidare don Luigi Sturzo come sindaco con un’alleanza fatta da quattro partiti tra cui il Partito Nazionale Monarchico e il Movimento Sociale Italiano. Tutto ciò era inammissibile per il primo ministro italiano che era disposto a rinunciare la sua vita politica piuttosto che perdere la laicità dello Stato e anche dal fatto che lo stesso de Gasperi era stato un antifascista pochi decenni prima, durante la Resistenza. La DC riuscì a vincere le elezioni a Roma grazie a una coalizione socialdemocratica senza il bisogno dell’ appoggio da parte dell’estrema destra. Ma ciò portò una spaccatura tra Santa Sede e De Gasperi tanto che ne rimase profondamente turbato. In occasione del trentennale delle nozze con Francesca Romani, sua moglie, il Vaticano decise di non invitarli, e de Gasperi in quest’occasione con una celebre dichiarazione mostrò il suo animo di uomo di fede ma allo stesso tempo come uomo di stato, dividendo questi due aspetti di carattere uno privato e l’altro istituzionale.
«Come cristiano accetto l’umiliazione, benché non sappia come giustificarla. Come Presidente del Consiglio italiano e Ministro degli Esteri, l’autorità e la dignità che rappresento e dalla quale non posso spogliarmi neanche nei rapporti privati, m’impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla segreteria di Stato un chiarimento.»

DA DOVE NASCE L’IDEA DI LAICITÀ?
È curioso constatare come l’idea di laicità e presente già nei vangeli quando Gesù disse:
Date a Cesare quel che è di Cesare
Ovvero la necessità di distinguere la materia di fede da quella di carattere politico-istituzionale. Si può individuare nel medioevo le condizioni che hanno cominciato a sancire l’inizio di un processo di riflessione sempre più approfondita e accesa in autori come Marsilio da Padova e Guglielmo da Ockam. Il Defensor Pacis, come era chiamato Marsilio , considerava l’assoluta indipendenza del potere temporale, la laicità del Sacro Romano Impero rispetto alla Chiesa perchè il suo potere era dato dal popolo (una parte) tant’è che i vescovi dovevano essere eletti anche loro dal popolo, e come massima autorità religiosa, doveva essere il Concilio al posto del Papa. Il frate francescano nel Dialogus, approfondì la teoria di Marsilio, sostenendo come il potere è derivato da Dio ma senza l’intercessione papale, ma da quella derivata del popolo tanto che può ribellarsi se il sovrano non rispetta il principio fondamentale di “equità naturale”. Il popolo aveva la legittimità di ribellarsi al sovrano se compiva opere nocive per la collettività, ma solamente nel caso, appunto, di opere ritenute deleterie. Questi due grandi autori portarono una nuova riflessione sulla divisione tra religione e stato andando a influenzare le epoche successive, fino a quando nel Settecento in pieno Illuminismo, la Rivoluzione francese sancì l’inizio di una nuova epoca nel rapporto tra la dimensione religiosa e le istituzioni statali. I sovrani non riuscirono più a rimandare in dietro le lancette della storia perché tutto ormai aveva segnato profondamente le coscienze degli individui, consapevoli di una nuova libertà

Guglielmo d’ Ockham
LA LAICITÀ PER DE GASPERI
Per de Gasperi la fede chiamava in causa un senso di umanità che il politico italiano andava abbracciarla nella sua complessità, nella sua interezza a prescindere dalle divisioni e credenze, con un profondo senso del servizio per il prossimo. Con la sua testimonianza, in quanto uomo e politico della Repubblica, ha insegnato a saper distinguere due sfere una di carattere personale e l’altra che a che fare con la collettività. De Gasperi è stato fuori dalle logiche dell’aut-aut (o-o), dove si creano incomprensioni e fanatismi, ma nella logica del et-et (e-e) con la consapevolezza che ognuno è libero di perseguire la proprie convinzioni e credenze, senza avere il potere di imporre sulla comunità di persone il proprio credo, mostrando come lo Stato sia un’entità super partes. Un tema quello della laicità che ancora oggi rimane acceso, in un periodo di crisi dove si sta vivendo spinte conservatrici sia nel mondo occidentale, sia in nazioni che ancora la religione e stato non hanno avuto un processo di divisione, in particolare nei paesi medio-orientali, Alcide de Gasperi rimane un punto di riferimento per rispondere che cos’è la laicità, sia per credenti di ogni fede, sia per coloro che non credono.