“AI song contest”, festival musicale che unisce progresso e arte come auspicavano futuristi e positivisti

Il nuovo contest di musica tenta di unire due ambiti spesso percepiti come distantissimi nella storia letteraria. Adesso invece sembrano potersi mischiare creando vere e proprie opere d’arte.

Il Covid-19 ha fermato anche il famosissimo Eurovision Song Contest, festival internazionale che univa i cantanti e i brani più belli di tutta Europa in un’unica serata. Ma nessuno si è dato per vinto e, in Olanda, hanno visto in questa situazione un’opportunità da cogliere al volo: quella di creare un festival di canzoni cantate sì da persone, ma scritte e musicate da intelligenze artificiali. In questo modo la tecnologia entra in punta di piedi anche nell’ambito che, per la sua irrazionalità, sembrava essere il più lontano possibile da essa: il processo artistico.

Nuovi musicisti

Prima di tutto, questo nuovo concorso è una vera e propria gara. Ci sono tredici squadre che si giocano la vittoria finale e una giuria di esperti che si pronuncerà riguardo ai vari stadi compositivi e all’esecuzione finale. Stando a quanto riporta Repubblica, questa giuria è formata da un compositore, competente in materia musicale, coadiuvato da specialisti dell’intelligenza artificiale, perché sarà proprio lei la vera protagonista del festival. E infatti chi gareggia sono squadre costituite sia da professionisti del mondo della musica sia da tecnici in grado di lavorare con gli ultimi ritrovati della tecnologia che adesso sono persino in grado di comporre canzoni. Come? sulla base di accumulazione e rielaborazione di dati che poi vengono combinati fino a fornire un risultato a cui aggiungere solo l’ultima componente, cioè la voce umana. Le canzoni dovranno avere una durata massima di tre minuti, ma per questo prodigio basteranno e avanzeranno. Le intelligenze artificiali sono addestrate tramite l’ascolto ripetuto e ripetuto ancora di canzoni, in particolare quelle partecipanti alle scorse edizioni dell’Eurovision Song Contest. Ascoltando i brani il computer è in grado di carpirne tutti gli schemi e, combinando i vari elementi tramite codici e algoritmi (che andranno fatti reperire insieme alla canzone alla giuria del AI Song Contest), di scrivere melodia e parole. In pratica si sostituisce perfettamente ad un artista nella sua fase compositiva, lasciando all’uomo solamente l’esecuzione vocale. Il background della canzone, il lavoro che non si vede, lo gestisce una macchina, detto brutalmente. In questo modo la tecnologia entra a far parte ancora di più delle attività umane, fatto che in sintesi rappresenta la tesi di fondo degli ideatori di questo innovativo festival: l’emittente olandese VPRO. Essi vogliono sensibilizzare sull’importanza che la tecnologia e, nella fattispecie, l’intelligenza artificiale rivestono nella nostra epoca e di quante potenzialità possano essere ormai dotate. Anche se questo non può che aprire ulteriormente il dibattito tra chi considera lo sviluppo di queste tecnologie come un’opportunità o chi le vede come una minaccia, tanto più che adesso le intelligenze artificiali possono dire la loro in campo artistico. I fatti dicono questo: creatività artistica e sviluppo tecnologico possono collaborare per ottenere buoni risultati; progresso e arte si incontrano, ora bisogna capire se il binomio potrà funzionare.

Auguste Comte (1798-1857)

La scientificità del processo artistico

In piena Seconda Rivoluzione Industriale si affermò una corrente di pensiero ideata per primo dal francese Auguste Comte e che assunse il nome di Positivismo. Sulla base di importantissime scoperte scientifiche avvenute in quel periodo e a un grande sviluppo industriale che prese piede nel continente europeo, Comte e i seguaci e continuatori del suo pensiero proposero una serie di teorie secondo cui l’unica conoscenza possibile, in ogni ambito, fosse quella realizzabile seguendo il metodo scientifico, oggettivo e sperimentalmente perseguibile. Diffondendo il metodo ad ogni disciplina del sapere, si potevano analizzare i rapporti causa-effetto dei fenomeni e costruire una nuova società basata sull’ordine e sul progresso. La tesi di fondo del Positivismo si fece portavoce di un certo ottimismo secondo il quale lo sviluppo tecnologico-industriale degli anni ad esso contemporanei fosse un chiaro segno del perfezionamento inarrestabile dell’umanità, che si stava muovendo sempre di più nella sua evoluzione e nel passaggio da stadi più arretrati (in ogni campo) fino alla graduale perfezione. A questo punto la supremazia della scienza (e della sociologia come “scienza dell’umanità”) fu sancita senza possibilità di replica. L’enorme sviluppo industriale indusse i teorici del Positivismo a pensare che, fondando la società sul metodo scientifico di indagine e nell’ elaborazione di sistemi, il progresso sarebbe stato inarrestabile.

E l’arte? Per Comte essa aveva una funzione sociale puramente utilitaristica, cioè quella di plasmare i sentimenti individuali per indirizzarli e guidarli verso una condotta comune. In generale la funzione di subalternità rispetto alla scienza, il sentimento di perdita del ruolo-guida (la cosiddetta “Aureola“) che gli scrittori in particolare possedevano precedentemente, la mercificazione svilente dell’arte ridotta a oggetto da vendere sono tutti aspetti percepiti dagli intellettuali dell’epoca, schiacciati dallo sviluppo tecnologico e dall’eccessivo spazio concessogli. Anche perché i positivisti avevano un occhio di riguardo per le arti figurative, trascurando un pochino di più la letteratura. Ma non per questo non le porsero attenzione. Per loro essa doveva essere esaltazione del progresso e della grande scoperta tecnologica, di cui il treno fu reso emblema e non di rado (per ragioni un po’ diverse anche da Carducci) esso venne decantato. Ma soprattutto la scrittura doveva essere oggettiva, a guisa di una scienza in letteratura. Il processo creativo doveva fondarsi sul reale diventando quasi strumento di un’indagine sociale. L’attenzione alla sociologia e allo studio scientifico dei comportamenti umani venne trasportato anche in campo letterario, con l’inquadratura di esso nei termini della race, del moment e del milieu, cioè i caratteri di un popolo, il momento storico in cui ci si trovava e l’ambiente in cui il popolo stesso agiva. L’arte era un’indagine sociale pura e le manifestazioni estetiche erano essenzialmente documenti storici. Ed è per questo che, nella concezione artistica del Positivismo, trionfava nettamente la prosa sulla poesia. Infatti si trattava del periodo del Naturalismo francese e del Verismo italiano. Ormai la scienza e il suo metodo erano penetrati nell’arte e ne condizionavano l’oggetto e le modalità di indagine. E ai giorni nostri l’avanguardia tecnologica dell’intelligenza artificiale è penetrata nel mondo della musica sfondando una barriera non da poco. In più la creatività di queste nuove matrici artistiche non disdegna di attingere dalla realtà: una squadra australiana partecipante al Contest ha deciso di addestrare la sua intelligenza artificiale non solo con melodie di altre canzoni ma anche con suoni di versi di animali delle loro terre, tra cui soprattutto i koala. Questo per sensibilizzare riguardo alle devastazioni dei recenti incendi che hanno coinvolto la flora e la fauna australiane. Le potenzialità creative della loro tecnologia sono dunque in grado di attingere a elementi reali apparentemente poco melodici come i versi animali e di tradurli in una composizione artistica. Ma attenzione: qui con strumenti tecnologici derivati dal progresso scientifico, si dialoga con l’arte, mentre il Positivismo cercava di imbrigliarla per farne strumento della sua indagine. E infatti gli artisti, nella loro identità e ricerca di autonomia, si ribellarono. Il rischio che la tecnologia invada troppo il campo della creatività è sempre in agguato, anche se per ora sembrano andare felicemente a braccetto.

Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944)

L’esaltazione della modernità

Agli inizi del Novecento, in Italia, si diffuse un movimento artistico che tendeva ad abbracciare tutti i campi (pittura, scultura, architettura e ovviamente letteratura) e che si poneva in netto contrasto con le altre linee di pensiero d’avanguardia: il Futurismo, un movimento costituitosi grazie a manifesti teorici e che esplicitamente si preannunciava contro la tradizione. Il Futurismo italiano non guardava al passato ma si proietta nettamente in avanti, anzi affermava di voler distruggere musei e biblioteche, tutti quei luoghi che invecchiavano la cultura e la rendevano troppo legata alla tradizione e al passato. L’arte doveva partire dal presente per slanciarsi nel futuro, senza guardarsi indietro, esaltando la modernità in tutte le sue forme. E modernità voleva dire progresso, voleva dire sviluppo industriale, voleva dire velocità. A questo punto si capisce come la materia su cui si pose l’attenzione di Filippo Tommaso Marinetti (colui che il 20 febbraio 1909 pubblicò sul “Figaro” parigino il manifesto del Futurismo) e dei suoi seguaci fu  l’esaltazione della macchina, del susseguirsi rapidissimo delle invenzioni, dell’elettricità, persino della bomba. Modernità da esaltare, da ammirare, da salvaguardare e da trasporre in poesia. E così un’automobile ruggente diventa più bella della Nike di Samotracia (parole di Marinetti) e la sua dirompenza, la sua energia, la velocità sono di gran lunga migliori della sonnolenza e dell’immobilità pensosa della concezione umanistica della letteratura. Marinetti vuole “Sputare sull’Altare dell’Arte” per crearne una nuova, febbrile e impetuosa. L’esaltazione della tecnica e dell’invenzione industriale si traducevano in una celebrazione del movimento, che poi si poteva allargare anche all’azione, alla violenza, alla virilità combattiva vedendo in un’ottica positiva persino la guerra. La bellezza stava tutta nel nuovo, nel progresso: materia d’arte erano diventati le macchine e i piroscafi, senza dimenticare il treno. Inoltre vennero stravolte tutte le regole e anche il gusto della poesia precedente, quella troppo ancorata al passato. La rivoluzione passò anche attraverso le tecniche espressive, la metrica, le parole e la loro disposizione sulla superficie del foglio su cui venivano impresse. Le parole erano libere nello spazio, disposte in alto, in basso, al contrario o trasversalmente al centro della pagina. Per di più si diede largo spazio all’invenzione di vocaboli onomatopeici volti ad imitare i suoni dei macchinari, i rombi delle macchine, tutti quei rumori che potessero dare l’idea di velocità e di movimento. Venne anche abolito l’utilizzo degli aggettivi qualificativi e, cosa ancora più rivoluzionaria, persino l’impiego della punteggiatura. Essa infatti non possedeva più il ruolo di dare un senso alla frase e la tendenza era quella di sostituirla con un tipo diverso di segni, quelli musicali o matematici. Era quasi il paradosso, perché si rivoluzionava completamente la scrittura letteraria snaturandone di fatto ogni ambito. La poesia era completamente mutata e adesso esaltava il progresso a tal punto che esso stesso ne aveva cambiato le caratteristiche. La modernità era stata esaltata dalla poesia futurista ma, allo stesso tempo, era penetrata nel mondo artistico stravolgendone le regole e adeguandolo ai suoi ritmi. L’arte era diventata moderna esaltando la modernità e portandone alla luce la massima espressività. Il movimento, la velocità, il rumore e tutta la caoticità ad essi legata erano il bello della società moderna e facevano rima con progresso, quello che era divenuto il protagonista indiscusso dell’arte futurista. E così l’arte e l’energico sviluppo industriale si fusero per dare vita a una nuova forma artistica sia nel suo soggetto sia nel processo creativo sia nella resa finale. E il festival “AI Song Contest” porta all’estremo questa loro visione in quanto, al giorno d’oggi, è lo stesso prodotto del progresso a comporre un’opera d’arte alla stregua di una persona, rendendo ancora più saldo e indissolubile il legame teorizzato dai Futuristi. Futuristi che, però, esprimevano una contraddizione interna al loro movimento, cioè quella della demolizione dell’arte precedente ma la volontà, l’esigenza di mantenere un ruolo di spicco e di guida in quanto scrittori e intellettuali che il mondo ormai tecnologico e progredito non gli poteva più garantire. Questo per noi può divenire un interrogativo: ci sarà ancora spazio in futuro per la creatività umana?

 

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