Il Superuovo

Alan Turing impersona il problema della teodicea: il Dio di Leibniz studiava statistica?

Alan Turing impersona il problema della teodicea: il Dio di Leibniz studiava statistica?

Cosa hanno in comune il lavoro di Alan Turing durante la Seconda Guerra Mondiale e la questione teologica dell’esistenza del male?

 

Nel 2014 esce nelle sale The Imitation Game, adattamento cinematografico della biografia “Alan Turing, Storia di un Enigma”, scritta dal matematico britannico Andrew Hodges.

 

The Imitation Game

La storia di Alan Turing è ben nota, oggi, ma rimase segreto di stato fino al 1974, quando i servizi segreti inglesi, non temendo più un ennesimo attacco da parte della Germania, iniziarono a pubblicare informazioni sul lavoro di crittografia compiuto dai matematici inglesi. Ufficialmente, solo nel 2009 il governo del Regno Unito ha riconosciuto le proprie colpe nei confronti del matematico che tanto aveva fatto per il proprio paese, con queste parole:

Per quelli fra noi che sono nati dopo il 1945, in un’Europa unita, democratica e in pace, è difficile immaginare che il nostro continente fu un tempo teatro del momento più buio della storia dell’umanità. È difficile credere che in tempi alla portata della memoria di chi è ancora vivo oggi, la gente potesse essere così consumata dall’odio, dall’antisemitismo, dall’omofobia, dalla xenofobia e da altri pregiudizi assassini, da far sì che le camere a gas e i crematori diventassero parte del paesaggio europeo tanto quanto le gallerie d’arte, le università e le sale da concerto che avevano contraddistinto la civiltà europea per secoli. (…) Così per conto del governo britannico, e di tutti coloro che vivono liberi grazie al lavoro di Alan, sono orgoglioso di dire: ci dispiace, avresti meritato di meglio.”

“Sai perché alla gente piace la violenza? Semplicemente perché procura piacere. Gli esseri umani trovano la violenza molto appagante. Ma sottrai l’appagamento e il gesto diventa vano.”

“E affiderai tutto questo alla statistica?”

Alan Turing è oggi conosciuto per aver gettato le basi dell’informatica, creando quella che venne chiamata “macchina di Turing”: una macchina in grado di eseguire algoritmi, preludio di quello che oggi chiamiamo “computer”.

Eppure per la storia è stato molto di più che un matematico e un filosofo: è stato soprattutto un crittografo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, insieme a un team di matematici, al Bletchley Park (il principale centro di crittoanalisi del Regno Unito) lavorò alla decifrazione dei messaggi tedeschi criptati dalla macchina nazista Enigma.

Nel film assistiamo al momento in cui per la prima volta la macchina di Turing funziona, e trovando una corrispondenza decifra il messaggio criptato. La scena mostrata è ovviamente romanzata e forse più enfatizzata di quanto sia stata realmente, ma non meno emozionante e straziante di quanto è certamente stata, a posteriori, la vera Storia: grazie al messaggio cifrato prevedono un imminente attacco tedesco e, entusiasti all’idea che due anni di lavoro non siano stati sprecati, si precipitano ad avvertire il tenente. Eppure non lo possono fare. Non possono salvare quelle vite, perché “Il momento più difficile per mentire a qualcuno è quando si aspetta di essere ingannato: se qualcuno si aspetta una bugia non puoi dargliene una.” Capiscono dunque che è necessaria una strategia, che non potranno salvare le proprie truppe tutte le volte, che non possono rischiare che i tedeschi capiscano di essere stati scoperti, altrimenti cambierebbero metodo di criptazione, facendo sfumare ogni loro sforzo.

Finito il compito di crittografi, inizia quello di statistici: “Analisi statistica: il numero minimo di azioni necessari a vincere la guerra, ma anche il numero massimo di interventi prima che i tedeschi si insospettiscano.” L’intero lavoro diventa quindi capire quanti attacchi poter fermare e quanti doverne lasciar accadere, un lavoro di precisione ed enormemente rischioso.

Alan Turing e gli altri matematici diventano i burattinai onniscienti della Seconda Guerra Mondiale.

Il migliore dei mondi possibili

Come può esistere il male in un mondo governato da un dio onnipotente la cui qualità prima è la bontà?

Leibniz, come tanti altri prima di lui si fece questa domanda. Fu proprio lui a coniare il nome “teodicea”, che significa letteralmente “giustizia di Dio”, dando inizio ad uno studio teologico e filosofico che continua da secoli.

Partendo dall’assioma “Dio è necessariamente buono”, sembra logicamente che le possibilità siano due: Dio vorrebbe impedire la malvagità ma non può, oppure può ma non vuole. In un caso Dio non è onnipotente, nell’altro non è buono.

Giustificare ogni problemi con la frase “le vie del Signore sono misteriose” non soddisfa uno scienziato, seppur credente, dunque serve una logica schiacciante che non lasci spazio a dubbi e interpretazioni.

La risposta di Leibniz è quella propria di un matematico: Dio è onnipotente e buono, ma si scontra con limiti logici. Vuole a tutti i costi il bene assoluto, ma questo implica conferire agli uomini il libero arbitrio. La libera volontà umana ha però un prezzo: la possibilità di scegliere porta necessariamente il peccato, la colpa, il male. Non potendo far coesistere il bene assoluto e la libertà di scelta, Dio sceglie di realizzarli entrambi, “mescolandoli” nel miglior modo possibile, facendo del suo meglio.

Nel film Alan Turing viene accusato da uno dei suoi collaboratori: “Non sei Dio, Alan. Non tocca a te decidere chi vive e chi muore.”, ma il matematico risponde, sicuro: “Sì, invece. Perché nessun altro può farlo.

Come Alan Turing, dunque, il Dio di Leibniz pondera, e tramite un’indagine statistica crea il migliore dei mondi possibili ”. Cercando di salvare il maggior numero possibile di persone innocenti, o donando la maggior quantità possibile di libertà, per bloccare il maggior numero di attacchi, o la quantità di male e di peccato possibile.

É stato calcolato, da storici e statistici, che grazie al lavoro di Turing la guerra è stata abbreviata di due anni, salvando oltre 14 milioni di vite.

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