Il Superuovo

Affrontiamo il tema della disabilità uditiva attraverso “Marco gioca sott’acqua” di Murubutu

Affrontiamo il tema della disabilità uditiva attraverso “Marco gioca sott’acqua” di Murubutu

La canzone “Marco gioca sott’acqua” racconta la storia di un ragazzo nato sordo che crescendo si scontra sempre più con i limiti della sua condizione.


Marco cerca rifugio sott’acqua ed è li che si sente come gli altri. Ha vissuto un’infanzia e un’adolescenza piena di dubbi e paure ma crescendo capisce che la vera natura dell’ handicap risiede nelle discriminazioni ambientali e sociali.

“Dove tutto tace e va”

In questo particolare testo, Murubutu, racconta la storia di Marco, un ragazzo nato sordo “profondo”. Con questo termine si va a sottolineare la gravità della sua disabilità, infatti il deficit uditivo è raramente totale. L’identità del deficit viene calcolata in base a una classificazione, (noi prenderemo in considerazione una nuova modalità proposta nel 1997 da Biap, Bureau International d’Audiohonologie) che considera la perdita dell’udito da lieve -da 21 a 40 dB-, a totale -oltre i 120 dB-. Quella di Marco è una perdita profonda che può essere di 3 gradi, a partire dai 91 dB ai 119 dB. Ma una fondamentale suddivisione dei tipi di sordità riguarda la localizzazione del danno, che si distinguono in:
sordità trasmissive, che riguardano l’orecchio esterno e medio. In questo caso le onde sonore arrivano distorte o non arrivano per niente all’orecchio interno;
sordità percettive, quando l’anomalia può riguardare o l’orecchio interno (quindi la perdita è lieve) o riguarda i centri uditivi del cervello (la perdita in questo caso è gravissima);
sordità miste, riguardano sia le zone esterne che interne dell’apparato uditivo.
Infine, un ulteriore classificazione può essere operata in base alle cause che possono essere ereditarie o acquisite. Le prime, a loro volta, si dividono in: dominanti, quando la sordità è presente e costante in ogni generazione, e si può manifestare anche dopo la nascita sotto forma di una sordità meno grave; recessive, quando il deficit, raramente interessa le varie generazioni e si manifesta già alla nascita con sordità molto gravi. Le seconde invece, possono essere: prenatali, quando le cause sono dovute a virus, parassiti o sostanze tossiche per il bambino (ad esempio l’alcool); neonatali, dovute a traumi ostetrici o prematurità; quelle postnatali, sono cause dovute a traumi, malattie infettive e/o intossicazioni. (Classifica del Bo e Cippone De Filippis, 1981)

“Vorresti sentire tutto, ma infondo sentiamo tutto…”

All’interno del testo, sono tante le domande che si pone il ragazzo, si chiede come sono fatte e quante sono le parole e i suoni che si disperdono nell’aria e non riesce a cogliere. Ma con questa frase raggiunge la consapevolezza che, magari no, con le orecchie non può sentire, ma l’apparato uditivo non è l’unico che abbiamo disposizione per poter “sentire” e comunicare, infatti nel testo aggiunge: “…certo non con le orecchie ma con gli occhi e con la pelle”.

Marschark (1990, 1993) le prime ricerche le fece sulle capacità dei neonati di reagire alla voce materna, per studiare come avviene lo sviluppo dei bambini sordi partendo dallo sviluppo affettivo sociale. Egli notò che i bambini sordi per stabilire il legame di attaccamento con la mamma non usassero la voce di quest’ultima, ma essi sfruttano altre fonti, come ad esempio l’odore, identificando così le figure familiari.
Ma crescendo l’acquisizione del linguaggio diventa l’ostacolo principale, infatti un bambino con sordità smette a sei mesi di produrre suoni, dopodiché ha bisogno di stimoli e di piani educativi fatti apposta per apprendere il linguaggio verbale. Dunque i tipi di apprendimento sono, quello della lingua dei segni e quello della lingua parlata. Questo certamente dipende se il bambino nasce in una famiglia dove almeno uno dei due genitori utilizza la lingua dei segni o se nasce da genitori udenti. Dalla prima, apprende la lingua dei segni rientrando, quasi, negli stessi tempi di un bambino che impara la lingua parlata. Nascendo nella seconda invece, è impossibile imparare questo linguaggio in modo naturale.
Nel video ufficiale di questa canzone, appunto sono presenti diversi tipi di linguaggio, quello dei segni, della scrittura, del corpo e della lettura labiale. Marco sicuramente ha imparato a comunicare attraverso la lingua dei segni come possiamo dedurre da una frase detta dal padre, riportata all’interno del testo, che lascia riflettere: “Basta gesticolare, stai fermo, mi sembri un pazzo”. Una frase del genere, danneggia sicuramente alcune caratteristiche del comportamento che si manifesteranno poi in età adulta.

“Ma sono uguale davvero?”

Questo, uno dei tanti dubbi che attanaglia Marco, ma che assale una qualsiasi persona con disabilità. Proprio per questo il nostro protagonista, si rifugia nell’acqua, da bambino come gioco, crescendo poi, cominciando a fare immersioni. Il mare, li dove nessuno può parlare e dove non arrivano i suoni, diventa il posto in cui lui si sente uguale a tutti gli altri, dove può giocare con gli altri bambini mettendosi alla pari. “Ma qualcuno pensa sia scemo, qualcuno che valga meno, ma tutto ritorna a zero se si tuffano sott’acqua.” Purtroppo, soprattutto durante l’adolescenza, gli episodi di bullismo ed etichettamento da parte dei coetanei è molto frequente.
L’handicap nasce dal fatto di percepirsi una minoranza diversa, ma lo possiamo essere tutti, però, in vari ambiti, come ad esempio per chi indossa gli occhiali, si serve di uno strumento per compensare una mancanza. Secondo Vygotskij, dunque la sordità è considerata una condizione biologica ma che si può compensare culturalmente in diversi modi. Una persona sorda non è meno sviluppata ma è diversamente dotata. Ciò significa che non è meno intelligente, ma ha un intelligenza diversa, in quanto loro danno importanza alla vista, pensando attraverso le immagini, e alla motricità.
Si potrebbe pensare che i sordi tendano all’isolamento ma questo non vuol dire che siano meno propensi a socializzare, semplicemente, il più delle volte, preferiscono socializzare con chi sa usare e comprendere la lingua dei segni come loro, ma la loro vita affettivo-emotiva e relazionale non è compromessa.

 

 

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