Al centenario della nascita di Franco Basaglia scopriamo l’eredità della psichiatria radicale italiana

Nel 1961 Franco Basaglia arriva al manicomio di Gorizia sovvertendo l’insulsa retorica del supposto pericolo rappresentato dai pazienti psichiatrici.

Il lunedì passato della settimana corrente ha marcato il centenario della nascita di Franco Basaglia (1924-1980). Psichiatra e neurologo veneto, avanguardista assoluto della disciplina di salute mentale in Italia e conseguentemente ispiratore della Legge 180/1978 che ne prende il nome. Scopriamo insieme le innovazioni socio-sanitarie della lezione basagliana.

FRANCO BASAGLIA

Convinto antifascista fin dagli studi padovani, dopo la specializzazione in malattie nervose e mentali, fu per dieci anni il direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, coltivando parallelamente interessi filosofici e politici, dove pure s’impegnò con la fondazione nel 1973 di Psichiatria Democratica, una società intesa come movimento di sovversione (ed in seguito chiusura) del sistema manicomiale italiano, contro il clientelismo e il nepotismo, secondo un rifiuto categorico dell’economicismo della salute mentale entrato in auge nel secondo Dopoguerra italiano.

La figura di Basaglia è dunque primariamente ricordata dai posteri per il ruolo avuto come promotrice della chiusura dei manicomi italiani; un vanto di risonanza mondiale che si evince dalle fonti del tempo. Come ricorda lo storico inglese John Foot, sono infatti numerosi gli “intellettuali, scrittori, editori, cineasti, giornalisti, fotografi e artisti che dedicarono tempo e talento alla lotta per il cambiamento. Il loro contributo al movimento fu essenziale, come collegamento tra la teorizzazione dei leader e le masse.” Il supporto della manovalanza intellettuale europea catapultò l’esempio anti-manicomiale goriziano sulla pagine di numerose testate giornalistiche internazionali (p. e. The New York Times) che ne elogiarono la lezione anti-istituzionale.

IL MANICOMIO DI GORIZIA

Diventato operativo nel 1916, l’ospedale di Gorizia fu lasciato fatiscente dalla Prima guerra mondiale. Fu poi ricostruito e mandato avanti secondo una conduzione austera, tendente alla spersonalizzazione dei pazienti. Ciò cessò all’arrivo dell’amministrazione Basaglia, nel 1961. All’apice del boom economico italiano, anche il sostegno sanitario necessitava d’esser ammodernato, poiché, come ricordò lo stesso Basaglia in seguito:

L’esperienza di Gorizia si [verificò] in un momento di trasformazione culturale ed economica che non poteva non coinvolgere anche l’organizzazione assistenziale.

Furono quindi tolte di mezzo le gabbie ed i letti cinghiati, aperti i reparti tenuti sottochiave, e sostituito le “terapie” insuliniche e d’elettroshock con quelle farmacologiche, seguendo una linea medica dedita alla restituzione della soggettività ai pazienti. Basaglia organizzava assemblee tra personale curante e malati in cura, invitando anche i famigliari di quest’ultimi a visitare un luogo tagliato fuori dal resto mondo per troppo tempo. Molto del successo delle iniziative basagliane si deve ai volontari che affiancarono i dipendenti sanitari con i quali veniva mantenuto un dialogo costante, secondo uno spirito collaborazionista rivoluzionario.

L’EREDITÀ BASAGLIANA

Secondo la ricostruzione storica del soprammenzionato Foot, “il movimento si macchiò anche di molti ‘eccessi’ ideologici […] e fu proprio il linguaggio del movimento a fornire utili appigli ai suoi avversari. Gl slogan maoisti abbondavano e i limiti venivano spesso superati. Si insisteva troppo sulla mera affermazione del nesso tra classe sociale e malattia mentale, come se fosse un dato scontato.” Ciò influì molto sul decentramento dell’attenzione dell’amministrazione pubblica in merito. Tuttavia, occorre ricordare che l’operato medico-politico di Basaglia non fu vano: il Servizio sanitario nazionale (SSN) italiano fu istituito appena sei mesi dopo l’approvazione della Legge Basaglia (l. 180/1978), con la Legge 833/1978, proposta dall’allora ministro della sanità Tina Anselmi, sotto il governo Andreotti IV.

La stessa Legge Basaglia rappresenta un primato mondiale italiano, imponendo la chiusura dei manicomi e regolamentando il trattamento sanitario obbligatorio, promuovendo al contempo i diritti individuali inviolabili di coloro che soffrono di malattie psichiche. I cosiddetti ‘psichiatri radicali’ (per via delle posizioni critiche che lamentavano nei confronti della vecchia maniera) di stampo basagliano demolirono dall’interno le istituzioni assistenziali nelle quali essi stessi esercitavano potere, secondo uno slancio sociale rivoluzionario figlio del suo tempo.

 

 

 

 

 

 

 

[Tutte le citazioni di J. Foot in John Foot, La “Repubblica dei matti”. Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia, 1961-1978, Milano, Feltrinelli, 2014, N.d.R.]

Immagine in copertina courtesy of La Repubblica

 

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