Leo Gassman vince la sezione Nuove Proposte della 70esima edizione del Festival di Sanremo con il brano “Vai bene così” e cita la canzone sudafricana di Johnny Clegg del 1987.

Si è da poco concluso il Festival della canzone italiana condotto da Amadeus, palcoscenico che nella serata del venerdì ha visto trionfare un giovane ragazzo dal cognome imponente, il nipote del mattatore Vittorio Gassman. Non pochi sono stati, infatti, i pregiudizi con cui ‘Pippo’ (soprannominato così dal padre Alessandro) si è timidamente dovuto confrontare, portando sul palco dell’Ariston il brano dal titolo “Vai bene così”. Canzone che invita ad accettare i propri fallimenti, a non lasciarsi abbattere da essi ed a comprendere che, comunque vada, nella vita tutti andiamo bene così come siamo. Si tratta di un testo che vuole esaltare l’amore per se stessi e quel senso di libertà che solo tale sentimento può far emergere in ognuno di noi. Ed è proprio nella parola Asimbonanga che il giovane cantautore trova la massima espressione, cosciente dell’importanza storico-culturale che si cela dietro di essa.

Leo Gassman ed il significato di “Vai bene così”
Figlio di Alessandro Gassman e dell’attrice Sabrina Knaflitz, nasce a Roma il 22 novembre 1998. A 9 anni entra all’Accademia di Santa Cecilia e studia chitarra classica e solfeggio per 5 anni. Conclusi gli studi classici, decide di cambiare e studiare canto. A 14 anni vince un concorso canoro e a 19 ottiene un posto tra i 12 concorrenti di X-Factor 12, arrivando in semifinale. A dicembre del 2019 passa le selezioni di Sanremo Giovani con il brano Vai bene così. Testo in qualche modo autobiografico che il giovane cantautore scrive dopo aver vissuto una serie di delusioni. A ridosso del Festival esce il suo disco di esordio, Strike, che si compone di 13 tracce, compresa quella presentata a Sanremo.
“Dentro c’è tutto quello che avrei voluto sentirmi dire in quei momenti. Dobbiamo imparare che la vera sconfitta non è cadere, chiedere scusa e ripartire, ma l’ossessione della vittoria. Questo brano parla della necessità di accettarsi per ciò che si è e del fatto che sbagliare è umano ma non bisogna mai arrendersi anche quando il mondo intorno sembra crollare. Solo in questo modo le persone che hanno perso le speranze possono colmare quel vuoto che gli impedisce di apprezzare tutto quanto di bello la vita è in grado di offrire.”
Leo Gassman
Johnny Clegg e la lotta all’apartheid
Musicista, ballerino e antropologo sudafricano, soprannominato lo ‘zulu bianco’, suonò con i gruppi Juluka e Savuka, unendo lo stile zulu con il pop inglese. Appassionato di musica e danza fin dall’infanzia, finì con il combinare i suoi interessi artistici con gli studi antropologici, grazie ai quali divenne professore presso l’Università di Witwatersrand, la stessa in cui si era laureato. All’inizio degli anni Ottanta Clegg si esibì con gli Juluka, la prima formazione musicale interrazziale sudafricana. L’apartheid proibiva band di questo tipo ed il loro primo disco, Universal Men, non fu mai trasmesso per radio. Questo non impedì la sua diffusione e conoscenza popolare, grazie al passaparola. Il gruppo nasce da subito con intenti politici ben precisi e con l’obiettivo di contrastare apertamente la discriminazione razziale, grazie anche a lavori discografici come l’album Work for All, dove si fece uso di slogan tipici dei sindacati sudafricani. Nel 1986 la band si scioglie e Clegg aderisce al gruppo dei Savuka, con i quali inciderà l’album Third World Child, in cui veniva chiesta la liberazione di Nelson Mandela e celebrata la memoria di alcuni martiri della libertà. La voce di Clegg è stata una delle più forti nella lotta contro l’apartheid e libertà del popolo sudafricano. Voce che si spegnerà nel luglio 2019 a 66 anni, dopo una lunga battaglia contro il cancro al pancreas.

Asimbonanga e la dedica a Nelson Mandela
Tutti ci siamo lasciati trascinare dall’entusiasmo di Leo Gassman sul palco dell’Ariston, eppure molti di noi si sono domandati cosa significasse la parola cantata più volte dal cantautore. L’espressione appartiene alla lingua zulu e letteralmente significa ‘non lo abbiamo visto’. Ma sopratutto è il titolo della canzone sudafricana dedicata a Nelson Mandela dal musicista Johnny Clegg. “Asimbonanga”, meglio conosciuta come “Asimbonanga (Mandela)”, è un brano dei Savuka, contenuta nell’album Third World Child del 1987. Divenne presto un importante inno dell’anti-apartheid, proprio negli anni in cui il suo leader si trovava rinchiuso nel carcere di Robben Island. Cantata da un coro multietnico, questa canzone divenne nel tempo emblema di fratellanza, definita dalla rivista musicale ‘The Crisis’ come un bellissimo canto a Nelson Mandela. Il testo, che include versi cantati in zulu e altri in inglese, fa anche riferimento ad altri nomi di attivisti contro l’apartheid, come Steve Biko, Victoria Mxenge e Neil Aggett. Nel corso degli anni diversi artisti la ripresero per lanciarne una propria cover, su tutte si ricorda quella che portò a Joan Baez una nomination ai Grammy Awards. Nel 1999, durante un’esibizione di Clegg, Mandela salì sul palco e ballò mentre la canzone veniva suonata. Alla fine della performance Madiba dichiarò: “sono la musica e la danza che mi rendono in pace con il mondo” e chiese alla band di esibirsi nuovamente.
Quando Clegg e Madiba danzavano insieme sulle note di Asimbonanga, Leo Gassman aveva appena un anno. Da allora son passati poco più di 20 anni, ma in tutto questo tempo l’inno alla libertà e all’amore per il prossimo non ha smesso di risuonare in ogni angolo del mondo, che oggi come allora ha bisogno di cantare questi valori. Lo sa bene, evidentemente, il neo-vincitore delle Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2020, che ha saputo coniugare un messaggio universale di fratellanza con la parte più intima di sé, nella quale ognuno di noi si può facilmente identificare. Gassman, infatti, si rivolge a tutte quelle persone che subiscono fallimenti e che non si sentono in pace con loro stessi, considerandosi in perenne difetto verso il resto del mondo. “Vai bene così” non è altro che una carezza a tutte quelle anime che non comprendono che la diversità non è un difetto, bensì un valore aggiunto capace di rendere unico ogni individuo. Per Clegg, Asimbonanga era un invito alla liberazione dalla discriminazione razziale, per Gassman quello stesso sentimento viene oggi vissuto e cantato come bisogno di far vedere liberamente il proprio essere, senza la paura del fallimento e con la consapevolezza che in questo mondo siamo tutti unici nei nostri pregi e difetti. La vita non è sempre a colori e alle volte si può anche cadere, ma non bisogna mai smettere di sognare e non si deve affogare nei proprio errori, perché in fondo andiamo tutti bene così. Questo è il messaggio del giovane ventunenne che, con umiltà e riconoscenza verso il pubblico italiano, tenta un’operazione a cuore aperto facendo riecheggiare ancora una volta il ricordo di Nelson Mandela, eroe e simbolo di pace e libertà, per il quale proprio in questo mese si celebra il 30esimo anniversario dal giorno della sua liberazione, avvenuta l’11 febbraio del 1990.