Achille Lauro e la canzone “Me ne frego”: il Gabriele D’Annunzio dei giorni nostri

Viaggio nel tempo a partire dalla canzone che ha stravolto Sanremo 2020

Achille Lauro e Gabriele D’Annunzio: sembra un accostamento molto strano e forzato a primo sguardo ma, se andiamo più nel dettaglio, troviamo caratteristiche comuni fra i due, come l’eccentricità tipica degli artisti e la voglia di “brillare” nell’universo dell’arte, in tutte le sue forme.

Achille Lauro: il cantante che sconvolse il pubblico di Sanremo 2020

A partire dal suo ingresso sul palco avevamo capito che sarebbe stata un’esibizione che avrebbe fatto la storia del Festival di Sanremo: scalzo e ricoperto da un mantello decorato con perline e decorazioni dorate su fondo nero, ha calcato l’Ariston, dirigendosi verso il microfono.

All’inizio del primo ritornello, però, abbiamo capito subito il significato del titolo “Me ne frego”: ha lasciato cadere il mantello, mostrando al pubblico una vistosa tutina che aderiva al suo corpo, piena di brillantini, che facevano luccicare la sua figura colpita dai riflettori.

Subito la critica si è mossa, chiedendosi la motivazione di questo gesto che ha lasciato tutti a bocca aperta (in accezione negativa per la maggiore).

Achille Lauro ha risposto dicendo che questo brano voleva essere un inno alla libertà, aggiungendo: “La mia speranza è che possa scuotere gli animi degli insicuri e le certezze di chi è fermo sulle sue certezze.”. Il brano, quindi, ha un’interpretazione psicologica molto profonda, con riferimenti a personaggi che lo stesso Achille impersona nelle varie serate del Festival della canzone italiana: da San Francesco D’Assisi a Ziggy Stardust, dalla Marchesa Casati Stampa a Elisabetta I Tudor.

Cos’hanno in comune tutti questi personaggi? Se ne fregano degli altri. San Francesco segue il suo desiderio di convertire i musulmani, anche se andrà incontro a morte, e Ziggy Stardust, alterego di David Bowie, decide di fare della sua vita un’opera d’arte, se ne frega e decide di amare incondizionatamente il suo ego. La Marchesa Casati Stampa fa innamorare Gabriele D’Annunzio follemente di lei: è un amore “malato”, “panna montata al veleno” come dice Achille, ma D’Annunzio se ne frega e decide di farsi inghiottire ugualmente da questo sentimento dannoso. Per quanto riguarda Elisabetta I Tudor, invece, possiamo dire che se ne frega perché decide di sposare la patria, di non sposare un uomo e dare alla luce degli eredi, fece solo di testa sua ed ebbe un lungo e longevo governo.

“Me ne frego”, “Memento Audere Semper”: i motti dannunziani

Il titolo della canzone di Achille Lauro contiene un motto dannunziano, ovvero un modo di dire coniato da Gabriele D’Annunzio. Spesso questi motti facevano riferimento a fatti storici e divennero celebri e di uso comune.

Pensiamo allo stesso “me ne frego”: quante volte viene utilizzato nella comunicazione verbale colloquiale? Si tratta di un motto “crudo” che, probabilmente, non fu nemmeno ideato da D’Annunzio, ma si è probabilmente diffuso fra gli Arditi durante la Prima Guerra Mondiale e la successiva impresa di Fiume. È certo, però, che la sua affermazione sia stata dovuta allo scrittore di Pescara.

“Memento Auder Semper”, invece, è un motto che ci ricorda di osare sempre, di non tirarci indietro, di dare sempre il tutto per tutto.

Nella canzone di Achille Lauro troviamo un riferimento diretto a D’Annunzio, ovvero con l’omaggio alla Marchesa Casati Stampa, che gli fece perdere la testa, ma, in realtà, tutti i personaggi citati nel testo hanno a che fare con lo scrittore.

San Francesco d’Assisi era l’unico santo a cui era devoto l’ateo D’Annunzio, David Bowie fece della sua vita “un’opera d’arte”, come andava predicando lo scrittore, ed Elisabetta I Tudor si “sposò” con la patria, quindi aveva idee patriottiche molto forti, richiamo alle vicende di Fiume.

L’eccentricità degli artisti

Quando si dice a qualcuno “sei un artista”, gli si attribuiscono varie caratteristiche: la capacità di elaborare prodotti artistici e, in secondo luogo, delle attitudini comportamentali: fra queste risalta sicuramente l’eccentricità. Si dice eccentrica una persona che è “fuori dalla norma”, che si distingue dagli altri, bizzarra e stravagante. Sicuramente possiamo dire che Achille Lauro sia una persona eccentrica: a partire dai tatuaggi sul volto, per arrivare all’abbigliamento sempre molto stravagante e che cattura l’attenzione di chi lo incontra. Fra gli artisti con queste caratteristiche possiamo citare anche il grandissimo Freddie Mercury, che con i suoi outfit da palco si è sempre distinto, per non parlare di gruppi rock come i Kiss e tante altre band, soprattutto dei rivoluzionari anni ’80.

Anche Gabriele D’Annunzio può essere definito “eccentrico”, un artista con tutte queste caratteristiche comportamentali: egli voleva fare della sua vita “un’opera d’arte”, caratteristica peculiare degli scrittori che aderirono alla corrente dell’estetismo, come Oscar Wilde. Sostanzialmente troviamo queste caratteristiche nella sua dimora, il Vittoriale di Gardone Riviera, un complesso di edifici, vie, piazze, giardini e corsi d’acqua, sfarzoso e ricco di opere d’arte e manifesti. Questa abitazione riflette appieno lo stile di scrittura dello scrittore: sfarzoso, ricco di parole complesse e settoriali, ricercato. Inoltre, egli fece allestire una stanza a sé stesso, un vero e proprio museo che celebrasse il suo eroismo e quello del popolo italiano. Da questo fatto possiamo capire ancor di più quale fosse la personalità di D’Annunzio: egli amava sé stesso e il suo ego, come David Bowie, che si amava incondizionatamente. Di conseguenza, anche Achille Lauro ama sé stesso, che mostra completamente al pubblico dell’Ariston nella prima serata, adornato di brillantini, come a dimostrare il suo valore, il suo essere prezioso ed unico.

Tutti noi siamo unici e possiamo essere degli artisti: possiamo mettere in luce le nostre caratteristiche tramite l’arte e ciò che più sappiamo fare meglio. Quindi perché non provare ad amare un po’ più se stessi invece di criticare chi già lo fa?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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