Il Superuovo

Addio a Martina Luoni, emblema della medicina di genere e della lotta contro il Covid

Addio a Martina Luoni, emblema della medicina di genere e della lotta contro il Covid

E’ venuta a mancare nella giornata di ieri Martina Luoni, testimonial della Regione Lombardia contro il Covid.A solamente 27 anni si è spenta Martina Luoni, che da quattro anni combatteva contro un cancro al colon. La ragazza è diventata nota ai più grazie ad un suo video virale risalente a marzo 2020, nel quale invitava ad avere prudenza nei confronti di un nemico ancora poco conosciuto, il Covid-19. Le ricondivisioni sono state talmente tante che la Regione Lombardia ha pensato di renderla testimonial anti-Coronavirus.

La storia di Martina Luoni

Una diagnosi terribile a soli 23 anni e il mondo, con tutte le sue certezze, che crolla: questo ha dovuto subire Martina Luoni nel 2017. Un tumore maligno e aggressivo al colon la stava annientando dall’interno, ma la speranza di poter guarire è stata più grande della paura. La giovane si è sottoposta, negli anni, a molteplici interventi chirurgici, oltre che a svariati cicli di chemio e radioterapia, fino a subire una dura battuta d’arresto a marzo 2020. Con lo scoppio della pandemia da Covid-19, un’Italia ancora incredula e impreparata si chiude in un lockdown nazionale, con le strutture sanitarie ormai al collasso in ogni dove. Questo, per Martina, ha significato solamente una cosa: stop ai trattamenti e ai controlli dei pazienti oncologici, considerati non urgenti. Ma non solo: stop anche alla prevenzione. Con un video, allora, postato sul suo profilo Instagram, ha deciso di denunciare questa grave mancanza, richiamando tutti alla prudenza e al rispetto delle regole anti-contagio. I repost sono fioccati fin da subito, grazie anche all’altisonanza di alcuni influencer che hanno preso a cuore la causa, prima fra tutti Chiara Ferragni. Insomma, il caso Martina Luoni è diventato di pubblica utenza e la Regione Lombardia, in cui la giovane risiedeva, ne ha approfittato per renderla emblema della battaglia anti-Covid.

La medicina di genere

Quando pensiamo ai sintomi di un infarto, tutti noi ci immaginiamo il classico dolore al braccio sinistro e la pesantezza al centro del petto. Ma se vi dicessi che, in realtà, questi sono i campanelli d’allarme solamente di un organismo maschile? Infatti, nelle donne si manifesta diversamente, con bruciore di stomaco, nausea, vomito e pressione sul petto, senza fastidi al braccio sinistro. Questo è solo un piccolo esempio di quanto, in realtà, il genere di una persona sia rilevante per il proprio benessere e per la propria salute. Di questo si occupa la medicina di genere, nuova branca di studio che cerca di trovare le cure e i trattamenti ottimali per ognuno, rispettando le differenze e le peculiarità dei sessi. Queste divergenze derivano sicuramente dalla caratterizzazione biologica dell’individuo, che porta ad avere diverse risposte organiche alle stesse malattie. Storicamente, infatti, la medicina è sempre stata una materia di studio prettamente maschile e, molto spesso, l’oggetto stesso della materia è stato l’uomo. La medicina di genere nasce, appunto, per ridare dignità e importanza alle peculiarità di ognuno, limitando le disuguaglianze di studio, attenzione e trattamento, in modo da garantire il miglior corso di cura possibile.

Quali sono le differenze sostanziali fra uomo e donna?

Si sa: le donne vivono di più rispetto agli uomini, ma è anche vero che più probabilmente si ammalano di patologie croniche come diabete, morbi autoimmuni e osteoporosi. Proprio per questi motivi, in età avanzata ricorrono più spesso ai servizi sanitari, facendo lievitare i costi del Sistema Sanitario Nazionale (e non solo). Inoltre, il genere femminile è un grande consumatore di farmaci antidepressivi: biologicamente, è dotato di un minore livello di serotonina e quindi è più esposto a depressione e ansia. Inoltre, le donne sono maggiormente soggette a reazioni avverse a farmaci comuni. Posseggono una quantità minore dell’enzima epatico che sintetizza l’alcool, ma, rispetto agli uomini, si riprendono prima dall’anestesia. Il sesso muliebre, inoltre, ha frequenza cardiaca più rapida, un maggior numero di connessioni cerebrali, una composizione più densa della bile e diverse predisposizioni nello sviluppo di malattie. Non dimentichiamoci dell’esempio dell’infarto: è una causa di morte più comune fra le donne, in quanto i sintomi sono spesso confusi con altre patologie. E per il cancro del colon, quello che ha portato via Martina? La ricerca sta ancora lavorando sui fattori di prevenzione e cura differenziati per genere, età e status, ma la strada è ancora lunga.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: