L’Oriente nell’Occidente: l’incontro-scontro tra Islam e Cristianesimo nella Divina Commedia e nell’attualità

L’Oriente non è Oriente e l’Occidente non è Occidente; entrambi sono anche l’altro, vanno di pari passo.

Oriente e occidente
Carovana presso il Mar Rosso, 1864, di Alberto Pasini (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti)

Se in ambito filosofico e scientifico l’influsso arabo-islamico è ampiamente riconosciuto, lo stesso non si può affermare per quanto concerne la letteratura. Eppure, il più grande poeta italiano ne attinse a piene mani.

Oriente e Occidente, facce della stessa medaglia

I fautori del cosiddetto scontro delle civiltà continuano a considerare l’Occidente (comprendente l’Europa con l’aggiunta di Israele, Nord America e parte dell’Oceania) come una sorta di blocco unitario dal punto di vista culturale. Ad accomunare queste civiltà vi sarebbero il liberalismo, l’individualismo, la democrazia e altri valori condivisi considerati come direttamente discendenti dalle radici giudaico-cristiane della cultura occidentale. Premesso che, almeno per quanto concerne l’Europa, sarebbe ben più corretto parlare di radici pagano-cristiane, dato il carattere politeistico dei popoli indoeuropei che occuparono il suolo continentale a cavallo del III millennio a.C., e constatato il fatto che l’accezione cristiano include già al suo interno il portato teologico del Vecchio Testamento, appare quantomeno fuorviante definire Occidente un’area come quella mediterranea in cui il processo di occidentalizzazione in non pochi casi è avvenuto con la forza, e dove Cristianesimo e Islam, pur combattendosi, si sono reciprocamente influenzati. Qui, per occidentalizzazione, si intende un processo/progetto di omologazione culturale. Il caso più eclatante, in questo senso, è quello dell’Ulisse omerico/dantesco, identificato in una sorta di prototipo dell’uomo moderno, espressione della suddetta civilizzazione. Questo mentre Odisseo, al contrario, è un uomo puramente tradizionale: un homo religiosus che, in quanto tale, aspira semplicemente a vivere il più vicino possibile al centro del mondo. Il viaggio dantesco di Ulisse oltre le Colonne d’Ercole, al contempo, è simbolo di un’umanità, quella occidentale, giunta al tramonto (a Ovest) della propria vita. L’Occidente, infatti, è immagine dell’oscuramento del mondo e del depoteziamento dello spirito.

Oriente e occidente
Filippino Lippi, decorazione bassa della parete destra, San Tommaso d’Aquino in cattedra sopra gli eretici (1489-1491), Santa Maria sopra Minerva, Roma

 

Dante, la Divina Commedia e la cultura islamica

Forse, lo stesso Dante era già consapevole del decadimento del proprio mondo. Per questo motivo attraverso la sua opera, ispirata dallo Spirito Santo, egli aspirava probabilmente a un ruolo profetico, capace di rivitalizzare la cultura europea nella precisa consapevolezza che, come nel caso dei poemi omerici, la poesia può essere sempre rivelazione religiosa. E’ il miglior strumento per l’espressione della verità. Sotto il senso letterale del racconto poetico, infatti, si nasconde spesso un senso filosofico, teologico, politico e infine metafisico-esoterico. Questi significati non possono mai annullarsi od opporsi a vicenda ma, al contrario, devono armonizzarsi e completarsi come parti di un tutto. La Divina Commedia non è affatto estranea a una simile interpretazione o categorizzazione. E’ un’epopea gnostica che ha dimostrato l’esistenza di una tradizione iniziatica prettamente occidentale, forse andata totalmente perduta con l’insorgere della modernità nei medesimi anni in cui venne scritta, la cui natura era già stata evidentemente fiutata da Dante. Il viaggio per i mondi sovrannaturali è simbolo dell’iniziazione alle verità divine. Il motivo della discesa agli inferi, della purificazione e dell’ascensione al cielo, inoltre, ritorna in tutte le dottrine tradizionali in quanto la metafisica pura non è mai né cristiana, né islamica, né pagana, ma semplicemente universale.Tuttavia, è proprio con la tradizione islamica che l’esperienza dantesca ha i maggiori punti di contatto. Il viaggio mistico nell’aldilà si ritrova in più punti nella cultura islamica e Dante, in un modo o nell’altro, potrebbe con molta probabilità essere stato a conoscenza di questa tradizione. Tanto nelle tradizioni islamiche quanto nella Commedia dantesca, l’architettura degli inferi e la cosmografia celeste sono pressocché identiche. In entrambi i casi la prossimità dell’inferno è svelata da segni analoghi (tumulto confuso e accenti d’ira) e questo stesso si dispiega come una voragine a imbuto, costruita su più sfere concentriche: sette nel caso islamico, nove (dieci, compreso il limbo) in quello dantesco. Allo stesso tempo, i sette cieli della cosmografia islamica sono gli stessi di quella dantesca. Dante chiama questi sette cieli con i nomi degli astri del sistema tolemaico, a cui aggiunge altre tre sfere: quella delle stelle fisse, quella cristallina e l’empireo. Nella tradizione islamica queste tre sfere rappresentano le ultime tre tappe del viaggio notturno del profeta Muhammad: il loto, la casa abitata e il trono di Dio. Inoltre, in entrambi i casi, Dio è sorgente di luce circondata dalle file degli spiriti angelici che emanano, a loro volta, raggi di luce. È bene sottolineare, ancora una volta, che il tema del viaggio per i tre regni ha un preciso valore iniziatico-simbolico. Dante, in primo luogo, smarrisce la retta via e da qui inizia un pellegrinaggio attraverso l’inferno (simbolo del mondo profano), il purgatorio (terreno di prove iniziatiche) e, infine, il paradiso (la dimora dei perfetti). Il cielo invia a Dante Virgilio, e personifica il sapere iniziatico: il ramo d’oro che nella sua Eneide il nobile troiano raccoglie nella foresta è il ramo che portano gli iniziati di Eleusi, come pegno di resurrezione e immortalità. Allo stesso modo, la tradizione islamica il cielo invia a Muhammad, l’arcangelo Gabriele come guida per il loro viaggio nell’aldilà. Inoltre, tanto Virgilio quanto Gabriele, oltre al ruolo di guida, hanno il compito di soddisfare la curiosità dei viaggiatori. Lasciato l’inferno, Dante deve sottoporsi a una triplice abluzione per purificare la propria anima. Alla stessa triplice abluzione devono sottoporsi le anime nella tradizione islamica. La semplice imitazione di un medesimo modello remoto, precedente sia al Cristianesimo che all’Islam, o delle fonti classiche (la visione di San Paolo o il viaggio di Enea) di per sé, non sarebbero sufficienti a spiegare delle analogie così evidenti. Non deve sorprendere, per l’epoca, la diffusione in Europa di storie, miti e leggende orientali. Ben prima dell’epoca dantesca, Oriente ed Occidente si influenzarono reciprocamente attraverso i contatti costruiti da pellegrini e mercanti lungo le vie carovaniere dell’antica via della seta e grazie agli ordini militari cavallereschi che, recatisi in Terra Santa per difendere la cristianità, si trasformarono in un ponte tra due mondi. In un contesto di profondo sincretismo culturale come quello dell’area mediterranea, la diffusione nell’Europa occidentale dell’escatologia islamica avvenne nel corso dei secoli della presenza musulmana in Spagna ed in Sicilia. Va da sé che Dante, pur essendosi ispirato (come sembrerebbe) alla tradizione islamica, forte della sua fede cristiano-cattolica, pose all’interno della sua opera il profeta Muhammad e suo cugino nel girone infernale degli eretici, riproponendo così una convinzione ancora una volta ampiamente diffusa nel medioevo europeo, ovvero che l’Islam altro non fosse che una sorta di eresia cristiana.

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La Divina Commedia illumina Firenze, Santa Maria del Fiore, Firenze

Islam e cristianesimo in uno sguardo al presente

È lecito pensare che cattolicesimo e islamismo siano due religioni, due forme di monoteismi, derivanti da una comune radice. Il corrispettivo del relativismo morale è il relativismo religioso, ma per il relativismo tutto è uguale: essere buoni o cattivi, rubare o non rubare, uccidere o non uccidere. Stona, pertanto, parlare di relativismo morale, se tutto è ugualmente lecito e se non esiste il bene senza il male e se il male non sussiste senza il bene, non perché siano complementari, ma perché si sovrappongono. In questo modo le religioni sarebbero tutte uguali, in quanto, appunto, religioni, in quanto espressione di relativismo morale. E se non si può parlare di relativismo morale, poiché logicamente scorretto, non possiamo parlare di religione, né tantomeno di relativismo religioso. Inoltre, il cristianesimo non è affatto una religione nello stesso senso in cui lo sono l’antico paganesimo greco, il buddismo, o l’Islam, è ben altro: non gli uomini che cercano di raffigurarsi negli dei antropomorfi, con vizi e virtù, o in Dio, ma Dio che scende tra agli uomini, incarnandosi in un uomo. Quanto, poi, al rapporto tra Islam e cristianesimo, vi sono delle precisazioni da fare. Cristo è figlio di Dio, Maometto si dichiara profeta. Cristo insegna il Mistero Trinitario, mentre l’Islam è rigidamante monoteista e ritiene che la Trinità implichi il politeismo. Il Cristo descritto nel Corano, che attinge a piene mani a eresie ebraiche, non ha nulla a che vedere con quello dei Vangeli (per esempio non è Dio, non muore nè risorge). La Cristologia cristiana è dunque diversa dalla Cristologia islamica, sebbene in essa venga implicata.  Ad una teologia del tutto differente corrisponde un’ antropologia del tutto differente. Il Vangelo predica l’uguaglianza in dignità tra gli uomini, l’Islam prevede la schiavitù. Il Vangelo predica l’uguaglianza tra uomo e donna, il Corano insegna la superiorità dell’uomo sulla donna. Il Vangelo indica il matrimonio monogamico indissolubile, il Corano permette la poligamia e il ripudio. Differente è anche l’escatologia: il Paradiso cristiano è una realtà di pienezza, anche spirituale, quello islamico è un luogo di godimenti e di piaceri terreni. Ancora, mentre Cristo è morto in croce, è un Dio che ha vinto, nella sconfitta, i cui discepoli hanno diffuso il cristianesimo pacificamente, subendo il martirio, Maometto è un profeta armato che ha combattuto, unificato tribù, vinto battaglie e come lui i suoi successori. C’è da dire, con i pesi sulla bilancia, che una delle caratteristiche distintive della società moderna è il carattere pluralistico, così come i credo che le caratterizzano. Nessuna società è omogenea e i gruppi sociali sono composti da individui provenienti da esperienze diverse, in termini di lingua, cultura, origine etnica, classe socio-economica e religione. Sarebbe un errore considerare le relazioni reciproche tra gruppi sulla base della loro forza numerica, dell’accesso al potere politico, della forza economica o l’influenza sociale, della fede religiosa, sebbene si tratti di fattori inevitabilmente e realisticamente incidenti sull’interazione positiva o negativa tra i vari gruppi. Al di là del credo, è bene che l’identità e i valori umani e religiosi di ciascun gruppo ricevano la libertà e il rispetto dovuti e che sia chiaro come essi possano apportare il loro contributo appropriato al benessere della comunità intera, in termini di morale, scissa dalla propria cornice.

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Papa Francesco e Ahmad Al-Tayyib, Grande Imam di Al-Azhar, Abu Dhabi

Due culture differenti e un dialogo non sempre possibile: il caso di Mohamed Salah

Neanche il mondo della cronaca rosa è esente da polemiche curva l’argomento. Bersaglio di aspre critiche bei giorni scorsi è stato il giocatore del Liverpool Mohamed Salah, il quale ha posato per la copertina di GQ Middle East con la top model brasiliana Alessandra Ambrosio, ma la foto, a quanto pare, gli è costata caro. Lo scatto, infatti, ha scatenato critiche e polemiche da parte dei settori musulmani più conservatori. La foto di Salah abbracciato alla modella è stata definita un’oscenità pubblica. Il calciatore egiziano è stato eletto Man of the Year proprio da GQ che gli ha dedicato la copertina del mesi di ottobre proprio per l’edizione del Medio Oriente e proprio con Alessandra Ambrosio ha condiviso una serie di scatti fra sorrisi, complicità e qualche abbraccio. Niente di troppo spinto, né di sensuale, a partire dai vestiti, passando dall’atteggiamento dei due protagonisti e per concludere con la natura delle foto. Alle frange musulmane più conservatrici, tuttavia, le foto non sono piaciute, tanto da bollarle come pubblica oscenità a causa della presenza di Alessandra Ambrosio, donna sposata ma non con Mohamed Salah.

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    La foto incriminata, Mohamed Salah e Alessandra Ambrosio sulla copertina di GQ Middle East

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