A 31 anni dalla caduta dell’URSS, ricordiamone le pagine più buie

Trentuno anni fa, il mondo venne sconvolto dalla caduta dell’URSS. Lo scacchiere globale, tutto d’un tratto, cambiò regole e schieramenti. Ma cosa significò davvero questo evento epocale?Lo sappiamo tutti, ormai. Nel 1989 cade il muro di Berlino, nel 1990 la Germania si riunifica e nel 1991 si distrugge l’URSS. Lo abbiamo tutti imparato a scuola come fossero le tre parti di uno stesso accadimento e, da un certo punto di vista, è proprio così. Infatti, ciò che accomuna tutti e tre questi eventi epocali del secolo scorso è principalmente la dissoluzione del comunismo reale, o almeno, così come esso è stato applicato in Unione Sovietica. Tutti sappiamo quello che è avvenuto, a grandi linee, ma molti ignorano alcune pagine oscure della storia della caduta dell’URSS. Andiamo a scoprirle.

La caduta dell’URSS

La dissoluzione dell’URSS viene fatta risalire, precisamente, al 26 dicembre del 1991, ma, in realtà, il processo inizia almeno l’anno prima. E dico almeno perché, per alcuni storici, questo incomincia nel 1985, ma vedremo poi il perché. Fondamentalmente, quando si parla di eliminazione dell’Unione Sovietica, si intende come questa enorme superpotenza mondiale scompaia dallo scacchiere globale, lasciando il posto a tanti Paesi più piccoli. Infatti, l’URSS viene smembrata in tutte le sue province, chiamate allora Repubbliche Sovietiche e Baltiche, che acquistano l’indipendenza dalla Russia e diventano Stati di diritto post-sovietici. Sembra un qualcosa di estremamente lento, ma, in verità, il tutto è stato molto veloce, quasi fulmineo.

Il ruolo di Michail Gorbaciov

Come dicevo prima, alcuni storici preferiscono retrodatare la caduta dell’URSS al 1985, ossia sei anni prima del suo crollo definitivo. La ragione di questa posizione è l’elezione a segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica di Michail Gorbaciov. Decisamente progressista e moderato, Gorbaciov si distingue politicamente per un tempo di grandi riforme del Paese intero, sull’onda della perestrojka, ossia della ristrutturazione del sistema economico nazionale, e della glasnost, quindi della trasparenza. La sua strategia è un chiaro tentativo di salvare in corner l’URSS, che traballa già da anni, ma non fa altro che peggiorare la situazione: emergono problemi economici di cui prima non si era a conoscenza, la questione dell’autodeterminazione dei popoli diventa cogente e appare tutta la fragilità del sistema politico. D’altro canto, non bisogna ignorare il fatto che questa linea di governo ha portato alla fine della guerra fredda e allo stop all’isolamento internazionale sovietico.

Il golpe e la caduta

Gorbaciov è osservatore maturo dei propri tempi e si rende conto che avanti così non si può andare. Concede libere elezioni alle Repubbliche sovietiche e baltiche, poi, viste le forti spinte indipendentiste, riflette seriamente sul cambiare sistema politico. Scioglie il patto di Varsavia e pensa di rendere veramente indipendenti tutte le Repubbliche, pur mantenendo un Presidente comune. L’idea di uno Stato unico ma decentralizzato non piace, però, al Ministro della Difesa, a quello degli Esteri, a quello degli Interni, al Primo Ministro e al capo del KGB. Questi, infatti, si alleano con alcune frange dell’esercito per compiere un golpe e destituire Gorbaciov. Il colpo di Stato, però, non va a buon fine, dato che la popolazione si stringe nella difesa del Parlamento. Dopo soli tre giorni, questa avventura finisce e i responsabili vengono arrestati.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.