A sessant’anni dal discorso alle Nazione Uniti scopriamo le analogie tra Castro e Marx

 

Passato alla storia come il discorso più lungo mai pronunciato al palazzo di vetro dell’ONU, quello del “lider maximo”, Fidel Castro, fornisce la base ideologica da cui estrapolare gli elementi della linea politica cubana che si richiamano alla teoria marxista.

 

 

Contadini, studenti, al nero ed al indiano, alla donna, al giovane, all’anziano, a tutti gli oppressi e gli sfruttati, perché difendano, da soli, i loro diritti e destini. Alcuni volevano conoscere la linea del Governo Rivoluzionario di Cuba. Ebbene, ecco la nostra linea!

 

Il discorso alle Nazione Unite

Era il 26 settembre del 1960 quando Fidel Castro dal palazzo di vetro delle Nazioni Unite pronunziò quello che è passato alla storia come il discorso più lungo mai declamato in Assemblea Generale: quattro ore e mezza durante le quali il “lider maximo” racchiude attraverso una serie di dinieghi il cuore della teoria marxista. Dalla condanna del latifondo come fonte di miseria per il contadino e per l’intero sistema di produzione agricolo alla condanna del monopolio dell’informazione, Fidel Castro non solo porta per la prima volta di fronte ai novanta rappresentanti delle Nazioni Uniti delle argomentazioni così dichiaratamente marxiste ma si spinge oltre condannando a New York quella superpotenza per la cui volontà per prima è stata creata quell’organizzazione internazionale presso la cui sede Castro argomenta. Il riferimento è chiaramente agli Stati Uniti e all’impronta capitalista e imperialista del loro indirizzo politico. L’abilità di stratega di Castro si rivela nell’additare la pace come fine ultimo dei popoli e quindi di Cuba stessa; pace che, come “el caballo” dichiara, manca a Cuba da molto tempo: liberatasi dalla sudditanza spagnola, l’isola era di fatti caduta mediante una “spietata truffa” nelle mani statunitensi.

 

La linea politica cubana

Col discorso alle Nazioni Unite Castro denuncia gli Stati Uniti per aver ingannato Cuba, dapprima con l’ingerenza americana nelle questioni politiche dell’isola e poi con la pretesa di utilizzare parte del territorio nazionale come stazione navale o carboniera. Ecco quindi che per contrasto emerge quello che può essere definito a pieno titolo l’obiettivo primario della linea politica di Castro, vale a dire la libertà. Che Cuba rientrasse nel quadro politico dell’America Latina di metà Novecento non era accettabile per il “lider maximo”, che manu armata prima e con l’instaurazione di una democrazia popolare ma personale poi, era riuscito nell’impresa di liberare l’isola dalle catene della corruzione politica e del dollaro statunitense.

La linea politica di Castro può riassumersi nell’espressione “lotta alle oppressioni”. Non a caso Frei Betto, discepolo della teologia della liberazione e consigliere del presidente Lula parla del “comandante” come di colui che “ha riscattato il suo popolo non solo dalla fame, ma anche da analfabetismo, elemosina, criminalità, sottomissione all’imperialismo”. Quel che è da sottolineare è che gli elementi messi in evidenza da Betto sono i medesimi ai quali Castro fa riferimento nel discorso al palazzo di vetro: dal diritto della donna all’uguaglianza civile e politica al diritto dell’anziano all’assistenza al diritto dei malati al servizio medico.

 

Il marxismo di Castro

Era il dicembre del 1961 quando Castro attraverso un annuncio televisivo si autodefinì marxista-leninista. Ecco allora che non resta che capire quali siano gli elementi che avvicinano il “lider maximo” al pensiero di Marx. Riducendo la teoria all’osso potremmo dire che prerogativa dei comunismo è il rovesciamento delle gerarchie di potere a favore del proletariato nella convinzione che la rimozione della classe borghese, proprietaria dei mezzi di produzione, dalle posizioni di supremazia possa portare allo smantellamento del sistema di classe. L’abolizione della proprietà privata e la redistribuzione delle risorse ad opera dello stato costituiscono nell’immaginario di Marx i mezzi per la garanzia di un eguale trattamento di ognuno e di ciascuna cosa.

Detto questo è possibile comprendere come la nazionalizzazione del settore industriale e lo svincolamento dall’assoggettamento americano si inseriscano a tutti gli effetti nel panorama delineato dalla teoria marxista. Non solo, coerente con quell’ideale di eguaglianza agognato da Marx è la creazione di un sistema scolastico e sanitario pubblico. Ecco quindi che questi due elementi portano all’associazione dell’ideologia di Castro al marxismo; marxismo che costituisce il motore della rivoluzione di cui Castro rappresenta la macchina. Chiaramente anche il “lider maximo” sconta lo scontro della teoria con la realtà, per cui quel progetto di abolizione del sistema di classe non riuscirà mai a prendere piede così come si distacca dalla teoria di Marx nella coservazione del legame di dipendenza commerciale da Mosca.

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