L’insostenibile leggerezza dell’essere e la bellezza delle parole: osserviamole attraverso gli occhi della letteratura

Vediamo come alcuni dei più importanti concetti pedagogici sono stati analizzati dai personaggi letterari più famosi.

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Sono molteplici le opere che attraversano la letteratura inciampando tra leggerezza, pesantezza e bellezza. Altrettanti gli autori, quali: Diderot, Montale, Schopenhauer, Nietzsche, Calvino, Kundera e D’Annunzio. A partire da una riflessione Kunderiana, ci dimeniamo nei meandri dell’arte delle parole, quale la letteratura sa essere, e diamo vita ad alcuni dei principali concetti che in pedagogia si sono dimostrati essere il sale della vita. Davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa? Scopriamolo!

La Pesantezza

“Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d’amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell’uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l’immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica.” A partire da una concezione di Milan Kundera, la strana opposizione tra leggerezza e pesantezza si fa piede. Montale nelle sue opere ha cantato il male di vivere e la fine delle speranze, delle illusioni, ricollegandosi alla poetica di Giacomo Leopardi, senza avere certezze o verità assolute, ma impegnandosi sempre nel cercare una ragione e un significato, un valore individuale e collettivo per cui la sofferenza possa essere vinta. Una cosa è certa, il concetto di pesantezza conferisce significato alle cose della vita e rende la sua stessa grevità, un modo imprescindibile di viverla.

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La Leggerezza

Calvino dice: “Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. È il sunto della filosofia di vita più saggia: da una parte invita a vivere con “leggerezza”, ossia con la capacità di non dare peso all’inessenziale, ma di liberarsene riuscendo appunto a “planare sulle cose”; dall’altra dice che essere leggeri non significa essere superficiali bensì essere un passo avanti rispetto a chi rincorre l’eccesso. Altresì espone ch’esista una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca. Nonostante la precedente considerazione stessa di pesantezza, il titolo della prima raccolta di Montale viene ripreso da un’immagine presente nell’Alcyone di d’Annunzio e può assumere un duplice significato, uno di questi è quello della leggerezza dell’osso di seppia che galleggia sulla superficie del mare abbandonandosi al flusso delle correnti.

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La Bellezza

Lo stesso Kundera all’interno de “L’insostenibile leggerezza dell’essere” considera la bellezza come un mondo tradito. La si può incontrare solo quando i persecutori la dimenticano lì, per sbaglio, da qualche parte. La chiave può essere proprio la risposta dell’essere in antitesi dei due concetti precedenti. La bellezza la incontri nella libertà e nella leggerezza della vita, che accade quando si è impegnati a trovarne pesantezza. L’autore de: “La pioggia nel pineto“, Gabriele D’Annunzio la esprime, ad esempio, nel panismo e nell’amore per la natura, che libera tutte le cose esistenti dall’indifferenza e dalla pesantezza umana, ritrovando pace nel panorama che costeggia il mare adiacente.

 

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