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Accettare i decreti o infischiarsene ? Il rispetto della legge e Socrate

 

Oggi più che mai siamo tutti chiamati al senso del dovere collettivo, vediamo come agirebbe il filosofo di Atene.

 

In questo periodo reso complicato dalla pandemia ci viene chiesto di rispettare nuove regole per la convivenza civile, con il fine di tutelare la salute propria e del prossimo. Molti si chiedono, è giusto chinare il capo e sottostare agli innumerevoli decreti o bisogna ribellarsi ? La vita di Socrate ci mostra come non sempre la legge sia giusta ma, nonostante ciò, egli non ha mai smesso di sostenere :”È meglio subire un’ingiustizia piuttosto che commetterla”.

Chi era Socrate ?

Socrate è considerato uno dei massimi esponenti del pensiero antico, visse ad Atene nel IV a.C. e si distinse sopratutto per il suo modo di fare filosofia, egli infatti non scrisse mai nulla in quanto favoriva il dialogo, strumento che, in concomitanza con l’arte della maieutica e dell’ironia, utilizzava per smascherare coloro che si proclamavano fautori di una conoscenza assoluta come i sofisti. Oltre alla sua grande dote di oratore Socrate è ricordato anche per la sua rettitudine morale, della quale diede prova in diverse occasioni. Durante processo contro gli strateghi ateniesi, accusati di non aver soccorso i naufraghi durante la battaglia delle Arginuse,  si dichiarò  a sfavore della loro sommaria condanna a morte in quanto la legge prevedeva che ogni individuo venisse processato per la responsabilità individuale, consapevole dell’impopolarità della sua decisione, pur di restare fedele alla legge. Nonostante poi il colpo di stato che portò al rovesciamento del governo democratico, egli decise di restare ad Atene per continuare con i suoi insegnamenti ma ben presto, accusato di corrompere i costumi dei giovani e di professare dei estranei alla città, venne condannato a morte.

L’accettazione della morte per un “Bene Superiore”

“La mia libertà finisce dove comincia la vostra”, con questa frase Martin Luther King richiama l’etica socratica, mostrandoci come la morale intrinseca nell’animo umano porti, a priori dalla legge, a cercare un punto di contatto con il prossimo, allo stesso modo Socrate, nonostante le ingiuste accuse, accetterà la sua condanna. Accettare la legge come “bene supremo”, rinunciare all’esilio e alla fuga pur di restare fedele ai propri principi morali ci dimostra come la sua rettitudine sia necessaria in tempi così complessi come questi, durante la quale il cittadino è messo in una situazione in cui il bene comune prevale sulla libertà individuale. Paragonare il suicidio eroico di Socrate all’atto di indossare una mascherina può sembrare inverosimile, eppure un esempio cosi forte dovrebbe aiutare a riflettere.Limitare la propria libertà imponendosi di restare a casa ed uscire solo se necessario, lavarsi più  spesso le mani, non avere contatti fisici con gli altri mantenendo la distanza sociale, evitare gli assembramenti, sono sacrifici per noi ma per esempio, nella cultura orientale, sono cose all’ordine del giorno in quanto il loro pensiero è collettivista, ovvero non esiste solo il bene individuale ma anche e soprattutto quello della comunità.

Bere la cicuta o fuggire dalle proprie responsabilità ?

In virtù di ciò che si è detto, Socrate si rivolterebbe nella tomba nel sapere che si è perso di vista il bene collettivo a causa dell’ignoranza, unica causa del male a detta del filosofo di Atene, in quanto l’uomo per sua natura è spinto sempre verso il bene. La nostra “ignoranza” sta nel vedere nel prossimo, nell’estraneo, qualcuno da tenere fuori dalla nostra comfort-zone, quasi fossero tutti presunti ladri, assassini e truffatori. Ciò che ci garantisce una convivenza pacifica è la legge, unica garante dei diritti e dei doveri del cittadino, che in tempi di pandemia vede oscillare sia la sua legittimità sia la sua forza in quanto non tutti siamo disposti a fare un sorso della nostra “cicuta” giornaliera, perché ci preoccupiamo più del retrogusto amaro piuttosto che sui suoi effetti “benefici”. In conclusione, oggi non ci viene richiesto di sacrificarci come Socrate, in palio non vi è solo la nostra vita individuale o il nostro orgoglio, ma piuttosto il concetto stesso di “umanità”, di amore verso il prossimo e di collettivismo come unica forma in grado di risanare l’animo umano dal suo inasprimento.

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