Pensate che la didattica a distanza sia un marchio del 2020? Vi sbagliate perché gli anni ’60 e la tv hanno anticipato i tempi.

Libri, giornali, riviste, scuola sono stati strumenti fondamentali per la cultura del nostro paese ma ci siamo mai chiesti quanta importanza ha avuto la televisione? Scopriamolo insieme.
La memoria della televisione
Il 3 gennaio 1954 nasceva la Rai, Radiotelevisione italiana, destinata a rimanere nelle case degli italiani e a far loro compagnia fino ad oggi.
Moltissimi sono i programmi che si sono susseguiti: dal calcio, alla cultura, dall’intrattenimento allo spettacolo, dal bianco e nero ai colori. Mi scende sempre una lacrimuccia quando, la sera d’estate, guardo Techetechetè, programma nostalgico che ripercorre gli episodi più significativi dei protagonisti della Rai.
Diversamente da quanto si potrebbe ipotizzare, però, la funzione più importante – ma nell’ombra – della televisione non è l’intrattenimento bensì la memoria: essendo proprietà dello Stato, la televisione ha l’onore e l’onere di trasmettere l’identità di una nazione, investendo il proprio capitale identitario in un’autentica industria della coscienza culturale e linguistica. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che la televisione è stata quanto mai utile. L’effettiva incidenza identitaria del mezzo televisivo si è esercitata trasmettendo ampiamente la competenza linguistica dell’italiano: è anche grazie a lei che agli italiani si successe la lingua italiana.

Da Mike Bongiorno…
A noi, italiani del 2024, italofoni e alfabetizzati, può sembrare cosa assurda affidare alla televisione la trasmissione identitaria della lingua di un paese ma bisogna seguire un semplice ragionamento: l’Italia come nazione e territorio unificato nasce nel 1861, giusto? Bene, per una miriade di motivi che potrebbero esser tranquillamente discussi in una tesi di dottorato, l’italiano come lingua non segue le orme dell’unità d’Italia e rimane frammentata in tanti dialetti che costituiscono, da una parte, la forza del nostro paese e, dall’altra, motivo di confusione e incomprensione. In aggiunta a questo quadro frammentato vi è un indice di alfabetizzazione molto basso. E come intervenire in tutto ciò? Grazie alla televisione e a quei programmi che, intrattenendo, aiutavano a padroneggiare sempre meglio l’italiano comune e colloquiale, semplice ma unitario.
È grazie al Festival di Sanremo, a Mike Bongiorno, al telegiornale, a Piero e Alberto Angela che gli italiani si affacciano sempre più a quella che sarebbe stata la loro lingua. Ma non parliamo solo dell’unità di pronuncia o della capacità di capire la provenienza di una parola – se fosse cioè da inserire nel dialetto o se fosse italiano – parliamo di cultura che veniva trasmessa quanto più trasversalmente possibile, attraverso immagini, video, documentari.
Entrano a far parte del lessico quotidiano parole come esatto al posto di giusto e il proverbiale Colpo di scena!grazie al mitico Mike Buongiorno e alle sue esclamazioni. Per noi, cittadini del 2024, sembrano frasi al di sotto di ciò che potremmo definire come aulico o acculturato ma è proprio qui che vi risiede la sua forza: prima della televisione era l’ambiente familiare a costituire il punto di partenza linguistico, un ambiente che non avrebbe mai potuto comunicare con uno del nord e uno del nord con uno del centro.
…al maestro Manzi
E, come una scala da salire, lo spettatore, da programmi televisivi più colloquiali e informali, quotidiani e familiari, raggiungeva un livello superiore, quello dei programmi di divulgazione come Quark o Ulisse, rispettivamente scientifica e storica. Era come passare a una consapevolezza maggiore e una padronanza migliore della lingua perché l’uso che ne veniva fatto in questi programmi faceva sì che lo spettatore entrasse in contatto con un linguaggio specialistico, aulico e impostato.
Tutto questo è stato possibile (ndr) grazie a un singolo programma, andato in onda dal 1960 e dal titolo Non è mai troppo tardi. Condotto da Alberto Manzi, detto il maestro Manzi, il programma ha portato l’alfabetizzazione nelle case degli italiani, partendo dall’ABC. Il maestro Manzi, anticipando le lezioni in full remote, si disponeva a far lezione su una lavagna bianca e, con l’aiuto di un carboncino, scriveva semplici parole o lettere con tanto di disegnino esplicativo. Il programma, conclusosi nel 1968, fu uno dei più importanti strumenti nella lotta all’analfabetismo.