La critica della società contemporanea si sviluppa nel corso dei secoli, analizziamola con questi due autori e il programma televisivo.

“Striscia la notizia” è un programma che critica la società attuale, ma non è una novità del nostro tempo; la critica della società contemporanea esiste da sempre ed oggi la analizzeremo nell’antica Roma con Giovenale e nel ‘700 con Parini.
“Striscia la notizia” oggi
“Striscia la notizia” è un programma televisivo italiano di intrattenimento creato da Antonio Ricci; va in onda dal 1988, per un anno su Italia 1 e poi viene spostato su Canale 5, sul quale ancora oggi è trasmesso. Il programma è definito “giornale satirico” e il suo obiettivo è parlare della società attuale mostrando le situazioni che non vanno, che si tratti di persone in politica, personaggi famosi o persone normali. Si scrivono vari servizi su diversi argomenti; pensiamo ai servizi di Brumotti, che denuncia i piccoli spacciatori delle città, o a quelli di Valerio Staffelli, in cui consegna i tapiri alla gente famosa che si trova ad affrontare pubblicamente degli scandali. Antonio Ricci crea il tapiro d’oro nel 1996, e fin dall’inizio è proprio Valerio Staffelli a consegnarli ai protagonisti di queste “gaffe” pubbliche. Nelle varie stagioni di questo programma abbiamo assistito a diverse parodie; nel 2000 durante la conduzione di Paolo Bonolis e Luca Laurenti è andata in onda il “Cavaliere Mascarato”, parodia di Silvio Berlusconi, e tra 2000 e 2001 con la conduzione di Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti vediamo la “Grande Suocera”, parodia del Grande Fratello. Per quanto riguarda le “veline” invece possiamo dire che la loro presenza risale fin dall’inizio della trasmissione. Agli esordi le veline erano delle donne che portavano le notizie ai presentatori e vengono chiamate così per ricalcare e prendere in giro i dispacci del Ministero della cultura popolare con cui il governo fascista decideva quali notizie diffondere e quali no; era un modo per mostrare l’importanza della libertà di stampa. Purtroppo gli scandalo legati al mondo delle veline esistono fin dall’inizio. Per quanto riguarda la scelta delle ragazze per questo ruolo inizialmente era affidata alla direzione interna della trasmissione; poi furono indetti dei concorsi e in tempi più recenti il pubblico vota tramite televoto. Fare satira della società contemporanea però non è una novità di questi tempi, vediamo due autori che si sono già occupati di criticare la società a loro contemporanea.
Giovenale nell’antica Roma
Decimo Giunio Giovenale nasce tra il 55 e il 60 d.C. ad Aquino, luogo in cui il nostro giovane scrittore fa il declamatore; solo in età matura si dedica alla satira. Gli storici credono che la sua morte sia avvenuta nel 127 d.C. Questo scrittore è famoso soprattutto per le sue “satire“; non sappiamo l’esatta cronologia delle 16 satire, però gli studiosi le collocano tra il 90 e il 127. Sono divise in cinque libri (nel primo libro abbiamo dalla prima alla quinta satira, nel secondo la sesta satira, nel terzo dalla settima alla nona satira, nel quarto dalla decima alla dodicesima satira, nel quinto dalla tredicesima alla sedicesima). Giovenale nelle sue opere sogna un passato idealizzato; la sua città ideale non comprendeva schiavi, liberti, uomini dediti ad attività lucrose, stranieri e clienti. Per quanto riguarda lo stile e la lingua, lo scrittore evita termini magniloquenti per attenersi ad una mescolanza di diversi livelli espressivi; questo rappresentava bene l’osservazione della realtà circostante. In queste satire troviamo la denuncia e anche la protesta sociale; si parla di ipocrisia, disagi della vita di città, falsa nobiltà, truffe, cattiva educazione familiare, malcostume femminile, miseria degli intellettuali, contrasto tra ricchezza e povertà. Secondo Giovenale la povertà è il male da cui provengono tutti gli altri. Il ricco viene associato ad attività illecite o indecorose; dietro ogni patrimonio c’è un delitto o una colpa e di questo l’uomo ricco non prova vergogna o rimorso. Adesso riportiamo alcuni degli argomenti di queste satire, ad esempio nella seconda si parla dell’ipocrisia e dell’omosessualità, nella sesta si criticano le donne, nella settima si parla della miseria degli intellettuali, nell’ottava si afferma che la nobiltà di nascita è un falso valore, nella sedicesima si parla dei privilegi della vita militare. Adesso però spostiamoci avanti sulla linea temporale e parliamo di Parini.
Parini nel ‘700
Giuseppe Parini nasce il 23 maggio 1729 in Brianza da una famiglia modesta e nel 1739 si reca a Milano presso la scuole dei padri Barnabiti per studiare; riceve gli ordini nel 1754. Durante la sua vita lui fu attivo in direzione poetica, teatrale e artistica. La prima racconta in versi sono le “Rime di Ripano Eupilino” del 1752 in cui abbiamo sonetti morali, componimenti amorosi, recuperi petrarcheschi, classico-virgiliani e berneschi; in questa raccolta emerge un nucleo parodico-satirico. Abbiamo anche il “Dialogo sopra la nobiltà” del 1757, in cui un nobile e un poeta sono uno a fianco all’altro nella tomba e parlano; emerge la volontà di demolire la nobiltà e mostrare come sia ormai spogliata da virtù, si vogliono contrapporre alla nobiltà i principi di sanità morale e utilità sociale. Il “Discorso sulle caricature” è una parodia dei viaggi alla moda e un pretesto per deformare le mode del tempo. Il “Mattino” viene pubblicato nel 1763 e in quest’opera i lettori ascoltano le parole di un precettore al “giovin signore”; la narrazione è ironica, infatti sembra elogiare i comportamenti sbagliati del giovane allievo. Il “giovin signore” si sveglia accudito dai valletti dopo una notte passata in teatro e nei salotto, e questo giustifica l’ora tarda del suo risveglio; la scelta della bevanda mattutina risulta difficile, vediamo la visita dei maestri di ballo e di musica, ma anche il momento della vestizione. Il poemetto illustra la mattinata del nostro rampollo e termina così. Nel 1765 l’autore pubblica il “Mezzogiorno“, in cui un “umil cantore” è il narratore; il nostro rampollo si reca da una dama per pranzare tra la noncuranza dello sposo di questa dama e i mormorii degli altri presenti. Il poemetto si conclude con una passeggiata in cocchio. Questi poemetti sono “eroicomici” perché descrivono situazioni insignificanti come se fossero eroiche, questo duplice atteggiamento però stride e genera comicità. A seguito di questi due poemetti l’autore vuole scrivere anche il “Vespro” e la “Notte“; ci furono diversi rimaneggiamenti al termine dei quali il “Giorno” resta incompiuto e contiene le revisioni del “Mattino” e del “Meriggio“, il “Vespro” interrotto e la “Notte” lasciata aperta. Queste opere rappresentano il congedo da una realtà sociale ormai decaduta. La satira sulla società esiste da sempre come abbiamo visto; nella storia sono sempre stati presenti scrittori che hanno deciso di non accettare la realtà contemporanea e criticarla. Questi dovrebbero essere per tutti noi degli spunti per non accettare l’attualità per come ci viene presentata e opporci per migliorare le cose.