Il Superuovo

Abbiamo chiesto a Rousseau se è d’accordo con i 5 stelle e ci ha detto di no

Abbiamo chiesto a Rousseau se è d’accordo con i 5 stelle e ci ha detto di no

Democrazia diretta, popolo sovrano, lotta alle lobbies e alla casta, sono solo alcune delle parole d’ordine del MoVimento 5 stelle. L’organizzazione politica di Beppe Grillo e Casaleggio si è sempre rifatta, sin dalla sua nascita, agli scritti di un grande filosofo: Jean Jacques Rousseau. E’ proprio il filosofo francese che dà il nome alla piattaforma online nel quale gli iscritti del MoVimento possono far valere la loro opinione. Fino a qui non c’è nulla di strano, la stragrande maggioranza delle organizzazioni politiche ha sempre avuto qualche riferimento culturale, basti pensare a Marx per i vari Partiti Comunisti del passato, o Adam Smith per i liberali. Comunque la domanda circa il rapporto tra il M5S e Rousseau si pone, perché sembra che ci siano delle incongruenze, o meglio (o forse peggio), si ha l’impressione che i grillini si rifacciano effettivamente a Rousseau ma, ad uno sguardo più approfondito, si ha la sensazione che egli non sia proprio stato capito dai rappresentanti del moVimento. Cerchiamo di analizzare punto per punto, concentrandosi soprattutto sul metodo, piuttosto che sul merito.

Rousseau

 

LA DEMOCRAZIA DIRETTA

Alla base dell’ideologia grillina vi è l’idea di democrazia diretta. Rousseau è in effetti il più grande esponente di questa linea di pensiero e il riferimento a lui è obbligato. La piattaforma incaricata di garantire, almeno all’interno del movimento, questa idea è dedicata proprio a Rousseau. Il moVimento cade però in una circolarità e cerchiamo di capire in che senso. Nel capitolo XV del libro III del “Contratto Sociale” Rousseau si scaglia contro la democrazia rappresentativa, che poi è il nostro sistema di governo., affermando che : “ La sovranità non può venir rappresentata, per la stessa ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale e la volontà non si rappresenta: o è essa stessa o è un’altra; una via di mezzo non esiste. […] Qualunque legge che non sia stata ratificata dal popolo in persona è nulla; non è una legge”Le conseguenze di questa affermazione sono pesantissime per l’ideologia grillina: qualsiasi cosa faranno al governo, essendo stati eletti tramite un meccanismo rappresentativo, non avrà, secondo Rousseau, alcun valore legislativo legittimo. Anche l’introduzione di un Ministero “per la democrazia diretta” è privo di valore. Il MoVimento 5 Stelle, per essere davvero Rousseuiano avrebbe dovuto andare al governo non tramite elezioni, ma tramite un plebiscito espresso da tutto il popolo riunito in assemblea, il quale, nella sua interezza, sarebbe comunque rimasto sovrano, ovvero possessore del potere legislativo. Questa osservazione ci porta ad affrontare un secondo problema.

 

POPOLO, POPULISMO E VOLONTA’ GENERALE

La volontà generale è il cuore della dottrina politica di Rousseau, così come il costante riferimento alla volonta del popolo è alla base della legittimazione del potere grillina. Probabilmente però mai quanto in questo caso il MoVimento 5 stelle va contro gli insegnamenti di Rousseau. Rousseau introduce una distinzione tra Volontà Generale e Volontà di tutti. La prima è sempre retta e ha come fine la conservazione e il benessere del corpo politico, non sempre però è visibile ai cittadini i quali spesso non ne hanno coscienza e preferiscono seguire i loro interessi particolari, la somma dei quali porta alla creazione della volontà di tutti, la quale sfocia in quello che Tocqueville definisce “dispotismo della maggioranza”. Un tratto fondamentale della Volontà Generale è quello di essere comune a tutto il popolo, mentre la volontà di tutti è solo una somma di volontà particolari. Perché però Rousseau ci tiene tanto a sottolineare questa differenza?  Se si afferma la volontà di tutti, invece che la volontà generale, la situazione rischia di degenerare. La somma delle volontà di tutti non sarà mai generale, e non riuscirà mai a comprendere la totalità degli individui, dando cosi luogo alla nascita di fazioni le quali, invece di ricercare il bene comune, indurranno i propri membri a seguire la volontà particolare della fazione, piuttosto che la volontà generale. Ora, se c’è qualcosa che il MoVimento 5 stelle ha sempre e innegabilmente fatto, è stato individuare un nemico, ha sempre cercato di dividere la società in buoni ( i cittadini “onesti”) e cattivi (la casta, i giornalisti) dando così ineluttabilmente luogo a una quantità infinità di fazioni e volontà particolari, le quali hanno sancito la “disgregazione del corpo politico” per usare le parole dello stesso Rousseau. La volontà generale inoltre sembra essere espressa solo tramite la piattaforma Rousseau, ma ancora, quest’ultima è ad uso e consumo solo dei membri del MoVimento, e dunque di una fazione che non può avere, per definizione, altro che una volontà particolare.

 

DULCIS IN FUNDO: IL CONTRATTO DI GOVERNO

Per trattare dell’argomento che per mesi ha occupato le prime pagine di giornali e telegiornali potrebbe essere sufficiente ricordare il titolo del capitolo XVI del libro III del “Contratto sociale”. Esso infatti è il seguente : “ L’istituzione del governo non è un contratto”. A prima vista fa ridere, sembra fatto apposta e potrebbe benissimo essere il titolo di un giornalista “pennivendolo“(per non dire altro…) che attacca il moVimento 5 stelle. Invece no. E’ Rousseau, colui che è alla base dell’ideologia del MoVimento, che condanna la più grande impresa politica dei grillini. Non bisogna però essere banali. Il contratto di cui parla Rousseau non è quello tra due movimenti politici, i quali non dovrebbero neanche esistere, coma abbiamo visto nella critica alla democrazia rappresentativa. Egli sta parlando di un contratto tra popolo e governo, ma è proprio qui che si compie il “parricidio” del movimento 5 stelle nei confronti Rousseau. Il contratto di governo è infatti stato fatto approvare dal MoVimento 5 stelle tramite la piattaforma Rousseau, facendo votare dunque i propri attivisti. In secondo luogo, vi è stata un’alleanza con un’altra forza politica che non era stata esplicitata in campagna elettorale. Trasportando tutto questo in termini rousseauiani, possiamo dire che è successo questo: la volontà particolare del moVimento si è unita alla volontà particolare della Lega, attraverso la legittimazione di due fazioni particolari (lega e 5 stelle), senza che tale contratto sia stato sottoposto alla volontà generale del popolo nella sua totalità, diventando così, per natura, un contratto particolare che, per Rousseau, non ha alcun valore legislativo legittimo.

 

Rousseau si rivolta nella tomba, ma il movimento non lo sa ed esulta, gridando all’onestà, lo stesso.

 

Giuseppe De Ruvo

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