La manifestazione “Una piazza per l’Europa” è la rinascita del sentimento europeo

Cinquantamila persone invadono Piazza del Popolo a Roma per la manifestazione organizzata da Michele Serra

Bandiera a stella blu e gialla

I principi del Manifesto di Ventotene vengono ricordati sul palco di Piazza del Popolo, uniti da un sentimento comune

La manifestazione

Nessuna bandiera di partito, ma solo quelle ritraenti il cerchio di dodici stelle dorate su sfondo blu o altre della pace hanno colorato Piazza del Popolo a Roma sabato 15 marzo, per rispondere all’appello lanciato da Michele Serra: il giornalista aveva infatti proposto l’iniziativa nelle pagine de La Repubblica, chiedendosi perché la voce dei cittadini europei non fosse mai riuscita a tradursi in una manifestazione per l’Europa stessa, apartitica, in nome della sua unità e libertà. Circondati da conflitti, dazi e piani per il riarmo, riaffermare i valori espressi nel Manifesto di Ventotene sembra essere rimasta l’ultima possibilità per non relegare il nostro continente ai margini della situazione geopolitica attuale, schiacciato da sovranismi e nazionalismi, rispondendo con un fronte comune, sotto un unico simbolo e con la convinzione che “qui si fa l’Europa o si muore”. 

Il Manifesto di Ventotene

Quella che si potrebbe considerare la patria dell’UE in realtà non si trova nei luoghi in cui adesso sorgono i principali palazzi delle istituzioni europee e neanche in qualche capitale cosmopolita del nostro continente, ma in un’isola nel bel mezzo del Mar Tirreno, destinazione per l’esilio degli antifascisti italiani nel periodo del ventennio, nella quale Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Ursula Hirshmann e pochi altri esiliati redassero un manifesto contenente i valori fondanti dell’Unione. I principi presenti nel  Manifesto di Ventotene, per i quali ancora oggi si manifesta, si basano sulla necessità di un’ ideologia europeista in senso federale, creando una forza politica esterna ai partiti tradizionali, sul concetto di “pace perpetua” kantiana, costruita con lo sforzo cosciente dell’uomo inserito secondo il filosofo in uno “stato naturale di belligeranza e guerra” ma che si adopera per cooperare con i suoi simili , sul concetto di democrazia, oggi considerato in crisi, e di conquista delle libertà, sia positive che negative.

Uniti nelle diversità

Ad accogliere una folla di circa cinquantamila persone si sono presentate sul palco di Piazza del Popolo grandi personalità del mondo della cultura, giornalisti, intellettuali, ma anche cantautori e artisti di vario genere, tra cui Claudio Bisio, Antonio albanese, Jovanotti, Renzo Piano, Corrado Formigli, Corrado Augias, Luciana Litizzetto, Gustavo Zagrebelsky e Roberto Vecchioni. L’unione nonostante la diversità è stato infatti uno dei temi trattati da Michele Serra nel discorso di apertura, ricordando che la bandiera europea è una salvezza per chi viene da est fuggendo dall’oppressione e dalla fame e che l’UE deve continuare a combattere le ingiustizie e l’indifferenza verso i più deboli, diversamente dal “governo di miliardari di Trump”, convinti che l’urgenza umana di Gaza sarà una questione immobiliare. A prendere implicitamente le distanze dalla scelte politiche di Trump e Netanyahu è anche Antonio Scurati: essere stati i primi a scrivere in Costituzione di ripudiare la guerra, ricorda lo scrittore, non significa rinunciare alla lotta contro la guerra stessa perché vivere in una democrazia implica anche una continua lotta per la democrazia. La manifestazione non è nata dalla pretesa di trovare delle risposte alla complicata situazione internazionale in cui ci troviamo, in cui il possesso del mondo sembra oggetto di uno scontro globale, né per formulare un programma omogeneo su come organizzare una difesa europea, ma da un sentimento coesione sotto uno stesso idem sentire con la speranza di avvicinare anche gli orizzonti più divergenti. 

 

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