Ecco la storia di come un brano di una nota band californiana potesse incrociare i volti e le storie di chi ha conosciuto la solitudine tra un cucchiaio ed una siringa da insulina.

Doveva essere soltanto una poesia annotata nel taccuino di Anthony Kiedis. Invece, quelle parole rimaste per molto tempo celate sotto quelle pagine, sarebbero diventate il testo di Under the Bridge, un brano che oltre la storia del frontman dei Red Hot Chili Peppers, avrebbe raccontato anche le vicende di chi, prima di assaporare il successo, passò una vita di eccessi.
IL SUCCESSO: IL FUNK DEI RED HOT VOLA IN CLASSIFICA
Sesso, droga e morte, ma anche altri temi come la lussuria e l’esuberanza attraverso nuove sonorità funk. Ci voleva il rock psichedelico dei Red Hot Chili Peppers per smuovere le classifiche degli album più ascoltati del 1991. Nonostante le assidue richieste dei fan, molte radio si rifiutarono di trasmettere il lead single del nuovo album della band californiana a causa del testo troppo spinto. Infondo, non potevamo aspettarci nient’altro da un gruppo le cui esibizioni spesso terminavano con la distruzione del palcoscenico (e nudi). Nessuno, infatti, riusciva a togliersi dalla testa le foto della band in cui posano come mamma li ha fatti e si coprono i genitali con le mani. Erano, infatti, uno scandalo per gli ascoltatori conservatori. Il rischio era che l’opinione pubblica non li prendesse sul serio, nonostante i numeri parlassero da sé. Con la pubblicazione di Blood Sugar Sex Magik, registrato nella casa di Hodini, l’accoglienza da parte della critica fu molto positiva, ma non fu dovuto a qualche magia del mago: critici, infatti, elogiarono la band per aver lasciato più spazio all’emotività e per aver ridotto il “rumore” della loro musica. Il brano che nella track list ha fatto commuovere molti è stato Under the Bridge, la cui storia ci allontana dall’immagine del carismatico leader della band più famosa del momento.

L’ECCESSO: L’ALTRO VOLTO DI ANTHONY KIEDIS
Sfogliando le pagine del quaderno di Anthony, il produttore discografico Rick Rubin rimase stregato da quello che poi, in futuro, sarebbe diventato il testo di Under the Bridge, Tuttavia, il cantante si dimostrò restio nel mostrare il testo agli altri componenti della band, in quanto quel brano, a detta sua, era fin troppo personale oltre che lontano dallo stile dei “peperoncini”. Lo stesso Kiedis, infatti, definisce il testo del brano come una poesia. Ma Rick Rubin che, probabilmente, vide Under the Bridge con gli occhi di qualcuno mentre osserva una ipotetica hit, non demorde. Sappiamo tutti chi ebbe la vinta tra i due, ma molti non sanno invece quale sia la storia dietro uno dei brani più oscuri della band. Il brano venne scritto da Anthony Kiedis tempo prima quando, a differenza degli altri membri, era sobrio e pronto per riprendere in mano le redini della propria vita. Eppure, il fatto che Flea e Frusciante continuassero a fumare marijuana anche in sua presenza, non lo aiutò di certo. Solo ed incompreso, piombò in uno stato depressivo tale da condizionare la sua visione delle cose. La sua solitudine lo portò a credere che la sua unica “compagna” potesse essere soltanto la città di Los Angeles, da tempo già musa dei suoi brani. Ecco quindi come nacque il testo di Under the Bridge, le cui parole raccontano la solitudine di molti tra i grattaceli di una città come “quella degli angeli”, rappresentato dall’iconico attacco:
“Sometimes I feel like I don’t have a partnerSometimes I feel like my only friendIs the city I live in, the city of angelsLonely as I am, together we cry”
LA STORIA DI UNO, LA VITA DI MOLTI: GLI ANNI 90 TRA ECCESSI E SUCCESSI
Il testo di Under the Bridge altro non è che una fotografia di un’epoca difficile: spesso associamo gli anni 90 allo sfarzo e al successo di tante star planetarie. Gli stessi Red Hot, d’altronde, fanno parte di questa schiera di fortunati. Ma quelli restano gli anni dove l’uso di sostanze stupefacenti si diffuse a macchia d’olio non soltanto nelle periferie di Los Angeles, ma anche nei camerini delle stele nascenti dell’epoca. Parliamo di un’epidemia di nuovi tossici endovena, curiosi di provare le nuove droghe provenienti da lontano, come l’ecstasy e la cocaina.Prima, infatti, la figura del “drogato” era quella di una persona emarginata dalla società, un “deviante” che si guadagnava da vivere attraverso piccoli atti criminali e rifiutando una qualsiasi forma d’aiuto. Negli anni 90, invece, questa figura stereotipata si eclissa del tutto. All’epoca, infatti, i nuovi ”drogati” erano celebrità nascenti, giovani promettenti la cui carriera fu stroncata troppo presto. Basti a pensare a River Phoenix, un “Brad Pitt prima di Brad Pitt”, morto per overdose di speedball sul marciapiede in Sunset Boulevard, sotto il tendone all’ingresso del Viper Room. Flea e Frusciante, tra l’altro, erano presenti quella sera. Non era neppure la prima volta che il bassista della band vedeva un suo amico morire. Il primo chitarrista della band, Hillel Slovak, fu trovato morto per un overdose di eroina. Una solitudine che colpisce anche i migliori, da cui pochi ne escono. Anthony è uno di questi:
“(Under the bridge downtown) Is where I drew some blood
(Under the bridge downtown) I could not get enough
(Under the bridge downtown) Forgot about my love
(Under the bridge downtown) I gave my life away”