È proprio il profumo invitante del caffè che la mattina ci facilita il trauma di dover affrontare una nuova noiosa giornata, che ci fa partire con il piede giusto e scrolla di dosso la pesantezza del dolce sonno appena trascorso. Moltissime persone affermano che, senza il caffè, non riuscirebbero ad iniziare la giornata, che si ritroverebbero senza forze e senza il giusto incentivo per affrontare o lo scemo al volante di turno o, semplicemente, quell’esame tanto temuto. Il caffè è un elemento talmente prezioso che, molto spesso, non si riesce a farne a meno, dato anche il fatto che causa dipendenza. Eppure, la fisiologia dell’essere umano ci insegna a respingere le sostanze con un gusto amaro, naturalmente bollate come sostanze tossiche per il corpo. Come è possibile, allora, che questo non succeda per il caffè? E come mai, al contrario, ne abbiamo tanto bisogno?
Viaggio nel corpo umano durante la degustazione del caffè mattutino
Quando la mattina ci gustiamo la nostra tanto agognata tazzina di caffè, nel momento in cui la bevanda incontra le nostre papille gustative, si diffonde un piacevole gusto amarognolo che immediatamente viene disciolto nei fluidi del nostro corpo.
La caffeina si lega, poi, ai recettori del cervello che ricevono, di norma, l’adenosina, una sostanza chimica che induce la sonnolenza e, quindi, inibendoli temporaneamente. Per questo motivo viene frenata temporaneamente la sensazione di sonnolenza. Il picco di concentrazione di caffeina nel sangue avviene circa 45-60 minuti dopo l’assunzione e riverbera il suo effetto per le 4-5 ore successive, fino al momento in cui non sentiremo di avere bisogno di un’altra “dose”.
Un po’ di chimica
La caffeina, 1,3,7-trimetilaxatina, nomenclatura IUPAC 1,3,7-trimetil-1H-purin-2,6(3H,7H)-dione, è l’alcaloide contenuto nei chicchi di caffè, nel tè, nel cacao, nella cola e nel mate e, quindi, le bevande da esse derivate. La caffeina è uno degli alimenti più popolari al mondo, utilizzato sia a scopo alimentare, per poter sopravvivere ad ogni giornata, che a scopo medico. È nota per essere una sostanza psicoattiva e stimolante, così come molte sostanze stupefacenti. Tuttavia, è tollerata in tutti i paesi del mondo e approvata in ogni religione. Se utilizzata in dosi limitate, la caffeina è un ottimo alleato per la salute, aiutando a scongiurare malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson e contro l’Alzheimer, probabilmente per la riduzione di una sostanza, il beta-amiloide, coinvolta nella formazione delle placche cerebrali tipiche del morbo di Alzheimer, oltre ad avere un effetto positivo per la salute cardiovascolare. È un ottimo alimento che favorisce la diuresi, quindi la depurazione del corpo dalle sostante tossiche e in molti casi è utilizzata come principio attivo nei prodotti anti cellulite.
I sensi chimici
Tra i sensi chimici rientrano il gusto e l’olfatto, che vengono chiamati così poiché utilizzano delle sostanze chimiche per poter interagire con gli elementi dell’ambiente circostante. Il gusto dell’essere umano conta sapori come il dolce, il salato, l’acido e l’amaro. Quest’ultimo è caratteristico delle sostanze tossiche per l’uomo e, per questo motivo, normalmente viene immediatamente rigettato dal corpo se ingerito.
Ma allora, perché questo non succede anche con il caffè? Diversi scienziati hanno analizzato il DNA di circa 400mila individui nel Regno Unito e hanno scoperto che esistono alcune varianti genetiche che predispongono le persone alla predilezione al gusto della caffeina, contenuta nel caffè, ad una sostanza, chiamata chinino, contenuta nell’acqua tonica e al PROP, un composto sintetico che ricorda il sapore di cavoli, broccoli, cavoletti di Bruxelles e dell’alcol, in particolare del vino rosso. Marilyn Cornelis, l’autrice dello studio, afferma che la predisposizione genetica ad uno o all’altro elemento chimico comporta automaticamente alla preferenza di determinati alimenti e rafforza la teoria della base biologica del gusto.
Sfatiamo alcuni miti
Per molto tempo si è cercato di capire se, effettivamente, la caffeina fosse una forma di dipendenza socialmente accettata e non scongiurata. Tuttavia, dopo alcuni studi approfonditi, si è giunti alla conclusione che il consumo di caffè non ha effetti cancerogeni e che non causa una dipendenza in senso negativo come quella data dalle sostanze stupefacenti. Infatti, se le droghe sintetiche, come la cocaina, incentivano la produzione del neurotrasmettitore Dopamina, che porta, come conseguenza, ad una compromissione del meccanismo di ricompensa e, dunque, alla dipendenza, la caffeina ha l’unico effetto di rendere le persone più sensibili alla Dopamina già in circolo, un dato comprovato da esperimenti sui ratti e anche sull’uomo. Insomma, la caffeina ha si una componente che incentiva alla dipendenza, ma in senso positivo, poiché migliora la produttività, riduce la sonnolenza, ci fa stare bene e costituisce uno dei principali rituali dell’uomo medio. Inoltre, secondo alcuni studi dell’International Agency for Research on Cancer dell’Imperial College di Londra, che ha visto coinvolti mezzo milione di cittadini europei, le persone che consumano abitualmente caffè vivono più a lungo rispetto a persone che non ne consumano. Le ricerche hanno riscontrato che un consumo più alto di caffè è direttamente proporzionale ad un rischio di mortalità più basso. Come mai? A quanto pare, i consumatori abituali di caffè hanno anche un fegato più sano rispetto a chi non ne consuma!
Ma la caffeina fa solo bene? Ovviamente no, se consumata in quantità eccessive. Così come ogni sostanza, ha una dose tossica e addirittura letale per l’uomo, facilmente raggiungibile con un errato dosaggio farmaceutico. Un consumo eccessivo di caffeina, inoltre, può provocare nervosismo, palpitazioni cardiache, irritabilità, agitazione e insonnia, oltre ad essere sconsigliato ai soggetti cardiopatici, le donne in menopausa, gli adolescenti e coloro che soffrono di depressione e ansia. Le autorità farmaceutiche consigliano un consumo di caffeina non superiore ai 300 mg al giorno, l’equivalente di tre tazzine al giorno, o di sei tazze di tè.
Alice Tomaselli