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Inquinamento atmosferico in discesa, ma le polveri sottili non ci stanno e fanno le rivoluzionarie

Tra gli effetti collaterali della pandemia che ha invaso il nostro pianeta rientra la diminuzione delle concentrazioni di alcuni inquinanti. Nonostante ciò dei dati registrati in Italia dicono il contrario.

Evidente diminuzione dell’inquinamento atmosferico, visibile dalle elaborate immagini da satellite. (Europa Today)

Una pandemia come quella che sta vivendo la nostra specie nelle ultime settimane è senza ombra di dubbio disarmante e crudele: centinaia di migliaia di vite spezzate, vita quotidiana in tilt, e sforzo disumano degli addetti ai lavori sono solo alcune delle tante caratteristiche negative che il Covid-19 porta con sé. Se c’è qualcosa che ci può aiutare in questo periodo è però la convinzione che qualsiasi evento, nella vita sul nostro pianeta, non ha mai sfaccettature esclusivamente negative, o positive. Può risultare il bilancio totale dell’evento mirato più verso il negativo, o viceversa, ma raramente si ottiene una vittoria netta, 100 a 0, di uno dei due aspetti. E così anche in questo spiacevole evento che ha colpito le nostre vite, si possono individuare dei lati positivi.

Immagine del Covid-19, coronavirus responsabile della pandemia che sta piegando il mondo. (la Repubblica)

Lo strano caso delle polveri sottili

Tra questi merita particolare menzione la salute del nostro pianeta: è inutile negarlo, lo stop, a livello quasi mondiale, del traffico della vita quotidiana, ha notevolmente ridotto la quantità di inquinamento atmosferico a cui la Terra era sottoposta, regalandole un attimo di respiro. Anche in Italia, come era da aspettarsi, essendo uno dei Paesi maggiormente colpiti dall’epidemia, si sono osservati abbassamenti delle quantità di alcuni inquinanti, tra cui, in particolare, il biossido d’azoto (NO2), come riportato in un articolo di Galileonet. La notizia si concentra, però, su un fenomeno che ha portato gli studiosi a interrogarsi, essendo contro la tendenza. Si tratta della concentrazione di un altro tipo di inquinanti: i particellari, quelli che costituiscono il cosiddetto particolato. Questi infatti, non sono affatto diminuiti, ma hanno mantenuto concentrazioni abbastanza elevate, superando addirittura, a Roma nella giornata del 29 Marzo e nella Pianura Padana tra il 28 e il 29 Marzo, i 50 µg/m3 (50 microgrammi a metro cubo, il limite giornaliero), toccando gli 80 µg/m3 nella capitale, i 100 µg/m3 in Emilia e i 140 µg/m3 in Romagna, come registrato dall’Arpae Emilia-Romagna.

Bologna avvolta dalle polveri sottili. (Corriere di Bologna)

Gli inquinanti atmosferici

Prima di provare a spiegare i motivi di questi risultati, cerchiamo di capire bene cosa si cela dietro il fenomeno dell’inquinamento atmosferico. Innanzitutto, gli inquinanti non sono tutti uguali, a differenza di come si potrebbe pensare ad una primissima e superficiale analisi. La maggior parte degli inquinanti sono gassosi, ma non mancano le particelle solide o liquide, sospese in aria e disperse nella nostra atmosfera. Oltre a questa prima distinzione in base allo stato fisico degli inquinanti, esiste un’altra classificazione molto più appropriata: si distinguono, infatti, inquinanti primari e secondari, a seconda che loro presenza non sia o sia derivata da altri composti chimici. Della prima classe fanno parte dunque inquinanti come il diossido di zolfo (SO2), gli ossidi di azoto, tra cui lo stesso NO2 di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo (sottolineando la sua diminuzione di concentrazione nell’atmosfera), e il monossido di carbonio (CO), presente soprattutto nelle città e molto tossico, a causa dell’azione inibitrice sul trasporto del sangue, che ottiene legandosi all’emoglobina. Altri inquinanti primari sono le particelle di piombo e di amianto, ai quali si aggiungono le polveri sottili. Alla classe dei secondari invece appartengono ad esempio l’acido solforico (H2SO4), tra i maggiori responsabili del fenomeno delle piogge acide, che deriva dalla combinazione dell’acqua (H2O) e del triossido di zolfo (SO3), a sua volta derivante da diossido di zolfo (SO2) e ossigeno (O2); all’acido solforico si aggiungono i prodotti delle cosiddette reazioni fotochimiche, ovvero quelle che prevedono l’azione della luce solare. Tra questi compare l’ozono, spesso conosciuto come un composto salvifico (e questo è vero, ma se situato nell’ozonosfera, tra i 15 e i 35 km di altezza), ma che se respirato risulta essere tossico.

Grafico rappresentativo della formazione dell’Inquinamento atmosferico. (Ambiente-Regione Emilia Romagna)

Gli inquinanti particellari

Una particolare classe di inquinanti (quelli che interessano particolarmente a noi) sono i particellari: formano il cosiddetto aerosol (particelle solide o goccioline liquide sospese in aria, come accade nella nebbia o nel fumo). Le particelle solide prendono il nome di particolato, e le loro dimensioni variano da visibili ad occhio nudo a quelle di un singolo atomo: in base a ciò si distingue in particolato grossolano e polveri sottili, a seconda che il loro diametro superi o meno i 10 µm (micrometri) di diametro. Le polveri sottili a loro volta si dividono in diverse PM (Particular Matter): PM10, PM2,5 e PM1, dove il pedice indica il diametro massimo che queste particelle possono avere in micrometri. Come si può facilmente immaginare le più pericolose sono le terze, che essendo più sottili possono raggiungere gli alveoli, mentre le seconde si fermano ai polmoni, e le prime ai bronchi. Quelle a cui si riferiscono i dati controtendenza che vi abbiamo riportato sono le PM10. A questo punto siamo in grado di comprendere quanto, pur trattandosi sempre di inquinanti, le PM10 siano diverse dal diossido di azoto, del quale le concentrazioni, come vi avevamo riportato inizialmente, sono invece visibilmente diminuite. La spiegazione al fenomeno osservato che gli studiosi hanno ipotizzato è infatti proprio la diversa natura dei diversi inquinanti, nonché la loro diversa derivazione. Le PM derivano infatti dall’utilizzo dei combustibili fossili nei mezzi di trasporto, nell’allevamento e nell’agricoltura, a differenza del diossido di azoto che si forma nell’atmosfera dalla reazione fra monossido di azoto e ossigeno. L’osservazione del fenomeno in maniera rilevante in Emilia-Romagna sembra poi dovuta al fatto che questa regione si trovi ‘intrappolata’ tra le catene montuose delle Alpi e degli Appennini.

Figura rappresentativa delle dimensioni delle polveri sottili in rapporto a quelle di un capello. (Ventilazione Casa)

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