Luisa Sargentini Spagnoli: le innovazioni nel lavoro e nella rappresentanza femminile

Luisa Spagnoli, imprenditrice dei primi anni del novecento, ha rivoluzionato l’idea di lavoro nel secolo scorso.

Luisa Sargentini nasce a Perugia nel 1877, conosciuta per aver dato vita alla Perugina e all’omonima catena di negozi di abbigliamento, è stata una delle più grandi imprenditrici del novecento.

Dalle origini al successo

Luisa Spagnoli è nata da Pasquale Sargentini, un pescivendolo, e Maria Lo Conte, casalinga. Donna di umili origini, a soli ventun anni sposa Annibale Spagnoli, con il quale rileva un negozio di confetti. Cominciando a produrre altri dolciumi e caramelle, impara a perfezione il mestiere. Nel 1907, assieme a Francesco Buitoni e Leone Ascoli apre nel centro storico di Perugia, la Perugina, che inizialmente contava 15 dipendenti. Quando un decreto vietò il commercio dello zucchero e dei dolciumi, considerati beni superflui in tempo di guerra, Luisa convinse Annibale ad adattare le macchine alla produzione del cioccolato, risollevando le sorti della Perugina. Con lo scoppio della prima guerra mondiale, a mandar avanti la fabbrica rimane solo la signora Spagnoli e le sue donne con i figli Mario e Aldo, nati dal precedente matrimonio con Annibale. Luisa addestrò le operaie a svolgere anche lavori maschili, raddoppiando la loro tutela con la creazione in fabbrica di una sorta di asilo nido per i figli delle operaie.  A guerra finita, la Perugina, è una manifattura con più di cento dipendenti. Luisa, ormai nel consiglio di amministrazione della Perugina, creò l’asilo nido dello stabilimento di Fontivegge (considerato il più avanzato d’Europa nel settore dolciario), un’intuizione di necessaria importanza per l’epoca, ancora unico nel suo genere. L’asilo aziendale, che fu inaugurato nel 1927, consisteva in una sala allestita con culle, tavolini e sedie, sotto la custodia di una “tata aziendale”, dove le operaie lasciavano i loro neonati durante le ore di lavoro, per poi allattarli agli orari prestabiliti. La mamma ed il bambino non erano così mai veramente separati dai lunghi turni lavorativi, e le operaie non erano costrette a restare a casa per allattare i loro bambini. Il fatto che tante donne trovassero lavoro presso la Perugina era già di per sé un evento straordinario per quei tempi. Si trattava di un’innovazione grandissima e quasi senza precedenti che teneva realmente in considerazione le esigenze delle donne e delle giovani famiglie del tempo.

La nascita del Bacio Perugina

La Spagnoli inventò, in un’ottica anti-spreco: nel 1922, il prodotto che diventerà il simbolo dell’azienda e, qualche decennio dopo, una delle icone di italianità anche all’estero: il bacio Perugina. Si accorge che, alla fine della giornata di lavoro, il cioccolato e la granella di nocciole che non vengono usati nella produzione aziendale sono destinati a essere buttati. Per non gettarli via pensa a un cioccolatino con un cuore di gianduia e granella di nocciole: la forma le ricorda la nocca di una mano ed è per questo che decide inizialmente di chiamarlo Cazzotto. Sarà Giovanni Buitoni, figlio del socio Francesco, a rinominarlo Bacio Perugina, smentendo lo stereotipo che vede le donne come più propense a evocare un immaginario romantico e poetico.

L’idea di inserire bigliettini d’amore nell’incarto dei cioccolatini nacque da Federico Seneca, nel 1922 art director della Perugina che, pare, sia ispirato dalla storia d’amore segreta tra Luisa Spagnoli e Giovanni Buitoni.

Dal cioccolato alla moda

Alla fine della prima guerra mondiale, con la fabbrica Perugina ormai avviata, si lanciò in una nuova impresa: l’allevamento del pollame e dei Conigli di Angora. I conigli non vengono uccisi e neanche tosati, ma amorevolmente pettinati per ricavare la lana d’angora per i filati. Nasce nel sobborgo di Santa Lucia “l’Angora Spagnoli” per le creazioni di scialli, boleri e indumenti alla moda. La segnalazione alla Fiera di Milano come “ottimi prodotti” spinge Luisa a moltiplicare gli sforzi: sono 8.000 gli allevatori che mandano a Perugia per posta il pelo pettinato via da almeno duecentocinquantamila conigli. L’imponente attività lavorativa che passa dall’essere artigianale a industriale, ha preso vita poco dopo la scomparsa di Luisa, agli inizi degli anni ’40, portata avanti dai figli. Luisa Spagnoli non riuscirà a vedere il successo delle sue creazioni, perchè muore a Parigi il 21 settembre 1935 a Parigi, a quasi 58 anni, per via di un tumore alla gola, assistita da Giovanni Buitoni, il suo grande e segreto amore.

Negli anni quaranta, in un periodo in cui molti soffrono la fame e il freddo, gli Spagnoli regalavano ai loro operai per Natale maglie, calze e lana per un valore di 4.000 lire, una fortuna per quei tempi. Come una vera filantropa del tempo, inoltre, Luisa seguiva con discrezione le famiglie meno abbienti, le maestranze e i contadini che vivevano in contrada Santa Lucia. Assunse molti di loro alla Perugina o all’Angora Spagnoli, pagava gli studi e le cure a chi non poteva permetterseli. Mantenne ragazzi rimasti orfani presso l’orfanotrofio di San Barnaba, che finanziava personalmente. Distribuiva regali per le feste natalizie e i bambini presero a chiamarla la fata buona. Lo stabilimento di Santa Lucia aveva addirittura una piscina per i dipendenti. Si costruiscono ai dipendenti casette a schiera (tuttora esistenti), si organizzano asili nido per i figli, si promuovono balli, partite di calcio, gare, feste. Una vera novità per il welfare lavorativo Italiano, già presente da alcuni anni nella sola realtà Britannica.

Attualmente la catena di negozi è costituita da 145 punti vendita, dislocati nelle principali città italiane. Ha 700 dipendenti, di cui 500 nei negozi, e l’attuale fatturato ammonta a 70 milioni di euro.

Il nome e la storia di Luisa, però, non saranno dimenticati. Il suo nome, insieme a Perugina, rappresentano l’orgoglio dell’imprenditoria umbra in Italia, e non solo.

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